La «Torino noir» vista e narrata da Milo Julini

Dramma della gelosia e sposini frodati di tutti i loro averi

La puntata di oggi propone due diversi titoli. Non si tratta una offerta “prendi due paghi uno”, ma di due notizie diverse della cronaca cittadina di «Stampa Sera» di sabato 7 agosto 1948, che a mio avviso potevano costituire due momenti di uno di quei film a episodi del genere “commedia all’italiana” divenuti popolari negli anni seguenti.

Il primo episodio è narrato in tono volutamente allusivo e un po’ reticente nei confronti del personaggio maschile assente. Evoca il mondo delle barzellette d’antan, dove uno stagionato principale tiene la giovane segretaria sulle ginocchia – uno dei temi classici delle vignette della «Settimana Enigmistica».

 

Dramma della gelosia in corso Francia

Con una piccozza si lancia / sulla segretaria del marito

La ragazza, barricatasi in ufficio telefona alla “Celere”

 

Su allarme, velocissimi come se si trattasse del più macabro dei delitti, gli agenti della Celere accorrevano ieri sera alla 23 in una delle prime case di corso Francia. Li aveva chiamati una signorina con queste testuali parole: «Sono Elena M***. Una donna mi assedia: sono barricata in ufficio. Venite, aiuto, la porta dell'ufficio cede, Veni…». L’ultima parola non si era udita intera; la comunicazione era stata interrotta con un colpo secco.

Giunti sul posto, gli agenti udivano urla isteriche di donna. Molti inquilini erano affacciati alle finestre e non pochi passanti fermi sul marciapiede. Salirono fino al secondo piano. La tragedia stava maturando in quell'alloggio. Ne sfondarono la porta. Entrarono e venne incontro a loro la proprietaria, Giulia N*** di 46 anni.

Aveva il volto rigato di sangue, gli abiti scomposti; con le mani brandiva minacciosa una piccozza. Non poteva parlare tanto era presa dalla rabbia. Un brigadiere della Celere si avvicinò con cautela e la invitò a sedere sul divano. La donna si lasciò cadere a terra e comincio a piangere disperata. Raccontò che di là, nell'ufficio del marito, la segretaria da lei licenziata, non voleva assolutamente andarsene.

Gli agenti mossero in direzione dell'attigua camera. La porta apparve, specialmente attorno alla serratura, tutta crivellata dai colpi di piccozza. La ragazza che era di là, barricata, fu costretta ad aprire. Bella e giovane, diciassette anni, era pallidissima, coi capelli scarmigliati. La N***, appena la vide, balzò in piedi di scatto, cercò la piccozza e fece l'atto di buttarsi contro. Ma venne fermata da due mani robuste.

La lite fra le due donne era scoppiata ieri sera: frutto di un rancore covato da lungo. La N*** era gelosa della segretaria del marito e, ieri, in assenza di lui, l'aveva licenziata.

«Voi siete incompetente» aveva risposto con impertinenza la ragazza. Ed era rimasta tranquillamente in ufficio. La padrona colpita oltre che nel suo orgoglio di moglie anche in quello di donna d'affari, l'aveva afferrata per i capelli cercando di trascinarla fuori. Ma la M*** aveva reagito piantando le sue unghie sul volto della «signora». Infine si era barricata in un ufficio e la N*** afferrata la piccozza aveva minacciato di piantargliela sui capo.

 

Come sarà andata finire? Il giornale non riporta altre notizie… Concludiamo con una piccola rassegna di datate cartoline sul tema della “segretaria”.

Il secondo episodio evoca il tema evergreen della truffa che in questo caso colpisce due sprovveduti sposi foggiani in viaggio di nozze a Torino.

 

Sposini frodati / di tutti i loro averi

Attirati da due meravigliosi anelli, prestano 100 mila lire a uno sconosciuto che si dilegua

Una coppia di giovani sposi si è presentata stamane al Commissariato di Porta Nuova per denunciare di aver subìto un furto di centomila lire. I due giovani Renzo e Lina S***, abitanti a Foggia in via dei Mille 6, si erano sposati il 1° corrente ed erano venuti nella nostra città ospiti di uno zio domiciliato in corso Spezia 53.

Stamane passeggiavano in via Roma, sotto i portici, in attesa che cessasse di piovere. Ad un tratto furono avvicinati da uno sconosciuto. Disse: «Siete due sposi novelli. Ho qui due gioie di valore incalcolabile. Le volete? Andiamo in questo bar».

Entrarono in un caffè e lo sconosciuto estrasse da un fazzolettino di seta due meravigliosi anelli con brillanti. Il prezzo: 120 mila lire. I giovani non ebbero il coraggio di spendere tanto e rifiutarono la offerta. Ma un uomo, di aspetto molto distinto, che sedeva ad un tavolo, si alzò, si avvicinò e si interessò vivamente dell’affare.

«Li acquisto io, questi anelli: sono meravigliosi. E cercò nelle tasche tutti i denari che aveva. Riuscì a mettere assieme ventimila lire. Ne chiese in prestito centomila al giovane sposo. Questi, affascinato dai suoi modi garbati, non seppe rifiutare, tanto più che l'acquirente aveva detto di abitare in via Nizza 3 e aveva chiesto che lo accompagnassero a casa per prendere i denari mancanti. Ma il proprietario degli anelli aveva rifiutato E allora lo S*** tirò fuori dieci assegni da 10 mila lire.

Lo sconosciuto consegnò le 120 mila lire, prese gli anelli e, salutato il venditore, si avviò con gli sposi verso Porta Nuova. Come il gruppetto giunse in corso Vittorio, l'uomo approfittò della folla per eclissarsi.

Lo S*** cercò di ritrovarlo, ma invano.

In passato abbiamo già parlato di una analoga odiosa truffa commessa nello stesso anno, a Porta Palazzo, ai danni di due giovani sposi del Pinerolese.

Di solito, il truffatore viene considerato, rispetto ad altri malfattori, con una certa simpatia. Più o meno consciamente chi ha questa visione è convinto di essere immune dalle malefiche arti del truffatore e si sente gratificato dal confronto con le “ingenue” vittime.

Il film “Totòtruffa ‘62” di Camillo Mastrocinque (1961) con Totò e Nino Taranto fornisce un esempio, peraltro assai godibile, di questo modo di pensare.

Ho sempre cercato di immedesimarmi nelle vittime, di cogliere le ricadute morali e non solo materiali indotte dalle truffe subite che la cronaca giornalistica non considera. Ricadute che devono essere contrapposte alla astuzia e alla notevole fantasia mostrate dai truffatori.

Non parliamo poi dei brutti personaggi che si fingono operai, postini, dipendenti di aziende della luce, del gas, del telefono, di enti pensionistici, di organizzazioni umanitarie, per entrare nelle case di persone anziane e commettere truffe, raggiri e soprattutto furti, spesso assai dolorosi per la scomparsa di oggetti di grande valore affettivo.

Ma questo discorso ci porterebbe troppo lontano…

 

Immagini nel testo: Fonte Ebay.

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Articolo pubblicato il 27/05/2020