Addio Alfredo!

Si è spento all’età di 91 anni Alfredo Biondi, l’ultimo dei grandi liberali

L’età c’era ed il grande pubblico che oggi è abituato a digerire i bacherozzi che animano l’arengo politico, non ricorda o non ha potuto conoscere quest’Uomo integerrimo e battagliero che s’animava, con l’entusiasmo di un ragazzino e la competenza di chi non parla per caso, per la difesa della Libertà e contro i provvedimenti illiberali che anche in epoche passate, taluni governi hanno cercato di propinarci.

Parlamentare dal 1968 al 1972 e poi dal 1979 al 2008, ha ricoperto la carica di ministro per le Politiche comunitarie, poi dell'Ambiente e, nel primo governo Berlusconi (1994-95) quello di ministro della Giustizia.
Vicepresidente della Camera dal 1996 al 2001.
Segretario del partito liberale dal 1986 fino allo scioglimento nel 1994 , per poi aderire a Forza Italia e al Pdl.
Nel 2011 ritorna alla casa madre, il suo Partito liberale

Conservo ricordi personali di questo principe le Foro, elegante e forbito nel collegio di difesa di grandi cause, quella di Enzo Tortora, particolarmente emblematica, ed in Parlamento a difesa del cittadino e per l’indipendenza delle Istituzioni. Era un crociano che, lontano da compromessi da fogna, propri dei cattocomunisti, ha cercato di testimoniare il liberalismo, sin dal problemi locali delle civiche amministrazioni, ove la vita del cittadino si confronta ogni giorno con l’Istituzione.

Lo ricordiamo anche in una dimensione piemontese, nelle sue incursioni ai convegni e congressi del Partito Liberale a Torino e nel sud del Piemonte. Deputato di lungo corso sin dal 1968, vicepresidente della Camera dei deputati per più legislature, seppe ricoprire quella delicata carica con la fierezza di chi testimonia cosa aveva significato il ritorno al libero confronto parlamentare dopo l’oscuramento della Democrazia. Questo motivo caratterizzante il suo essere liberale, lo testimoniò in modo particolare quando il flagello del terrorismo, riportava echi malefici e vagamente fiancheggiatori dell’eversione, anche nelle aule parlamentari. Così pure tuonò, a difesa dello Stato di Diritto, contro lo strapotere nefasto dei giudici forcaioli che, con arbitrarie e discutibili decisioni, privarono della libertà onesti cittadini, molti dei quali, non reggendo l’onta si tolsero la vita.

La sua intransigenza e passione sono stati proverbiali e per le giovani generazioni, quasi contagiosi, in modo particolare per coloro che da vicino hanno conosciuto la sua affabilità e la facilità con la quale faceva percepire la solennità della Democrazia rappresentativa, quale bene prezioso, al di sopra delle barbarie.

Tra i suo pregi, ricordiamo che non era capace di tacere davanti ai soprusi e le sopraffazioni personali o collettive. Fra pochi giorni il governo in carica sancirà uno dei tanti misfatti della sue nefasta presenza nel Paese, che caleranno come una scure, soprattutto sulla povera gente.

L’abolizione progressiva del contante, con la scusa di moralizzare l’Italietta dalla corruzione. E’ un provvedimento totalitario ed ampiamente illiberale. Dopo che ogni cittadino ha percepito un reddito onestamente e già tosato da una tassazione piratesca, ha il sacrosanto diritto di usare il denaro contante nel modo preferito.

Non con lo Stato canaglia alle costole, con la bava alla bocca sempre più moralizzatrice che le recenti norme anti coronavirus ci hanno fatto conoscere.

Lui si sarebbe incatenato, sarebbe andato in TV, per la difesa di un principio liberale.

I nostri deputati e senatori si stanno invece trastullando sulle sigle degli interventi dell’Europa che nemmeno conoscono e, ormai abituati a trangugiare tutto, non si degnano neppure di prendere posizione su quest’aspetto di vitale importanza. Così si trovano sempre più distanti dal Pase reale.

 Addio Alfredo  questa “serva italia” non è più degna di te!

 

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Articolo pubblicato il 25/06/2020