Regione Piemonte. Le linee di indirizzo per la graduale ripresa delle attività delle strutture residenziali ospedaliere.

Buon senso ed umanità, non si conciliano con i diktat caduti dall’alto

In questi lunghi mesi di contenimento, mentre ogni giorno pubblicavano l’interminabile elenco di decessi e di contagi, molti lettori ci ponevano il quesito assillante dell’assenza totale di contatti tra i famigliari e gli ospiti anziani ricoverati nelle case di riposo. In molti casi, le notizie giungevano in via  indiretta, tramite infermiere e personale della struttura. In pochi casi, i famigliari hanno potuto parlare con il congiunto al telefono, per brevi momenti settimanali. In altri, le strutture residenziali che si sono attivate con un video incontro,

Nel contempo avveniva la sciagurata decisione, di cui qualcuno dovrà rispondere, di trasferire i contagiati nelle RSA e da lì si è scatenata la scia di decessi di  anziani ospiti, sulla quale la magistratura sta indagando. L’apprensione dei famigliari giustamente non è cessata, con l’aggravante che in non pochi casi, si è appresa la notizia del decesso del parente ricoverato a posteriori, senza neppure aver la possibilità di organizzare il funerale.

Oggi pare che il contagio sia in attenuazione e sta riprendendo la vita sociale, seppur con la rediviva mascherina al seguito. Ma sulla possibilità di visitare parenti, sino a ieri sera, non circolavano notizie. Finalmente, nella giornata di ieri, qualcosa è emerso.

Ma purtroppo con poche novità. Il tutto condito da un burocratismo impressionante. Cosa ci vuole ad organizzare un colloquio tra persone civili, già allertate dalla prudenza consolidata in queste lunghe settimane? Pare che il buon senso sia inconciliabile con il ruolo degli orrendi burocrati regionali e  nazionali.

Sottoponiamo all’attenzione dei nostri lettori un documento che sarebbe invece opportuno  rispedire al mittente.

Così, su parere del fantomatico Comitato tecnico scientifico, si pronuncia l’assessorato alla Sanità della Regione: “In primo piano, le indicazioni per le visite agli ospiti che, in linea con il Decreto ministeriale dell’11 giugno, sono limitate ai casi previsti dalle direzioni sanitarie delle strutture, adottando le misure di prevenzione e sicurezza previste dallo stesso decreto”

Poi inizia l’italico scaricabarile: “Abbiamo concordato con i gestori e le Organizzazioni sindacali di categoria delle indicazioni tecniche che possano servire da riferimento nel graduale ritorno alla normalità delle Strutture – commenta l’assessore regionale alla Sanità del Piemonte, Luigi Genesio Icardi -, di più non potevamo fare, perché il Governo ha stabilito che la facoltà della riapertura sia in capo alle direzioni sanitarie delle stesse Strutture e non alla Regione. Abbiamo ben presente il profondo disagio sociale e psicologico degli ospiti e dei loro famigliari, l’emergenza sanitaria ha segnato la vita di intere famiglie. L’importanza di rivedere gli affetti della propria vita incide pesantemente sul benessere psico-fisico degli ospiti nelle Case di riposo. Facciamo il possibile per venire incontro alle esigenze di ognuno, tenendo conto che la sicurezza viene prima di tutto”.

Ma scendendo nei dettagli, cosa si prevede? “Nello specifico, le nuove linee di indirizzo regionali ricordano che “è obbligo del direttore della Struttura impedire l’ingresso di casi sospetti, probabili, confermati di Covid-19”.

A tal proposito, “è necessario mettere in atto un sistema di valutazione per chiunque debba accedere alla struttura in modo tale da consentire l’identificazione immediata di persone che presentino sintomi simil-influenzali (tosse secca, dolori muscolari diffusi, mal di testa, rinorrea, mal di gola, congiuntivite, diarrea, vomito) e febbre”.

Le visite di familiari e conoscenti degli ospiti “devono essere effettuate esclusivamente su appuntamento, con programmazione della Direzione della struttura, e consentite solo nelle aree pertinenziali e non residenziali o in spazi dedicati con accesso diretto dall’esterno”.

La Direzione sanitaria può prevedere, d’intesa con il medico curante, casi eccezionali (es. fine vita), che comunque andranno gestiti nel rispetto delle indicazioni internazionali, nazionali e regionali sulla sicurezza (utilizzo dei DPI, divieto di assembramento, rispetto delle distanze ecc).

Gli ingressi saranno limitati e scaglionati, limitando il numero di visitatori contemporaneamente presenti, in modo da evitare assembramenti anche negli spazi dedicati all’attesa dell’ingresso.

Gli incontri tra visitatori e ospiti dovranno avvenire con le raccomandazioni di disinfezioni mani in entrata e in uscita; utilizzo dei DPI necessari, secondo le indicazioni della Direzione della Struttura; distanziamento fisico garantito da barriere fisiche (ad esempio vetro, plexiglass…); divieto assoluto di contatto fisico;  stretta vigilanza da parte di un operatore debitamente formato, garantendo in ogni caso la privacy della conversazione dell’incontro”

Ma la tiritela non finisce qui.

“Le Direzioni sanitarie delle Strutture possono valutare la possibilità di utilizzare anche spazi all’aperto per lo svolgimento delle visite, purché questi siano facilmente sorvegliabili.

Al momento della prenotazione, l’operatore, prima di fissare l’appuntamento, deve eseguire un triage telefonico somministrando il Questionario di screening per la valutazione del rischio espositivo.

La Direzione della Strutture programmera? l’appuntamento solo in presenza di tutte le condizioni necessarie.

Ogni visitatore in ingresso alla struttura dovrà sottoporsi ad una procedura di sicurezza consistente in accesso tramite punto unico; utilizzo dei necessari DPI; igienizzazione delle mani; misurazione della temperatura; firma del questionario pre-compilato telefonicamente.

L’operatore della struttura indica i riferimenti della visita, con le generalita? del visitatore, su un apposito registro di ingresso/uscita. L’operatore che assiste alla visita firma il modulo visite, che saranno registrate su un apposito modulo inserito, in copia, nella cartella clinica del paziente e conservato agli atti.

I pazienti che hanno ricevuto visite saranno oggetto di monitoraggio per 7 giorni dalla data della visita, mediante la tenuta di un diario clinico assistenziale.”

Conoscendo le difficoltà ,anche operative di molte RSA, chissà quanto tempo potrà trascorrere, prima che tali norme, peraltro restrittive, siano portate in attuazione?

Forse il buon senso e non solo da oggi, avrebbe potuto ovviare a misure crudeli che hanno già causato non poche conseguenza di natura fisica e  psicologica ai nostri anziani.

Ma qualcuno forse non riesce a capire!

 

 

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Articolo pubblicato il 18/06/2020