Popieluszko. un martire che ha fatto la storia dell'Europa

Ricordato il decimo anniversario della beatificazione

Il 6 giugno scorso a Varsavia si è ricordato il decimo anniversario della beatificazione di padre Jerzy Popie?uszko. Nella chiesa di san Stanislao Kostka, nel quartiere Zoliborz, dove lavorava il sacerdote-martire e dove si trova la sua tomba e il Museo a lui dedicato, verrà installata una vetrina con le sue reliquie: gli oggetti che portava con sé il giorno del suo martirio.

Nella vetrina a prova di sfondamento verrà sistemato il suo rosario, una medaglietta d'oro, una convocazione per l’interrogatorio dal procuratore del regime, un’immagine in metallo della Madonna con il Bambino, un accendino con la scritta "Solidarietà", un'aquila (emblema della Polonia) e una foto di una delle famose Messe per la patria celebrata da padre Jerzy.

 

Ks. Jerzy Popie?uszko era nato nel 1947 nel villaggio di Okopy, nella regione di Bialystok, ed è passato alla storia come cappellano del sindacato "Solidarnosc". Durante le messe per la patria celebrate nella chiesa di san Stanislao Kostka denunciava pubblicamente gli abusi del regime comunista ma allo stesso tempo ricordava che un cristiano deve agire secondo i principi evangelici e “vincere il male con il bene". Quest’uomo di pace e di non violenza fu rapito il 19 ottobre 1984 dagli ufficiali dei servizi di sicurezza del Ministero degli Interni. Dopo un brutale pestaggio, i torturatori gettarono il corpo del sacerdote nella Vistola, sulla diga vicino a città di W?oc?awek. Padre Jerzy fu sepolto sul piazzale di fronte alla chiesa di san Stanislao Kostka. Al suo funerale che si sono svolte in assoluto silenzio parteciparono più di mezzo milione di persone venute da tutto il Paese.

 

In Polonia, le sue reliquie sono conservate in circa 990 luoghi di culto, nelle varie chiese, anche nelle cappelle del Parlamento e del palazzo Presidenziale, e in varie cappelle delle carceri. Il culto del cappellano "Solidarnosc" si sta diffondendo anche all'estero: le sue reliquie sono presenti in 460 chiese e cappelle in 61 Paesi, anche così lontani come Vietnam, Corea del Sud ed Emirati Arabi Uniti.

«Dal 1984, ovvero la data della morte di padre. Popie?uszko, il Centro di documentazione ha ricevuto 570 attestati delle grazie ricevute per intercessione di p. Jerzy provenienti da tutto il mondo, tra cui 20 con delle cartelle cliniche. Ci sono già 52 scuole in Polonia di cui il sacerdote è patrono. Il suo nome portano già 219 vie e piazze, di cui 5 all'estero, inclusa New York e Budapest.

 

Pawe? K?ska fa notare che il martire polacco rimane una figura importante e universale per i cattolici di tutto il mondo, e non soltanto per la Polonia. "Un anno fa, stavo accompagnando pellegrini palestinesi che, dopo aver conosciuto la biografia di padre Jerzy, dissero: sì, sarà il nostro patrono, patrono dei cristiani perseguitati, ne abbiamo davvero bisogno" – ricorda Pawe? K?ska. Adesso il processo di canonizzazione del beato Jerzy Popie?uszko si svolge in Vaticano presso la Congregazione della Cause dei Santi».

 (Wlodzimierz Redzioch, Dieci anni fa la beatificazione di padre Popieluszko, martire del regime comunista, 5.6.2020, in acistampa.com).

 

Nel 2009 è stato prodotto un film, “Popieluszko. Non si può uccidere la speranza”, diretto dal regista polacco Rafal Wieczynski. Qualche mese dopo è stato diffuso in Italia, ho assistito alla sua visione presso il Cinema Cristallo a Cesano Boscone nell'estrema periferia sud di Milano. Il film era stato presentato il 18 gennaio del 2009 al cinema Palestrina di Milano da l'associazione Sentieri presente il regista, il console polacco in Milano, Krzysztof Strzalka, il giornalista del quotidiano "Avvenire" Luigi Geninazzi, la produttrice del film Julita Swircz Wieczynska e la Presidente dell'Associazione Polacchi a Milano. Uscendo dalla sala cinematografica ho pronosticato scarsa diffusione anche per questo film così come per “Katyn”, il film di Wajida.

 

E' probabile, scrivevo, che lo vedranno i soliti interessati all'argomento. Invece Popieluszko dovrebbe essere visto in tutte le scuole e  nelle parrocchie, chissà se i nostri sacerdoti avranno il tempo di proporlo ai loro parrocchiani, magari a ridosso della Settimana Santa.

Come per Katyn il film sul sacerdote polacco ha avuto una vita distributiva travagliata ed è uscito in poche sale. Diretto dal giovane regista polacco Rafal Wieczynski, rievoca, a 25 anni esatti dalla violenta morte, l'uccisione di padre Jerzy Popieluszko, sacerdote nemmeno quarantenne che divenne a inizio anni 80 una spina nel fianco del regime comunista. Popieluszko divenne infatti in quegli anni la guida spirituale del sindacato libero Solidarnosc, inviso al Potere. In realtà cominciò tutto casualmente, quando un gruppo di operai impegnati in duri scioperi nelle acciaierie di Varsavia chiese alla Chiesa locale un sacerdote per poter seguire la Messa anche dentro l'"assedio" dell'occupazione.

 

Padre Popieluszko fu l'interprete visibile della tenacissima resistenza della società polacca al comunismo, impossibile senza il ruolo discreto della Chiesa polacca.

Il film del giovane regista è fedelissimo ai fatti, addirittura tra gli interpreti c'è l'incredibile apparizione del primate Jozef Glemp nei panni di se stesso. (con obbligatoria, e non frivola, tinta ai capelli ormai bianchi per renderli nuovamente neri come un tempo) in due colloqui che riproducono esattamente quelli avvenuti realmente.

Il film è lungo ma appassionante, racconta i fatti così come avvennero, dall'inserimento di numerosi spezzoni documentari, con le vere immagini del prete polacco, di Walesa e dei vari viaggi di papa Wojtyla nella sua terra. interpretati da Adam Biedrzycki, davvero somigliante al martire della Polonia cattolica.

 

"Così vediamo Popieluszko predicare tra la sua gente (in messe strapiene di fedeli, e seguite da numerose spie), parlare di libertà e verità ma sempre fedele al suo ministero sacerdotale, ovvero non dimenticandosi mai di essere un prete e non un agitatore (come si vede in varie scene, alcune ironiche, rispetto ai suoi fedeli semplici e spesso impetuosi ma anche verso i suoi nemici che non sono mai oggetto di odio), testimone appassionato di Cristo". (Antonio Autieri, Nei cinema la fedele vita di un martire che ha fatto la storia dell'Europa, 6.11.2009 Il Sussidiario.net).

 

Padre Popieluszko fu un prete scomodo per il partito comunista polacco succube dell'Unione Sovietica, fu amico del popolo e della gente semplice, come gli operai e le loro famiglie, che certo trovavano nella Chiesa quella solidarietà e quel sostegno di fronte alle provocazioni e alle angherie del regime. Un uomo mite ma deciso, di cui non si nascondono sentimenti come la paura di fronte alla violenza che via via stringe il suo cerchio attorno a lui; anche se il popolo non gli farà mai mancare il suo sostegno.

Il film risente di un'impostazione televisiva e poco cinematografica, è una precisa scelta di Rafal Wieczynski, raccontare una storia importante attraverso il realismo semidocumentaristico, vicina allo spettatore polacco non più giovane.

 

Ma il taglio documentaristico e a tratti didascalico, senza essere mai noioso, diventa però molto utile anche ai giovani che non hanno mai sentito parlare di quei fatti. In Polonia come altrove. Nel nostro paese Solidarnosc e padre Popieluszko, 25 anni fa, erano nomi familiari e cari almeno ai cattolici. Oggi, ahinoi, se ne è persa la memoria. Questo film giunge dunque prezioso a rinnovarla. Giovanni Paolo II lo definì un "autentico profeta dell'Europa, quella che afferma la vita attraverso la morte".
Popieluszko è il sacerdote che si fece martire per guidare la sanguinosa rivolta di Solidarnocs, guidata dal mitico Lech Walesa.

 

«Popieluszko è un film di guerra, - scrive Angela Cinicolo - la guerra che fu combattuta dai giovani e dagli operai per le strada di Varsavia, pacificamente, e che il regime comunista sedò duramente con lo scontro armato. Una guerra che coinvolse il giovane prete Popieluszko il quale predicava solo la speranza per la libertà nelle sue messe di piazza, i primi fulcri della democrazia assetata di verità.

 

Popieluszko appare una figura molto forte per i suoi seguaci, potente come un martire e ostinato come un cavaliere (...) Il pathos che lo caratterizza gli attribuisce un valore mitologico che inevitabilmente lo avvicina al Cristo, eroe e uomo caritatevole e giusto, pugnalato alle spalle dal suo Pietro, "in ginocchio" sulla sua lunga via Crucis e flagellato dalle barbarie immorali e corporee mortali». (Angela Cinicolo, La passione di Popieluszko, in Movieplayer.it).

In un'Europa che invece oggi dimentica le sue radici, è quanto mai opportuno ricordare questo martire cristiano del nostro continente, la cui morte precedette di pochi anni il crollo del comunismo e del dominio sovietico sui paesi dell'Est.

 

 

 

 

 

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Articolo pubblicato il 26/06/2020