Arera: l'Autorità pubblica che si trasforma in multinazionale

Gigi Cabrino per Civico20News

“Se fino a qualche anno fa il grande rischio per il servizio idrico era quello che le grosse multinazionali entrassero nel capitale delle società erogatrici dell’acqua dei nostri rubinetti oggi possiamo dire che, pur restando in mano pubblica molte delle società idriche, il risultato di una gestione del servizio idrico esclusivamente fondata su criteri aziendalisti e finalizzati al conseguimento del profitto pagato dalle nostre bollette è in gran parte raggiunto”.

Così esordisce Massimo Iaretti, Presidente Movimento Progetto Piemonte, nell’incontro imperniato su un tema molto delicato e sempre più d’attualità.

Iaretti tiene altresì a sottolineare che, se da un lato la progressiva acquisizione di importanti quote di controllo nelle società ex municipalizzate da parte di grandi gruppi finanziari pare, al momento, essere rallentata, dall’altro viene sempre più proposta e promossa una gestione di tipo esclusivamente mercantilistico delle risorse idriche

“che sono pur sempre un bene comune che dovrebbe essere accessibile a tutti e gestito con criteri diversi da quelli della speculazione finanziaria”.

Il protagonista di questo processo che porta ogni giorno di più l’acqua delle nostre case a dipendere da simili logiche è ARERA, l’agenzia nazionale di controllo per le reti (acqua, gas, elettricità e ciclo dei rifiuti).

Potrebbe sembrare strano che una autorità pubblica a cui si riferiscono gli ATO (Ambiti territoriali ottimali) promuova logiche privatistiche su servizi essenziali come quelli in questione ma basta dare un’occhiata ai provvedimenti presi da ARERA di cui è possibile consultare gli atti sul sito arera.it.

Dopo le timidissime concessioni fatte all’inizio dell’emergenza sanitaria, il 23 aprile 2020, quando tutti noi eravamo ancora reclusi nelle nostre case e milioni di famiglie ed imprese stavano intravedendo il collasso, poi realizzato, con la segnalazione n. 136 ARERA comunicava a Governo e Parlamento che le misure emergenziali deliberate, con timide possibilità di dilazioni nei pagamenti, dovevano assolutamente finire perché non compatibili con le logiche di mercato:

“Proprio così – dice ancora Iaretti - mentre le famiglie e l’economia nazionale erano bloccate in quarantena da una crisi sanitaria e sociale senza precedenti l’Autorità, che dovrebbe essere pubblica, richiamava le logiche del profitto e del mercato”.

Ma dalla “segnalazione” si è passati, nel silenzio totale, all’azione; con la delibera 235 del 23 giugno 2020 ARERA ha pensato di introdurre misure urgenti nel servizio idrico alla luce dell’emergenza covid – 19:

“Verrebbe da pensare che , proprio alla luce dell’emergenza, venissero alleggerite le bollette, e invece?”.

Con questa delibera, visti i mancati introiti ai gestori del servizio idrico nei mesi di lockdown e visti i ritardi nei lavori programmati sulla rete (cantieri fermi etc…), si concede alle società erogatrici dell’acqua la possibilità di rivalersi in bolletta nei prossimi mesi:

“Visto che il corona virus ha fatto diminuire le entrate per qualche mese ARERA permette ai gestori di rivalersi sui cittadini e sulle imprese - prosegue il Presidente MPP - nelle prossime fatturazioni dell’acqua, quasi che la colpa fosse loro. E tutto questo, va ribadito, viene deliberato da un’autorità che si definisce pubblica”.

Iaretti ricorda altresì come nove anni fa i referendum sull’acqua abbiano mostrato, con una partecipazione oltre ogni attesa, che i cittadini hanno chiaro il principio che l’acqua è un bene comune e deve essere gestito a beneficio della comunità e non nell’interesse di pochi:
 

“Il Movimento 5 stelle delle origini era stato tra gli artefici di quella impensabile affermazione referendaria, pochi anni dopo i 5 stelle di governo assistono a questi scempi in un silenzio complice”.

Certamente un buon affare per i grandi gruppi multinazionali che grazie ad ARERA riescono ad ottenere lo stesso risultato di una gestione del servizio idrico

“a loro immagine e somiglianza senza più nemmeno dover fare finta di investire qualche euro nell’acquisizione di quote societarie delle società idriche; società che restano in gran parte di proprietà degli enti locali ma che per volontà di ARERA, agiscono come i peggiori speculatori della finanza trasnazionale senza volto e senza nome”.

 

Gigi Cabrino

 

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Articolo pubblicato il 10/08/2020