Cosa c定 oltre la Ragione?

L段ncontro post coronavirus con il Professor Pier Franco Quaglieni

Siamo usciti da un periodo di cattività che ci induce a non poche riflessioni. Ci ritornano alla mente i blocchi di ogni attività, dalla chiusura della aule scolastiche, sino ai piccoli negozi, a vantaggio esclusivo dei supermercati.

I confinamenti in casa, con il divieto di ospitare amici e perfino gli operai che dovrebbero porre rimedio a guasti e manutenzioni indifferibili, oltre alla privazione della convivialità.  Ognuno di noi ha sofferto sotto aspetti e punti di vista personalissimi.

Mi interessa approfondire il punto di vista del Professor Pier Franco Quaglieni, direttore generale del Centro Pannunzio, innanzitutto per la sua saggezza e perché anche lui è un irrequieto.

Il Professore concorda con la negatività della segregazione di questi mesi, che  ha superato, per incisività, di gran lunga quella dei cinque anni della seconda guerra mondiale, guerra civile inclusa, con conseguenze ancora incalcolabili per la nostra economia, già sconquassata.

Anche il Centro Pannunzio, ci precisa Quaglieni, ha dovuto limitare le attività e solamente tra fine aprile ed i giorni scorsi, si sono tenute interessanti conversazioni che i cultori di Storia hanno potuto seguire esclusivamente in via informatica”.

Ma, in attesa della ripresa autunnale, la curiosità ci spinge a domandargli come abbia utilizzato il suo tempo. Se gli è mancata la consueta frenetica attività a Torino ed in Italia, ove sovente viene invitato alla presentazione dei suoi libri o in qualità di relatore in autorevoli convegni ufficiali.

”Ho scritto molto ed ho riletto i grandi classici, con molta attenzione, esordisce il Professore.” Mi sono poi dedicato al recupero della mia interiorità”.

E come ha fatto Professore? “Ho riletto “I Promessi Sposi” che nella mia vita e formazione hanno sempre rivestito un ruolo significativo”.

Particolare curioso se penso a quante lezioni, Lui che ancora sostiene  e giustamente difende i primati della letteratura italiana, nell’educazione dei giovani e per la diffusione della cultura, avrà dedicato all’immortale romanzo di Alessandro Manzoni.

L’ho riletto, ci precisa e partendo dal racconto della Peste del 1630, ho capito che il mondo e l’uomo in particolare non migliorano, nonostante le avversità. Ma, a prescindere da altre considerazioni ho ritrovato, proprio grazie a quelle letture, la Fede e mi sono riaccostato alla Religione Cattolica”.

Professor Quaglieni, da precedenti conversazioni, avevo appreso come lei avesse ricevuto un’educazione cattolica, ma contestualmente, come molti della nostra generazione, una formazione laico - risorgimentale, che nel suo caso non è mai sfociata nell’anticlericalismo fine a se stesso, rimanendo ancorata al pensiero  di Benedetto Croce: “Non possiamo non dirci cristiani”.

Grande rivelazione di un aspetto intimo che ci apre gli scenari significativi nella vita dell’Uomo. Cosa c’è oltre la Ragione? E’ la domanda che ci viene spontanea e che giriamo al Professor Quaglieni.

“Oltre la ragione, esordisce Quaglieni, c’è la sfera dell’inconoscibile di Kant , cristiano e liberale . Ho meditato molto sul dolore e sulla morte. Ne ho anche
scritto. E ne ho tratto la conclusione che la scienza da sola non basta.
Ci vuole un orizzonte più alto. La laicità è tolleranza e rispetto per
tutte le idee e questa laicità  è nel mio DNA , ma ho ritenuto, come
diceva Bobbio, di tornare alla fede dei Padri .
Ne ho tratto conforto e serenità . Il valore salvifico della preghiera mi
ha dato conforto . Io ho sempre guardato
, prosegue il Professore, ai grandi liberali credenti da Francesco Ruffini e Arturo Carlo Jemolo.

L’esempio del mio grande amico Giovanni Ramella è sicuramente stato decisivo.
Confessarmi e comunicarmi é stata una scelta meditata, ma anche
sentimentale di ritorno alla mia giovinezza e alla mia infanzia quando mia
madre mi insegnava a pregare . E’ stato molto importante il mio
confessore, un grande sacerdote , ma anche un grande uomo capace di capire
l’animo umano. Umiliarsi davanti a lui é stato un sacrificio difficile
che ha però trovato il premio della sua umana comprensione
”.

Per rimanere al Manzoni, se lo ritiene, vorrei chiederle di commentare due citazioni attinenti. La prima, tratta dal capitolo XVII  de I Promessi Sposi “La c’è la Provvidenza”.

“Uno storico non può avere una visione provvidenziale della storia. La
storia è caotica e imprevedibile. Però avere fiducia in una forza
provvidenziale come aveva Manzoni, ci rende meno soli e ci dà speranza
nel futuro. Certo la Divina Provvidenza può riequilibrare le vicende
storiche e gli errori degli uomini. Ma ritrovare un colloquio con Gesù dà forza ai nostri animi afflitti e incerti.”

Per la seconda, poiché sono quasi certo che in merito al suo luminoso travaglio interiore, sta ancora per farmi sapere qualcosa d’importante, le anticipo i versi, sempre del Manzoni, ma che troviamo nel “Cinque Maggio”. La ritengo attinente a questo momento intimo, ma solenne e significativo nel percorso di vita, che non può che farle onore.

 “Bella Immortal! benefica
    Fede ai trionfi avvezza!
    scrivi ancor questo, allegrati;
     ché più superba altezza
     al disonor del Golgota
      giammai non si chinò”.

Adesso la ascolto:

“Ho pensato spesso e penso spesso alla bella, immortal benefica fede del
Cinque Maggio. È stato un momento decisivo del mio ritorno. Spero che
Dio mi dia la forza della coerenza cristiana ,” ma in fondo la mia è solo “l’avventura di un povero cristiano” , come avrebbe detto Ignazio Silone . Manzoni si riferiva a Napoleone , un grande che di fronte alla morte si piegò davanti alla croce di Cristo
”. Grazie

Grazie a Lei, Professor Quaglieni, Ci incontreremo presto al Pannunzio!

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Articolo pubblicato il 01/07/2020