Commensali o camerieri?

La partita del Recovery Fund come prova dei reali disequilibri di forza in Europa

Ibis redibis non morieris in bello: andrai tornerai non morirai in guerra. Quindi? Il protagonista della sentenza rientra sano e salvo dal conflitto oppure no? Mancano i fondamentali, manca la punteggiatura, manca la volontà a monte di capire e di far capire correttamente, con trasparenza. Di conseguenza l'esito è volatile, dubbio, incerto.

Che cosa richiama questo aneddoto letterario? Fin troppo facile: il balletto perverso cui stiamo assistendo in Europa, con un copione già scritto (da sempre già scritto) ma rispetto al quale si vuole dare l'illusione - ad alcuni (sottinteso Paesi) - che l'esito del vertice dipenda effettivamente dai negoziati. A ben vedere, già solo per questo il nostro attaccante in campo non parte proprio avvantaggiato e forte delle sue qualità. Nondimeno, le sue affermazioni di ieri ("non si tratta di veder vincere o perdere l'Italia, si vince o si perde tutti insieme") la raccontano già lunga su quella che sia, sotto sotto, la reale convinzione e fiducia nel risultato.

Il leguleio Conte, ridondante di vocaboli e promesse fastose e pantagrueliche, evidentemente poco o nulla intende contare di fronte agli ostinati Paesi cosiddetti "frugali" (Olanda, Austria, Danimarca e Svezia, cui si è aggiunta la Finlandia), dietro ai quali chi lo sa se non si nascondano ancora le bromosie recondite di Francia e Germania.

Di certo il nostro Presidente del Consiglio non ha ahinoi l'autorevolezza e la credibilità per stare fieramente a quel tavolo. O forse sì: basta in fondo capire se l'Italia debba prendervi parte come commensale oppure come cameriere. Se non, peggio ancora, alla stregua di menu prelibato da divorare..., prêt-à-manger dai voraci crucchi e galli.

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Articolo pubblicato il 20/07/2020