Il "Bonus" e la dignità inesistente del suo elargitore

Claudio Berrino per Civico20News

La dignità era un tempo considerata come l'adeguatezza delle condizioni di vita di una persona al proprio ruolo sociale. Dignitoso era il vivere in condizioni di "adeguato benessere " e l'adeguatezza presupponeva una logica e prevedibile stabilità del proprio standard esistenziale, inteso come qualità della vita.

I media diffondono oggi trionfalmente la notizia della istituzione da parte del nostro Governo dell'ennesimo "bonus", questa volta dedicato alle vacanze dei minormente abbienti, il quale nelle intenzioni di chi lo ha proposto dovrebbe, con una ridicola manciata di denari sottratta dai nostri tirannelli nazionali ai contribuenti, consentire alle famiglie maggiormente colpite dalle conseguenze dell' inettitudine gestoria del potere politico di trascorrere alcuni giorni di spensierata vacanza in Italia.

L'idea, che di per sé denuncia lo stato di disagio mentale di chi l'ha proposta, è emblematica di come la dozzinale politica italiana sia legata alla cultura demagogica del panem et circenses e sia lesiva della dignità di chi meriterebbe di essere destinatario di iniziative finalizzate alla sua crescita personale e sociale anziché di volgari elemosine.

Già, è proprio il carattere della volgarità a caratterizzare antropologicamente i piccoli mercanti del potere, i quali per origine e "cultura " appartengono socialmente a quella categoria di nullafacenti, senza arte né parte né professionalità, che avendo scoperto la dolcezza degli immeritati benefici provenienti dal proprio status parassitario, vuole conservare i suoi smodati agi ricorrendo al facile strumento dell'elemosina realizzata con i denari degli altri.

I nostri omuncoli di regime considerano evidentemente l'elargizione delle elemosine al Popolo un balsamo per il suo spirito avendo come errato parametro di riferimento emotivo e psicologico la propria crassa cupidigia di esseri inutili.

In realtà il Popolo è in questo momento vulnerabile e necessariamente paziente in ragione della sua fragilità, in termini di forza negoziale, nei confronti del "monstrum" di un potere politico che ha ormai "abrogato " il banco di prova elettorale e soppresso le libertà costituzionali fondamentali, ma sarà pronto al "redde rationem" non appena si allenterá il giogo che è stato innaturalmente posto sul suo capo.

Si auspica che ciò possa avvenire attraverso lo strumento lecito e legittimo dell'esercizio del diritto di voto, anziché attraverso quella forma storica di autotutela rappresentata dall'esercizio del diritto di resistenza, ma non è facile azzardare previsioni.
 

Claudio Berrino

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Articolo pubblicato il 06/07/2020