La rivincita della clorochina

La presa di posizione della Regione Piemonte contro le scelte azzardate dell’AIFA. Lo studio del dr. Paolo Giulisano

Come abbiamo avuto modo di scrivere e  documentare nell’articolo pubblicato ieri mattina, con il conforto di risultati positivi raggiunti, la Regione Piemonte ha chiesto all’AIFA un confronto sull’uso della Idrossiclorochina.

Infatti, i protocolli di cura a domicilio con l’uso della idrossiclorochina, sperimentati in Piemonte nel trattamento precoce del Covid-19, hanno dato risultati molto incoraggianti. contro ogni indicazione ministeriale.

Infatti dal 18 marzo al 30 aprile, il Distretto Acqui Ovada dell’Asl di Alessandria ha preso in carico e seguito a casa, precocemente, 340 pazienti, con una drastica riduzione dei ricoveri, in controtendenza con i dati della stessa provincia, tra le più colpite del Piemonte. Su 340 pazienti, infatti, si sono avuti 22 ricoveri e 9 decessi, numeri dolorosi, ma nettamente inferiori agli attesi in base ai dati epidemiologici.

Se c’è stata in Italia ed in Piemonte, l’impennata inziale dei contagi e dei decessi, lo si deve in gran parte alle indicazioni errate ed incomplete emanate da parte dell’Istituto Superiore di Sanità e del Ministero della Salute, pare su indicazioni dell’Aifa.

Nell’articolo scritto dal dottor Paolo Giulisano, qui di seguito, ci viene nei dettagli spiegata l’origine dell’ostracismo criminale nei confronti di una cura efficace e, poco costosa che avrebbe potuto salvare molte migliaia di persone Scelte criminali e forse non disinteressate, nei confronti delle  quali il Governo italiano si è prontamente adeguato.

 

La clamorosa marcia indietro sulla clorochina. Un errore troppo marchiano per non lasciare il dubbio che le prese di posizione dell’OMS, che dovrebbero essere caratterizzate da un assoluto rigore scientifico, possano essere invece inficiate da posizioni ideologiche e da interessi che esulano dal bene della salute pubblica.

 

Contrordine compagni: l'idrossiclorochina non è pericolosa. L’Oms ha comunicato che il farmaco che tanta speranza aveva suscitato nella lotta al Covid può ancora essere utilizzato e testato.

 

Lo ha annunciato il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus, in conferenza stampa a Ginevra. Le sperimentazioni sul farmaco erano state interrotte dopo la pubblicazione di uno studio apparso lo scorso  22 maggio sul Lancet, una delle più prestigiose riviste mediche al mondo, in cui uno studio retrospettivo condotto da una società di analisi di dati arrivava alla conclusione che la Clorochina non serve contro il Covid e che anzi i suoi effetti collaterali sono gravi e pericolosi.

 

L’OMS aveva immediatamente colto l’occasione al balzo e aveva diramato un comunicato con cui si invitava a sospendere l’utilizzo di questo vecchio farmaco, che dopo 86 anni di onesto lavoro nella cura dell’artrite reumatoide, dell’artrite idiopatica giovanile, del Lupus sistemico eritematoso e di varie parassitosi, aveva rivelato nel corso dell’epidemia di SARS del 2002-2003 anche una notevole efficacia contro il Coronavirus, come già documentato.

 

Niente di strano dunque che anche nei confronti dell’attuale Covid-19 molti clinici, dalla Francia all’Inghilterra, passando dall’Italia, si fossero rivolti fiduciosi a questo vecchio ma ancora valido farmaco. La Clorochina tuttavia ha da subito trovato dei nemici: in Italia l’Aifa, in Francia il governo Macron, e negli Stati uniti il virologo Fauci, diventato sulla stampa un vero e proprio simbolo della lotta a Donald Trump. Il quale invece ha scelto come proprio consulente David Boulware, lo scienziato che è principal investigator di una sperimentazione clinica randomizzata ed in doppio cieco sull’idrossiclorochina come farmaco preventivo a seguito di esposizione a persone infettate, ed è diventato una sorta di testimonial del farmaco.

 

La decisione repentina dell’OMS di stoppare la Clorochina nei giorni scorsi aveva suscitato le proteste di gran parte della comunità scientifica internazionale. Ricercatori australiani sulle malattie infettive così come scienziati della Columbia University hanno immediatamente sollevato dubbi in merito alla correttezza procedurale dello studio pubblicato su Lancet.

 

L’editore della rivista ha iniziato a preoccuparsi seriamente: Lancet non può permettersi di vedere incrinata la propria credibilità e autorevolezza. La scelta di pubblicare uno studio, senza aver fatto le opportune verifiche rappresenterebbe una grave macchia. Così ha pubblicato una nota, definita  “Expression of Concern”,  in cui garantiva un immediato “controllo indipendente sulla provenienza e la validità dei dati”.

 

E subito dopo la nota, è arrivata la clamorosa ritrattazione di tre dei quattro autori dello studio. Hanno ritrattato in toto il loro lavoro, ammettendo che presentava errori e carenze, e hanno dichiarato di “non poter garantire la veridicità delle fonti di dati primari”. Come dire: scusate, abbiamo dato credito a una bufala.

 

I dati presentati nello studio erano smentiti da quelli in possesso della Johns Hopkins University che dall’inizio dell’epidemia tiene monitorato l’andamento epidemiologico.

 

Il quarto autore, il dottor Mandeep Mehra, ha dichiarato di aver avuto i dati da una società americana di analisi dei dati sanitari e di educazione medica, Surgisphere. Su di essa ha subito indagato il quotidiano britannico Guardian, scoprendo che nel suo minuscolo staff figurano anche «uno scrittore di fantascienza e una modella di riviste per adulti».

 

Questa società che afferma di essere specializzata in big data e intelligenza artificiale, a giudicare dal suo sito Web  dà l'impressione che non esista o che non abbia attività da marzo 2020 e che non ci sia tra il 2013 e il 2020. Un'attività inattiva, per così dire. Poi il 14 maggio, pochi giorni prima di fornire i propri dati agli autori dell’articolo pubblicato da Lancet, ecco apparire un aggiornamento dei nomi di dominio a lei appartenenti.

 

Analizzando i contenuti dello studio, sono stati rilevati quindi dati “taroccati”, errori grossolani di statistica, imprecisioni metodologiche. Un lavoro da dilettanti allo sbaraglio. Sicuramente la direzione del Lancet prenderà seri provvedimenti nei confronti di chi ha autorizzato senza le doverose verifiche questo studio. Ma rimangono degli interrogativi: perché l’OMS, sulla base di questo articolo, ha deciso di intervenire fermando questo farmaco bollandolo come “inutile e pericoloso”?

 

Il tutto  a dispetto della letteratura esistente, delle sperimentazioni in atto come quella dell’Università di Oxford che sta testando  la clorochina su 40mila tra medici e infermieri in tre continenti per valutare l’effetto non solo terapeutico, ma anche profilattico della Clorochina.

 

Un errore troppo marchiano per non lasciare il dubbio, che le prese di posizione dell’OMS, che dovrebbero essere caratterizzate da un assoluto rigore scientifico, possano essere invece inficiate da posizioni ideologiche e da interessi che esulano dal bene della salute pubblica”.

 

Dr. Paolo Giulisano

Da “La Bussola quotidiana”

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Articolo pubblicato il 07/06/2020