Cambiare le regole del gioco …

… e mantenerle fino a quando è necessario.

Fra poco tutti quelli che possono saranno in vacanza.

E in vacanza tutto va bene, si sopporta tutto, anche quello che nella quotidianità avrebbe fatto scatenare un conflitto catastrofico.

 

Perché funziona così?

 

Perché in tale contesto esiste la “vacatio”, la mancanza di tutto quello che c’è nel quotidiano del quale, in vacanza, si può tranquillamente fare a meno. Lo abbiamo sostituito con altre cose, altre regole, altre possibilità, scoprendo che gran parte del divertimento sta proprio in quello, nel non fare più le stesse cose di prima.

 

Quindi continuiamo a vivere, facendo cose diverse, magari con gran fatica, con altre regole, divertendoci!

 

E dopo le vacanze quando dovremo ritornare alla vita di sempre?

Perché dovremo ritornare al quotidiano, non è vero?

 

Ma il quotidiano che ci aspetta dopo le vacanze, questa volta, non è il solito quotidiano.

 

Ci aspetta un autunno molto particolare, foriero di incertezze di ogni genere, con una sola certezza: il mondo del lavoro non sarà più lo stesso.

 

Oltre ai posti di lavoro già persi in precedenza per svariate cause, altri posti andranno persi perché le aziende e le attività non reggono più sia la pressione fiscale, sia la mancanza di mercato, sia la troppa segmentazione e specificità delle proprie attività (salvo qualche rara eccezione di certe eccellenze, che così sono e si reggono per tale motivo, fino a quando anche per esse scatta l’imprevisto, sempre in agguato, come, per esempio, nuovi dazi o impossibilità di esportazione per chiusura delle frontiere).

 

Le previsioni fatte da vari organismi stimano in un 30% le attività che cesseranno e in centinaia di migliaia le persone che non avranno più lavoro.

 

Consci di ciò (o almeno speriamo e crediamo, fino all’ultimo minuto di vita che così sia) politici, tecnici e manager stanno proponendo varie ricette esotiche per riuscire a far mandare giù il piatto indigesto a chi già patisce di mal di stomaco a causa dei piatti che è stato costretto a consumare in precedenza, “obtorto collo”, come una medicina indispensabile per ritornare in salute dopo lunga e penosa malattia (iniziata più o meno intorno agli anni 80 del secolo scorso, ed ancora in corso per chi sa quanto tempo).

 

Il piatto forte dovrebbe essere costituito da una valanga di soldi miracolosamente scaturiti dal nulla da distribuire a tutti, solo un istante dopo aver predicato austerità e al massimo un 3% di deficit di spesa ammesso rispetto al pil.

 

Una valanga di soldi da riversare su tutti coloro che ne abbiano bisogno e ne facciano richiesta. Soldi che servirebbero per risolvere le prime necessità e aiutare a ripartire chi ne abbia ragione e volontà.

 

Tuttavia, come ho già avuto modo di scrivere, se a una persona manca il respiro, perché soverchiata da contingenze, conviene assai più sollevarla dai suoi pesi anziché coprirla di denaro, aumentando così ancor più il carico sulle sue spalle ed i suoi pensieri su come far quadrare mille cose.

 

Infatti insieme agli aiuti (sempre pelosi e mai coerenti con quanto realmente richiesto) c’è sempre l’altra faccia della medaglia. Si danno aiuti ma, a chi li riceve, si chiede di prendere altre responsabilità e acquistare nuovi ausili per poter svolgere il proprio compito secondo le nuove e continuamente implementate regole di sicurezza imposte.

 

Come se a chi già striscia sulle ginocchia si dicesse: otterrai questi denari a fondo perduto solo se striscerai anche sui gomiti, con un occhio chiuso e la lingua pizzicata tra i denti senza farti male (ovvia raccomandazione per i più disgraziati ai quali ne sono rimasti ancora alcuni, mentre altri, più fortunati, non sentiranno alcun dolore solo per il fatto di non avercene più).

 

Se tali soldi miracolosi davvero esistono, li usi direttamente LO STATO per le sue competenze, sanità, istruzione, trasporti e ricerca.

 

E invece, a chi deve rimettere in piedi un’attività per sostenere se stesso, gli altri e lo stesso apparato statale, anzichè dare con una mano ciò che immediatamente gli toglie con l’altra … lo mandi in vacanza.

 

Ovvero lo sgravi di tutte le incombenze, balzelli, tasse, burocrazia, oneri, assicurazioni, scadenze, contributi (e sicuramente ho dimenticato qualcosa), non gli chieda più nulla per i prossimi cinque anni e lo lasci respirare in modo che possa tornare a ragionare e prendere tutte le iniziative necessarie.

 

Scoprirà che in tal modo egli sarà nuovamente in grado di trovare tutte le risorse necessarie per fare tutto quello che serve, e, a partire dal sesto anno, potrà ricominciare gradualmente a rispondere alle sacrosante richieste di un sistema sociale che ne ha bisogno.

 

Da un limone completamente spremuto non si estrae ulteriore succo mettendoci sopra una banconota da 50 euro.

 

Lo mandi in “vacanza” e scoprirà che dalla buccia di un limone spremuto, pronta per essere buttata via, egli ricaverà risorse inattese per una nuova iniziativa.

 

Questa è la ricetta che, da sempre, ha fatto del made in Italy un marchio di eccellenza conosciuto in tutto il mondo, eccetto da coloro che ne hanno sempre goduto senza esserselo guadagnato.

 

Un’eccellenza di fantasia, pensiero, innovazione, capacità realizzativa e resilienza che attende solo di essere lasciata libera di produrre, ancora, benessere dal niente.

 

A favore di tutti!

 

Anche di quelli che agiscono contro!

 

grafica e testo

pietro cartella

 

 

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Articolo pubblicato il 17/07/2020