L'autoritarismo del dittatore illuminato: Antonio Oliveira Salazar - Parte1

Figura poco conosciuta, ha governato il Portogallo per una quarantina d'anni

Durante il mio consueto sguardo giornaliero agli articoli in rete, scopro con mia sorpresa che La Stampa del 21 luglio scorso ha pubblicato un articolo su Antonio Oliveira Salazar (Mirella Serri,“Quando Salazar perse il potere spodestato a sua insaputa) in realtà si tratta di una recensione del libro di Marco Ferrari, “L'incredibile storia di Antonio Salazar, il dittatore che morì due volte” (Laterza editore).

 

A parte dei soliti giudizi negativi sulla figura di Salazar, il libro racconta un particolare che non conoscevo. Cioè che il dittatore dopo essere stato colpito da una grave malattia, non sapesse che nel frattempo il 30 settembre 1968 era stato nominato, presidente del Consiglio Marcelo Caetano. E per fargli credere che ancora era lui a governare il Portogallo, il direttore del “Diario de Noticias”, ogni mattina gli metteva una copia finta (costruita graficamente al momento) sul suo tavolo di studio di palazzo Sao Bento. Comunque sia dopo alcuni mesi di questa pantomima il 27 luglio 1970 Salazar muore.

 

Pertanto quest'anno ricorre il 50° della sua scomparsa.

 

Le poche informazioni che ho avuto su Antonio Oliveira Salazar risalgono agli anni della mia giovinezza. La figura dell'esponente politico portoghese mi ha sempre affascinato, purtroppo però non esiste una bibliografia adeguata in lingua italiana. Anzi sono pochissimi i testi che riguardano lo statista lusitano. Qualche anno fa, con i pochi elementi che avevo, ho tentato di presentare sui giornali dove collaboro, il politico portoghese. Oggi ho qualche elemento in più, addirittura un libro che ho appena finito di leggere. Si tratta di un interessante studio sulla storia contemporanea del Portogallo e di Salazar, scritto da Mircea Eliade, professore rumeno, tra i più importanti studiosi di storia delle religioni. Il titolo: “Salazar e la rivoluzione in Portogallo”, pubblicato dalle Edizioni Bietti di Milano (2013).

 

Salazar è una figura poco conosciuta, eppure ha governato il Portogallo per una quarantina d'anni. Dalla stragrande maggioranza dei critici, degli storici, viene liquidato come un dittatore clerico-fascista, che perlopiù ha imitato le varie dittature nazionalfasciste del Novecento. Invece la verità è un'altra, anche se certamente è stato un dittatore che ha sospeso i diritti democratici, tuttavia merita essere conosciuto e soprattutto studiato.

 

Il curatore dell'opera, Horia Corneliu Cicortas, nell'appendice al libro di Eliade, scrive:“I lettori italiani hanno così l'opportunità di conoscere un'opera dedicata a un personaggio storico che, soprattutto (ma non solo) in un periodo come quello che stiamo attraversando, di crisi economico-finanziaria, smarrimento politico e incertezza internazionale, può rivelarsi ancora – mutatis mutandis – di una certa attualità”. Pertanto osservando il miserando quadro politico italiano sarei tentato di fare l'apologia del dittatore portoghese.

 

Tra l'altro, lo studio di Eliade, scritto nel 1942, non mi sembra che abbia intenti celebrativi dello statista. Tuttavia come per ogni figura o esponente politico del passato, vale anche per Salazar, occorre sempre giudicare tenendo conto del momento storico in cui è vissuto. Nonostante tutto Salazar è un uomo del Novecento, il secolo delle “ideologie assassine”, come lo definì Robert Conquest.

 

Ripeto prima di emettere giudizi sul professore Antonio Oliveira Salazar, bisogna studiarlo attentamente. Al momento in Italia è stato pubblicato pochissimo materiale, in rete si trova poco, tutte le pubblicazioni sono in portoghese. Per chi è interessato, ho scoperto un sito internet, naturalmente in portoghese. (oliveirasalazar.org).

Mircea Eliade, visse in Portogallo, tra il 1941 e il 1945, in questo periodo ha dedicato un libro al dittatore. Si tratta di un saggio storico-critico, documentato e interessante, che ricostruisce l’intricata storia portoghese, specie a livelli socio-politico, praticamente dal ‘700 al ‘900, mostrando la peculiarità della cultura politica lusitana e restituendo, dopo anni di damnatio memoriae, la meritata fama ad uno dei più grandi politici cattolici del XX secolo.

 

E' un testo non solo per specialisti o appassionati della storia di una nazione tutto sommato “periferica”, ma di un libro che potrebbe dare qualche contributo in merito alla formazione politica del militante cattolico italiano di oggi.

Salazar nasce nel 1889, da una famiglia modesta, diventa seminarista per ben otto anni, studente di giurisprudenza e poi docente universitario di Economia, politica e finanza all'università di Coimbra. Una città che amerà sempre, dove“aveva trovato la geografia ideale per il suo spirito”.

 

Qui Salazar da studente e da professore, amava “tutto il silenzio delle biblioteche e la solennità della Città Universitaria, le passeggiate solitarie, nei parchi e nelle valli, dove poteva continuare in stato di quiete le conversazioni con se stesso[...]”. In questa città medievale,“romantica e rivoluzionaria a un tempo, Salazar incontra l'impulso verso le cose che durano: la Chiesa, la gloria del Portogallo e le opere del pensiero.

 

Chiamato a ricoprire prima il ministro delle Finanze, dopo quello del capo del Governo portoghese.“Tutte le informazioni biografiche a nostra disposizione – scrive Eliade - parlano d’un bambino modello, dotato di quelle virtù tanto più antipatiche quanto più precoci, come mitezza e temperanza – è il figlio ideale e l’amico esemplare” (p. 128). E tale resterà sempre: un esempio di integrità morale senza falla e senza infingimenti.

Salazar scelse di vivere come un monaco nel mondo, facendosi servitore di Dio e del suo popolo, senza demagogia e senza esibizionismi, tutto dedito alla causa della sua rivoluzione: una rivoluzione spirituale, e quindi, logicamente, anche politica.

 

Mircea Eliade fin dall’introduzione si pone la domanda: “E’ storicamente realizzabile una rivoluzione che abbia come protagonisti uomini che credono, anzitutto, nel primato dello spirituale?” (p. 11). Inoltre,“Come è stato possibile arrivare a una forma cristiana di totalitarismo, in cui lo Stato non confisca la vita di coloro che lo costituiscono ma fa sì che la persona umana (la persona – non l’individuo) conservi tutti i suoi diritti naturali?” (pp. 11-12). Sono proprie queste  fondamentali domande che hanno spinto Eliade ad occuparsi dello statista portoghese.

 

Per Salazar l'educazione e la formazione degli uomini sono troppo importanti per essere trascurate.“Era persuaso che il problema nazionale - come in Francia, Italia e Spagna – fosse una questione di educazione […] e che, di conseguenza, poco avrebbe contato il cambio dei governi o dei regimi, se non avessimo cercato, in primo luogo, di cambiare le persone. Avevamo bisogno di persone, dovevamo educarle”. La questione educativa della gioventù, è stato un tema sempre presente nell'uomo politico Salazar. Attraverso la volontà e la cultura, bisogna cambiare l'uomo. Si possono fare tutte le possibili riforme, ma prima di tutto è “l'essere umano a dover essere riplasmato. E questo è compito dell'educazione”.

Salazar crede nella possibilità di cambiare l'uomo attraverso una formazione laica, avviata in famiglia e portata a compimento dalla scuola.“L'uomo ha un'intelligenza, che va guidata dalla verità; ha una volontà, che va indirizzata al bene; ha uno scopo, che dev'essere vigoroso e sano...A poco serve la scienza, se non aiuta l'uomo a diventare migliore. Sono dei principi universali di una straordinaria attualità. Salazar confida nella superiorità dei genitori nell'educazione dei figli e proprio dalla collaborazione tra genitori e insegnanti,“uscirà la patria di domani, il Portogallo che, spero in Dio, sarà più vigoroso e forte, intelligente e istruito, virtuoso e buono!”.

 

Salazar era convinto che “con la sola politica non si possa trovare una soluzione ai grandi problemi che ci coinvolgono[...]  Persuaso che la soluzione si trovasse nel profondo d'ognuno di noi piuttosto che nel colore politico dei ministri”. Salazar nel 1921, partecipò per la prima volta ad una seduta parlamentare, e capì subito l'inutilità di questa istituzione politica,“l'irrimediabile precarietà del regime democratico-parlamentare”. Gli bastò un solo giorno per comprendere il processo di disgregazione del regime politico portoghese.

 

Eliade descrive molto bene la situazione politica di quel tempo, del resto quasi metà del volume si dilunga sullo spettacolo degradante della politica portoghese:“I governi cadono ogni tre anni oppure ogni tre settimane, a stento se ne tiene il conto[...] dappertutto si possono scorgere i segni della decomposizione: la corruzione dei politici, gli abusi dei dirigenti, l'incidenza dell'amministrazione, la rovina economica e finanziaria del Paese, la degradazione della stampa, la sterilità della cultura. La gente non sa più a chi riporre la propria fiducia, le proprie speranze”. Sembra di descrivere la nostra società italiana.

 

 

 

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Articolo pubblicato il 29/07/2020