Nuovo Ordine Mondiale

Giannini, Salvini e i mondialisti

La scorsa settimana  è tornato in circolazione, grazie ad un tweet di Guido Crosetto, un video di circa un anno fa in cui il giornalista Massimo Giannini a In Onda, su la 7, parlava di Matteo Salvini come una minaccia a un supposto “ordine mondiale”.

Perché riesumare questo reperto televisivo oggi? Per diverse ragioni.

Intanto Massimo Giannini non è più, come allora, direttore di Radio Capital -una postazione informativa non proprio di primo piano- ma è diventato direttore di un quotidiano come La Stampa, uno dei pilastri dell’informazione giornalistica italiana, e non solo italiana. E tutti sappiamo quanto La Stampa sia fondamentale nell’orientare una fetta consistente dell’opinione pubblica nazionale e una fetta ancor più consistente dell’opinione pubblica piemontese. Si tratta di una corazzata dell’informazione perfettamente posizionata, assieme a Repubblica, all’Espresso , al Secolo XIX, all’Huffington Post e altro ancora, nella flotta GEDI degli Agnelli-Elkann. Se esiste una visione ufficiale dei mondialisti, questo gruppo informativo ne è l’emblema italiano più espressivo. E pertanto quella curiosa  considerazione di Giannini, allora emersa a In Onda,  diventa oggi assai meno curiosa.

Affrontare il tema del “Nuovo ordine mondiale” o anche semplicemente di un “ordine mondiale” è molto pericoloso. Il primo rischio è quello di passare per complottista, termine che poi tira con sè quello di sovranista, di populista, di negazionista e, alla fine, eventualmente anche quello sempreverde di fascista. Ritenere che una qualche oligarchia mondiale governi i destini dei popoli è normalmente oggetto di pubblica derisione e colloca chi la professa fra i terrapiattisti, gli ufologi, i rettiliani e roba simile.

Eppure è vero. Se si sfoltisce questa opinione dalle ossessioni dei fanatici, dalle fantasie dei gazzettieri pulp, da una certa controinformazione un po’ paranoica, non si può fare a meno di vedere come oggi una buona parte dei destini del mondo sia sempre più decisa da organizzazioni internazionali, per lo più palesi ma anche, in molti casi, occulte.

Non c’è nessun complottismo nell’ONU. Si tratta ovviamente di una organizzazione che opera alla luce del sole nel tentativo di creare, appunto, un ordine mondiale. E accanto all’ONU opera una galassia di altre organizzazioni con lo stesso compito in ambiti più settoriali. L’Organizzazione mondiale della sanità in questi ultimi mesi ha semplicemente imposto la sua visione e le sue decisioni (alcune decisamente controverse) ai governi, che a loro volta le hanno imposto ai cittadini senza troppi scrupoli democratici. La pandemia, nella visione dell’OMS, giustificava tutto.  Il Fondo monetario internazionale decide i destini delle nazioni a cui offre il suo aiuto, talvolta micidiale. La WTO decide i rapporti commerciali del mondo. E qui si parla solo delle organizzazioni maggiori.

Il problema, già delineato da Luciano Barra Caracciolo ne La Costituzione nella palude (Imprimatur, 2015), è che le decisioni di questi organismi sono pensate, costruite e imposte da persone per lo più ignote, designate da qualcuno e mai elette, che siedono ai loro vertici e nelle loro strutture burocratiche. Il deficit di democrazia che promana da queste figure sconosciute e dal loro lavoro è impressionante. E lo è ancor di più se si considera la loro estrema permeabilità (istituzioni e uomini) ai potenti interessi economici delle grandi corporations planetarie che operano direttamente nei loro confronti, anche con la corruzione, o tramite opacissime fondazioni di cui si sa poco o nulla. Ma veramente pensate che Bill e Melinda Gates, i veri proprietari dell’OMS, o George Soros o la Fondazione Rockefeller siano puri benefattori dell’umanità?

Questo mondo fatto di sconosciuti ha, per di più, l’immenso potere di creare norme giuridiche valide per tutte le nazioni. “Il diritto internazionale destatalizzato,” scrive Barra Caracciolo, “si trasforma in un ordinamento privatistico su scala mondiale”. Dunque l’ordine mondiale apparentemente perseguito dalle grandi istituzioni sovranazionali diventa semplicemente il campo di battaglia e la terra di conquista dei grandi potentati mondiali, di fronte a cui i singoli stati -spesso anche quelli grandi- diventano impotenti.

Accanto a queste istituzioni aperte e apparentemente conoscibili nella veste esteriore, ma opache e spesso oscure nella loro struttura interna e nei loro processi decisionali, c’è poi tutta una serie di organismi veramente occulti o semi-occulti. Ancora oggi tutti vorremmo conoscere che cosa si dice e si decide al Bilderberg, che raccoglie veramente i potenti del mondo, ma non ci è concesso. E la Trilaterale? E il Council on foreign relations?

E qualcuno ha pure il coraggio di ironizzare se si parla del nuovo ordine mondiale e dei suoi adepti:  ringraziamo Giannini per averci tolto parecchi dubbi.

E veniamo a Salvini. Che c’entra con tutto questo?

Nessuno sostiene che nei grandi luoghi decisionali del mondo si pensi a lui, ma la frase di Giannini ci illumina su come le propaggini italiane ed europee di quegli ambienti ci pensino invece moltissimo. In effetti il suo sovranismo, il suo scetticismo verso le organizzazioni sovranazionali, il suo rifiuto dell’immigrazionismo mondialista, la sua attenzione verso le concrete esigenze della gente, il suo modo diretto di fare politica, la sua semplicità comunicativa, il rispetto verso l’opinione popolare, la sua attenzione verso la famiglia e le piccole realtà produttive, in sostanza, la sua visione democratica della politica, rappresenta -con tutte queste cose- l’esatto opposto della visione elitista (o meglio, oligarchica) del nuovo ordine mondiale e dei suoi epigoni italiani come Giannini e l’informazione che rappresenta.

Non è necessario essere leghisti per vedere l’attacco costante, pervasivo, concentrico verso Salvini -anche con sgradevolissimi toni personali- da parte della politica di sinistra, elitaria e mondialista, da parte della sua base elettorale più rozza e meno acculturata e infine da parte dell’informazione “gianniniana”, che hanno  raggiunto il loro risultato concreto nei giorni scorsi con l’autorizzazione a procedere nei confronti del leader leghista per un reato inventato e demenziale. Una narrazione che abbiamo già subito, a suo tempo, con Berlusconi e con il vergognoso esito giudiziario della sua storia politica su cui solo ora si comincia a fare un po’ di luce.

E’, in fondo, l’antica radice antidemocratica del comunismo che continua a nutrire i comportamenti della sinistra attuale, comportamenti che si sposano meravigliosamente con il potere dei mondialisti, ugualmente antidemocratici e intolleranti, che non concepiscono avversari ma solo nemici da abbattere quando contrastano col loro “ordine”, nazionale o universale che sia.

 

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Articolo pubblicato il 06/08/2020