Valle d'Aosta, terra di castelli

Issogne, il Castello dei sogni – seconda e ultima parte - (di Ezio Marinoni)

A Issogne non può mancare un fantasma!

Si narra che di notte su un loggiato del Castello può apparire il fantasma di Bianca Maria Scapardone, nota come “La Contessa di Challant”. Viene offerta in sposa dal padre, a soli dodici anni, a Ermes Visconti. Il matrimonio si trascina per sei anni in un clima tempestoso, fino al 22 ottobre 1519, giorno in cui il Visconti viene giustiziato come cospiratore. A 18 anni Bianca Maria si ritrova ricchissima e vedova. Nel 1522 sposa Renato di Challant e va a vivere con lui nel suo Castello. La bella e irrequieta castellana fugge da Issogne (verso la natia Casale Monferrato) a causa delle lunghe assenze dello sposo e finisce giustiziata a Porta Giovia a Milano il 20 ottobre 1526, con l’accusa di aver ordito l’omicidio del suo amante Ardizzino Valperga, Conte di Masino.

La sua vita avventurosa e la sua tragica fine sono narrate da Matteo Bandello in una delle sue novelle, tra realtà e finzione. Il suo ritratto, come attestato dallo stesso Bandello, avrebbe costituito il modello per la decapitazione di Santa Caterina d’Alessandria, nell’affresco che Bernardino Luini dipinse nella "Cappella Besozzi" all’interno della chiesa di San Maurizio a Milano.

“E chi bramasse di veder il volto suo ritratto dal vivo, vada ne la chiesa del Monistero Maggiore, e là dentro la vedrà dipinta”.

Novella IV, Parte I

 

Una tragica storia d’amore e tradimenti riporta la bella Bianca Maria al castello di Issogne da morta. È possibile che l’anima irrequieta della giovane abiti ancora oggi le mura del maniero? Più d’uno ha affermato di avere scorto il fantasma di una balla ragazza vagare nei corridoi e sui camminamenti; nelle notti di luna piena, quando il cielo è sgombro da nuvole, lo spettro di Bianca Maria percorre l’ala ovest del castello reggendo la sua testa mozzata tra le mani…

 

Dopo i fasti del Cinquecento, che lo hanno visto animarsi della vita sociale e privata di una vera Corte, la residenza inizia un lento declino. Alla morte di Renato di Challant, nel 1565, i suoi possedimenti passano a Giovanni Federico Madruzzo, che ne aveva sposato la figlia Isabella. Si apre un conflitto ereditario tra la famiglia Madruzzo e i cugini maschi di Isabella di Challant, che durerà oltre un secolo. La signoria di Issogne e il suo Castello passeranno ai Lenoncourt e infine, nel 1693, a Cristina Maurizia Del Carretto di Balestrino. Tre anni dopo si conclude il contenzioso e Cristina Maurizia deve restituire Issogne alla famiglia Challant.

Nel 1802, con la morte di Giulio Giacinto, ultimo Conte, si estingue la casata e inizia per Issogne un periodo di forte decadenza, durante il quale viene spogliato dei suoi arredi. Nel 1872 il Barone Marius de Vautheleret decide di vendere all’asta la proprietà.

Vittorio Avondo aveva un sogno. Nato a Torino nel 1836, quando ha 36 anni la vita gli presenta l’occasione per realizzarlo: il castello di Issogne, degradato a causa di abbandono e incuria, va all’asta. Il Procuratore del Re di Aosta avvisa il padre di Vittorio (Carlo, già proprietario del castello di Lozzolo, nel vercellese) e l’acquisto avviene per 20.000 lire.

Il castello di Issogne diventa il suo studio, che condivide con Federico Pastoris, Casimiro Teja, Piero e Giuseppe Giacosa, conosciuti nel cenacolo culturale del castello di Rivara.

Avondo è considerato uno dei migliori rappresentanti del paesaggismo piemontese del XIX secolo. Il suo apprendistato avviene nella campagna laziale; nel 1865 cura il restauro del Museo di Bargello di Firenze; dal 1891 è Direttore del Museo Civico di Torino.

La notte di Natale del 1872 cinque amici a cena festeggiano, alla fioca luce delle candele, l’avverarsi di quel sogno.

Giuseppe Giacosa vi troverà ispirazione per scrivere “Una partita a scacchi” e “La signora di Challant” (ispirato dalla figura di Bianca Maria e portato in scena per la prima volta al Teatro Carignano di Torino il 14 ottobre 1891 da Eleonora Duse) .

Il sogno del restauro si concretizzerà grazie ai progetti di Alfredo D’Andrade.

Vittorio Avondo crea un museo all’interno del castello come omaggio all’arte medievale; con il fotografo Ecclesia realizza una campagna di marketing ante litteram, con un album fotografico che avrà l’introduzione di Giacosa.

Nel 1907 Vittorio Avondo dona allo Stato il Castello di Issogne; oggi esso appartiene alla Regione Autonoma Valle d’Aosta.

Nel 2018 è stato creato un “Appartamento Avondo”; al suo interno è esposta una scacchiera costruita da lui: suggello dell’amicizia profonda con Giacosa e chiusura di un cerchio artistico, storico e letterario. 

Inoltre, un intero ambiente ospita il monumentale dipinto “Ritorno di Terra Santa” eseguito da Federico Pastoris, che studiò presso l’Accademia Albertina di Torino, amante dei castelli valdostani da lui frequentati anche grazie all’ospitalità dell’amico Vittorio Avondo.

Questo interessante spazio di visita è ancora chiuso al pubblico dopo l’emergenza covid19.

Pier Luigi Berbotto ha ricordato la sua visita al castello con queste parole: “(...) quel che non potevo immaginare era quanto di latente, d’inespresso ma pur oscuramente vivo e compenetrato nelle medievali strutture, gravitasse tra anditi e volte, come un immenso potenziale di storie ancora da scrivere, di sogni ancora in attesa di essere sognati. Il Castello dei sogni: così, del resto, non l’avevano forse chiamato l’Avondo e la sua combriccola di colti gaudenti – in primis il Giacosa – a giustificare l’infatuazione per il luogo che li aveva contagiati? E non ci fu pure chi, dovendo scrivere al Giacosa ospite di Issogne, indirizzasse le lettere semplicemente Al castello dei sogni, Valle d’Aosta senza che – come attestò il destinatario – ne andasse perduta pur una?”.

 

Bibliografia

Pier Luigi Berbotto – Le mille e una valle – L’Ambaradan

Matteo Bandello – Novelle

Giuseppe Giacosa – Una partita a scacchi

Giuseppe Giacosa – La signora di Challant

 

Ringrazio la Regione Autonoma Valle d’Aosta, nella persona del Dott. Marco Carrel, per la sua preziosa collaborazione.

Un caloroso apprezzamento va alla passione e alla competenza della guida Antoine Casarotto, delle quali ho beneficiato in occasione della mia visita al Castello di Issogne.

 

@Ezio Marinoni

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Articolo pubblicato il 25/08/2020