La politica senza empatia di Trump

I disastri di Trump a pochi mesi dalle elezioni negli USA

Dopo la morte di Ennio Morricone, la RAI ha pensato di trasmettere ogni sabato sulla terza rete i film western di Sergio Leone, quelli con le splendide musiche del compositore italiano.

Rivedendo alcuni dei film già trasmessi ho riflettuto su come il genere western dell'italiano Sergio Leone poco incarni quell'ostentazione di supremazia tipica degli statunitensi, facendo ad esempio il paragone con i western interpretati da John Wayne.

Se nelle pellicole di John Wayne, spesso il cowboy tutto macho e vigoroso (alla Trump e alla Bush) si contrapponeva al nemico pellerossa (divenuto il cattivo anche se non se ne comprende il motivo poiché era il vero aborigeno) e allo stupido e sporco messicano (che ancora oggi viene tenuto lontano dal muro di Trump), nei film di Sergio Leone i protagonisti sono solo i gringo, con le loro paure, debolezze, che si confrontano tra loro e in cui c'è anche spazio per un po' di pietà e di compassione.

Sono passati ben quattro anni da quando Trump è stato eletto Presidente degli Stati Uniti e di quel machismo nord-americano alla John Wayne, che tra l'altro sosteneva la supremazia della razza bianca, ancora non si sono perse le tracce, tanto che Trump ha innalzato muri contro i Messicani, ha vietato in modo permanente l'ingresso sul territorio statunitense ai cittadini di sette nazioni giudicate "ostili”, ha cancellato dal sito internet della Casa Bianca la pagina dedicata al tema dei diritti Lgbt, ha scimmiottato in pubblico il giornalista disabile Serge Kovaleski.

Insomma Trump sta riportando indietro gli USA sui temi della tolleranza, del rispetto, temi progressisti ma non tanto nell'accezione cui siamo abituati ossia quella tipica della Sinistra, ma di un approccio egualitarista in un mondo ben diverso da quello del primo Novecento.

Oltre a ciò, Trump ha mostrato la sua poca empatia verso i temi ambientali, annunciando la volontà di abbandonare l'Accordo di Parigi sul clima, sostenendo le fonti fossili inquinanti, spingendo per un ritorno alla ripresa delle esplorazioni petrolifere nell'Artico, abolendo il Clean Power Plan ossia la norma che imponeva alle centrali termiche di ridurre le proprie emissioni di CO2 del 32% entro il 2030, proponendo di sopprimere entro tre anni tutte le sovvenzioni per l'acquisto di auto elettriche e di sistemi basati sulle energie rinnovabili.

Non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro, speranzosi che gli Americani questa volta cambino strategia e votino un Presidente meno avvezzo a un conservatorismo anacronistico, che si batterà anche per "America First", ma per quale America, quella dell'1% più ricco a cui ha abbattuto le tasse e ai petrolieri cui darà spazio affossando l'idea di perseguire un mondo più pulito?

 

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Articolo pubblicato il 11/08/2020