Marathon of Hope

La "Maratona della Speranza" di Terry Fox

“Voglio dare un esempio che non sia mai dimenticato”.
Disse il ragazzo nella fotografia, un giovane canadese dai ricci capelli rossi di nome Terrance (da tutti chiamato Terry) Fox, entrato nella storia per la indistruttibile forza di volontà con la quale lottò contro il cancro, dedicando gli ultimi suoi mesi di vita a raccogliere fondi per la ricerca sulla malattia tramite la “Marathon of Hope” (“la maratona della speranza”).

Una corsa commovente e ammirevole, proprio come la sua storia. 

Nato in Canada il 28 luglio 1958, Terry era un ragazzo come tanti, desideroso di vivere, con un carattere forte, determinato, vivace e ostinato.
Era molto intelligente, dedito allo studio, era anche molto competitivo. 

Innamorato dello sport, giocò sin da bambino a calcio, rugby, baseball; ma, nonostante fosse alto un metro e sessanta, la sua vera passione era la pallacanestro: non era molto portato per quest’ultima, ma riuscì comunque a divenire titolare della sua squadra a seguito di quotidiani allenamenti.

L’allenatore gli consigliò di intraprendere la corsa, sport che non interessava affatto al ragazzo. Accettò comunque la sfida e iniziò a correre per “accontentare” il mister.

Per Terry, il dramma ebbe inizio un giorno di novembre del 1976, quando ormai era diciottenne:
in seguito a un incidente in auto cominciò ad avere dolori al ginocchio destro, ma troppo impegnato nello sport non prestò attenzione a quel dolore.
Il tempo passò, fino a quando, nel 1997 ormai il dolore divenne insopportabile.

Quando Terry si presentò in ospedale gli venne diagnosticato un osteosarcoma, un cancro delle ossa.
L’unico modo per mettere a freno la malattia era l’amputazione.

E così, il 9 marzo di quell’anno, a Terry venne amputata la gamba destra, circa 15 centimetri sopra il ginocchio.
Tre settimane più tardi, con le protesi Terry aveva già ripreso a camminare e per 16 mesi si sottopose al trattamento di chemioterapia.

La ripresa fu più rapida delle aspettative probabilmente proprio grazie all’ottimismo con il quale il ragazzo affrontò la tragedia.

La sera prima dell’operazione Terry lesse un articolo su Dick Traum, il primo disabile (con una gamba amputata) a vincere la Maratona di New York.
La storia dell’uomo lo colpì tanto che decise di correre una maratona lungo tutto il Canada con lo scopo di raccogliere fondi per la ricerca sul cancro, ma anche per sensibilizzare le persone sull’esistenza (a molti sconosciuta) dell’osteosarcoma.

Nel febbraio del 1979, Terry cominciò l’allentamento per quella che chiamò “La Maratona della speranza”. 14 mesi più tardi, ottenne il sostegno della Canadian Cancer Society, e irremovibile di fronte ai rischi, il 12 aprile 1980 Terry iniziò la sua maratona.

42 chilometri al giorno, e ovviamente: il sacrificio fu immenso.

Terry corse contro il vento, la pioggia, il freddo e il rovente caldo estivo, percorso durante il quale non mancarono gli alti e i bassi.
Raggiunse Montrèal il 22 giugno, e fino a quel momento aveva raccolto 200mila dollari.

La maratona continuò per tutta l’estate con grande successo. Ma a inizio settembre, Terry fu costretto a fermarsi a causa di un forte attacco di tosse e dolori al petto, e il giorno seguente Fox annunciò ai giornalisti che il cancro era tornato, e si era esteso ai polmoni.

La sua maratona per la speranza finì dopo 143 giorni e 5373 km, il giovane maratoneta canadese non volle che la continuasse nessun altro. Fino a quel punto aveva raccolto 1,7 milioni di dollari.

Con l’aggravarsi della malattia morì il 28 giugno del 1981.
Ma il suo immenso sforzo non fu inutile! Terry riuscì infatti a unire tutti i canadesi con il suo coraggio e la sua determinazione, creando un Percorso di Speranza per tutte le persone malate di cancro.

E il suo messaggio continua ancora oggi mediante alla Terry Fox Foundation, che ogni anni organizza la “Terry Fox Run” in più di 90mila comuni canadesi (ma non solo), allo scopo di raccogliere fondi per la ricerca.

Occupa un posto nella storia anche il furgone Ford Econoline che Terry utilizzò per la sua maratona, sul quale Terry si addormentava esausto, si nascondeva dai paparazzi e piangeva dalla disperazione. Quel furgone conserva una parte del giovane, testimonia la sua storia, e oggi è custodito presso il Canadian Museum of Hope a Gatineau, in Quebec.

Quello di Terry è stato un destino sfortunato, ma fin quando gli è stato possibile ha fatto del suo meglio per favorire la ricerca per il cancro. La malattia lo ha fermato nei suoi progetti, ma il suo messaggio è indelebile.

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Articolo pubblicato il 11/07/2020