Percy Bysshe Shelley: il celebre autore che aṃ l’Italia

La travagliata vita di un artista irrequieto

Percy Bysshe Shelley, uno dei più celebri lirici romantici inglesi, scelse di vivere di Italia e amò profondamente il nostro paese, ove morì in giovane età.

Vale la pena ricordare la sua vita rocambolesca e travagliata.

Shelley, nato in  Inghilterra nel 1792, nel paese nativo attraversò non poche sfortune.
Nel giro di pochi anni fu rinnegato dalla famiglia appartenente all’aristocrazia, cacciato dall’Università di Oxford per le sue posizioni estreme contro la religione e la monogamia, si sposò, ma il matrimonio naufragò presto.

Soffrì sempre di grandi sensi di colpa per la perdita dell’ex moglie.

Dopo tante peripezie si trasferì in Italia per ritrovare sé stesso, insieme alla seconda moglie Mary Godwin (autrice di Frankenstein), alla sorellastra di lei e ai rispettivi figli.

Il nostro paese sembrò rasserenare il turbolento animo del poeta, il quale in soli quattro anni, tra il 1818 e il 1822, dimorò in molte delle nostre città: Venezia, varie città della Toscana, Roma, Napoli e infine Lerici.

Questi continui spostamenti non furono dettati solamente dalla logistica di una famiglia numerosa, ma anche dalle inquietudini di Shelley e dalla sua avidità di scoprire nuovi lidi, coste e spiagge del nostro bel paese.

Il mare lo rinfrancava immensamente, nonostante egli non sapesse nuotare.
Era il luogo che lo ispirava di più nella sua arte, la scrittura.  

Sulle coste del Mediterraneo scrisse infatti alcune delle sue pagine più celebri: “La maschera dell’anarchia”, poema politico ispirato al massacro di St. Peter’s Field in cui le truppe britanniche repressero violentemente una pacifica manifestazione popolare, e “Il Prometeo liberato” ispirato alla tragedia del drammaturgo greco Eschilo.

Ma il periodo di pace in Italia per Shelley non durò a lungo; e l’animo del poeta tornò ad essere vacillante a causa dei problemi familiari e in seguito al rifiuto delle sue avance da parte della sorella della moglie.

I critici pensano che sia proprio alla cognata che Shelley dedicò una delle sue più intense poesie “La filosofia dell’amore”.

Il Mar Mediterraneo che sembrava aver inizialmente placato l’inquieto animo di Shelley lo vide morire nel 1822, nel golfo di La Spezia, in quello che venne raccontato come un fallito gesto eroico, in quanto lo scrittore rifiutò l’aiuto dei soccorritori durante la burrasca pur non sapendo nuotare.

Tre giorni più tardi, l’8 luglio, il Tirreno restituì il corpo trentenne di Shelley.

Chiudiamo il racconto della vita di questo grande poeta che amò l’Italia - una vita avventurosa, errabonda e tragica – proprio con una sua frase che appare tristemente beffarda se associata alla sua morte prematura, ma un reale inno alla speranza che potremmo far nostro oggi, nel periodo storico che stiamo attraversando.   

“Se viene l’inverno, potrà la Primavera essere lontana?”
- Percy Bysshe Shelley

 

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Articolo pubblicato il 30/05/2020