(Non) c’era una volta, e non c’č ancora

La favola “da favola” del Governo

E mentre il Governo temporeggia, fra annunci smentite promesse e beffe, gli Italiani sono e stanno sempre a mollo, dimenticati sulla terra in mezzo a problemi e conti che non tornano, mentre gli avvocati del popolo (divenuti difensori del palazzo) s’autoelevano sul fastoso Olimpo degli statisti. Senza averne la levatura, né evidentemente la volontà.

Già, perché per poter fare le cose bisogna prima volerle fare: il famoso “volere è potere”. Ahinoi questa masnada governativa cieca e sorda (ma purtroppo non muta) è unicamente interessata alla conservazione di se stessa: istanza che evidentemente non collima con la possibilità di portare beneficio al Paese. Da qui il chiudersi nelle ville auliche, contornate da giardini freschi, rigogliosi e rigeneranti, mentre gli Italiani boccheggiano nell’opprimente calura di chi vede i propri risparmi prosciugati dalla pandemia: o meglio, dal pandemonio economico che ne è seguito.

Guardare non significa vedere, né vedere vuol dire osservare (che è poi sinonimo di capire). Ci si può dichiarare preoccupati, è possibile urlare urbi et orbi quanto si farà (notare i verbi sempre coniugati al futuro), senza però comprendere alcunché di quanto si dice. Senza capire che le promesse non si mangiano, e che gli annunci e le richieste di atti d’amori non portano ristoro alle persone quando non seguiti (immediatamente) da fatti e azioni concrete.

Il Paese soffre, i Cittadini stentano. Eppure il Governo gonfia quotidianamente il petto come la famosa rana della favola. Chissà che, a furia di boria, il petto non scoppi… e il cadreghino salti.   

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Articolo pubblicato il 26/06/2020