Il 184° anniversario della fondazione del Corpo dei Bersaglieri, a Torino
Monumento ad Alessandro La Marmora - Giardini La Marmora - Torino

La cerimonia commemorativa della ricorrenza in tempo di Covid-19

A Torino, domenica 21 giugno 2020 alle ore 18,00 è stata celebrata la ricorrenza del 184° anniversario della fondazione del Corpo dei Bersaglieri, istituito nella nostra città con regio brevetto del 18 giugno 1836 dal Re di Sardegna Carlo Alberto di Savoia, su proposta di Alessandro La Marmora, al tempo capitano del Reggimento Guardie.

La situazione creata dalla pandemia del Covid-19 con le precauzioni necessarie per evitare la diffusione del contagio, hanno imposto una drastica limitazione della cerimonia, ridotta ad una testimonianza puramente simbolica.

L’evento, come di consuetudine, si è svolto presso il monumento al Generale Alessandro La Marmora nei giardini omonimi di via Cernaia a Torino.

L’immagine riportata rende, oltre ogni descrizione possibile, la reale situazione della “cerimonia-ricorrenza” in formato ridotto dalle limitazioni imposte dalla pandemia.

Si è pertanto provveduto al distanziamento dei Bersaglieri presenti, dotati della prescritta mascherina, all’annullamento della sfilata e della tradizionale “corsa”, alla rinuncia della caratteristica Fanfara dei “Fanti Piumati”, che avrebbe dato colore, entusiastico brio e completezza alla manifestazione stessa.

La cerimonia si è limitata al suddetto schieramento “anomalo e distanziato” dei Bersaglieri, con i discorsi del Presidente della Sezione Bersaglieri “Alessandro La Marmora” di Torino - Generale Umberto Mangia - e del Presidente Regionale dell’A.N.B. dottor Guido Galavotti, all’esecuzione dei segnali d’ordinanza e del “silenzio” da parte di un “trombettiere piumato”, unica presenza evocativa della Fanfara.

La cerimonia si è quindi conclusa con la deposizione di un “omaggio floreale” ai piedi del monumento al fondatore.

Sicuramente è stata una celebrazione “sui generis” da ricordare come evento “particolare e per ora unico” imposto dal Covid-19.

Resta una nota di amarezza per molti motivi, tra cui la difficoltà di pubblicizzare adeguatamente l’evento. In particolare si deve biasimare la presenza irriguardosa di giovani che nel corso della cerimonia, a bordo dei loro “monopattini”, si sono intromessi nei ranghi mostrando grande maleducazione.

Questo fatto deve far riflettere sul degrado culturale e comportamentale che caratterizza alcune fasce sociali giovanili. Viviamo in una città protagonista della grande storia nazionale, come documentano monumenti, vie, giardini. Che tutto questo resti totalmente ignorato o venga addirittura rifiutato da esponenti delle nuove generazioni, evidenzia il fallimento delle istituzioni preposte alla finalità educativa.

In primis emerge il fallimento della scuola nel suo sforzo di formare cittadini consapevoli e rispettosi del nostro passato, stimolo indispensabile per apprezzare la realtà storica e civile della città in cui si vive e per creare una visione propedeutica al progresso sociale, culturale e progettuale del futuro.

Non si tratta di retorica a buon mercato. Occorre non disperdere un patrimonio storico-culturale che costituisce il cemento per una convivenza civile condivisa, per evitare una cesura di incomunicabilità con le nuove generazioni.

Si diventa veri e consapevoli cittadini se si riesce ad innestare le nuove “radici” su quelle preesistenti permettendo una continuità d’identità. In caso contrario si resta estranei e disadattati, come purtroppo i fatti confermano.

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Articolo pubblicato il 27/06/2020