"Preferibilmente" fa la differenza

In tempo di coronavirus, le dispense si sono riempite di generi alimentari. 

Le ragioni compulsive del loro ammasso sono nella preoccupazione di limitazioni sempre più stringenti alla libera mobilità per gli acquisti, nel timore di esaurimenti dei prodotti e, come alcuni psicologi hanno evidenziato, nella imitazione dei comportamenti altrui, per il sistema innescato dai nostri neuroni specchio, scoperti alla fine del secolo scorso dal neuroscienziato Giacomo Rizzolatti, con un gruppo di ricercatori dell’Università di Parma.

Dopo un furto di 600 rotoli di carta igienica ad Hong Kong il 17 febbraio scorso, una donna si precipitò a farne incetta riempiendone un carrello della spesa, per nulla tranquilla sulle affermazioni del Premier Conte che i generi di prima necessità non sarebbero mancati. 

Non sappiamo se la carta igienica era  tra questi, ma sappiamo di un’altra donna che, quando vide innanzi a sé quel carrello stracolmo di carta igienica, si affrettò a riempirne anche il suo, pur nulla sapendo del furto ad Hong Kong. 

La sua decisione fu motivata dai suoi neuroni specchio, senza che se ne avvedesse e, a domanda, rispose: “Sa, non si sa mai. 

Lo ha fatto quella donna davanti a me; lo faccio anch’io”. 

Perché? Rizzolatti ci ha scritto dei libri per spiegarlo. 

La carta igienica non ha una scadenza per il consumo. 

Ce l’anno invece i cibi, stivati nelle dispense all’insorgere della pandemia, che rischiano d’essere buttati via se non saranno utilizzati per tempo. 

Le etichette alimentari hanno talvolta indicazioni sommarie, poco esaurienti, criptiche. 

Al consumatore, quindi, sfugge di frequente quel che mangia perché non sempre è in grado di apprezzare esattamente i nutrienti in percento, le calorie, gli allergeni, i grassi saturi e quelli polinsaturi, la provenienza e spesso è in imbarazzo nel giudicare la edibilità del prodotto in base alla scadenza. 

Ogni alimento ha proprie regole di corretta conservazione, di cui talvolta è obbligatoria per Legge l’indicazione sulla etichetta o sulla confezione. 

Vi sono norme generali sulla pulizia degli ambienti e delle persone, ma soprattutto norme tecniche, in continua evoluzione, che vanno dalle varie forme di cottura alla surgelazione ed includono la pastorizzazione e la refrigerazione, l’affumicamento e la disidratazione, la salatura e la salamoia, la liofilizzazione e la sterilizzazione, la fermentazione e l’irradiazione, l’aggiunta di antiossidanti, il confezionamento in ambienti sterili, sotto alcool, sott’olio o sott’aceto. 

L’obbiettivo primario è la eliminazione di parassiti e microrganismi; secondario, ma non meno importante, è invece l‘obbiettivo di migliorare gusto, digeribilità, ed assimilazione dei cibi. 

È indispensabile, poi, che nella catena di distribuzione non si verifichino incidenze, tali da vanificare le aspettative delle tecnologie usate a monte per la conservazione del prodotto alimentare, dato buono da mangiare nei termini indicati sull’etichetta se continua ad essere tenuto correttamente, nei modi previsti. 

Infatti, anche le tecnologie più sofisticate potrebbero non garantire la edibilità senza problemi alimentari dopo che la confezione, ad esempio, sia rimasta stoccata per qualche giorno al sole dell’estate prima d’esser messa sui banchi di vendita o quando un surgelato interrompe la catena del freddo per il tempo del trasporto  nel bagagliaio d’un automezzo dal supermercato a casa, prima d’essere nuovamente stivato in un congelatore domestico. 

Una data sulla etichetta o sulla confezione viene generalmente intesa come data di scadenza; ma non è obbligatoria su tutti i prodotti. 

Di norma, è preceduta da una scritta di spiegazione, spesso posta in altra parte della confezione. 

Nelle bevande in lattina questa data si trova in genere sul fondello; la scritta di spiegazione, no. 

Quel che fa la differenza sul significato da dare alla data di scadenza è la parola preferibilmente, che talvolta compare sulla etichetta o sulla confezione e talaltra manca, non per dimenticanza, ma in ossequio a norme di Legge. 

DA CONSUMARSI ENTRO (in inglese: USE BY) significa che, se il prodotto viene conservato nelle condizioni corrette previste per lo stesso, la data indicata è quella entro la quale può essere tranquillamente consumato; dopo, potrebbero svilupparsi batteri pericolosi per la salute. 

Si tratta quindi di prodotti rapidamente deperibili.
DA CONSUMARSI PREFERIBILMENTE ENTRO (in inglese: BEST BEFORE) significa che, se il prodotto viene conservato nelle condizioni corrette previste per lo stesso, entro quella data mantiene tutte le sue qualità; dopo, esse vengono meno progressivamente. 

Si tratta, pertanto, di prodotti non rapidamente deperibili, il cui degrado organolettico non comporta immediati pericoli per la salute. 

In questi casi, gli alimenti possono essere ancora consumati oltre la data indicata, che fornisce solo il Termine Minimo di Conservazione (TMC), il quale impone alcune conoscenze complementari. 

Se l’etichetta indica giorno, mese ed anno, il prodotto si conserva per tre mesi dalla data; se indica solo mese ed anno, si conserva per diciotto mesi dalla data; se, infine, indica solo l’anno, si conserva per oltre 18 mesi dalla data. 

Il TMC, dunque, per prodotti correttamente conservati, ne garantisce le qualità organolettiche fino alla data indicata che, nelle sue varie rappresentazioni appena dette, informa invece il consumatore sul tempio dal quale comincia il degrado. 

Elementare, Watson? Probabilmente. 

Però l’alfabetizzazione alimentare dovrebbe cominciare nella scuola elementare, per non farsi poi prendere in giro da saccenti Sherlock Holmes, come poveri Watson. 

Si vales, valeo.
armeno.nardini@bno.eu

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Articolo pubblicato il 09/08/2020