Vera Lynn, orgoglio d’Inghilterra

Lo scorso giugno si è spenta a 103 anni Vera Lynn, simbolo della fiera resistenza inglese contro i nazisti.

Il 20 giugno una lunghissima fila di persone in religioso silenzio ha fatto ala al passaggio del feretro di Vera Lynn, una delle cantanti più amate che l’Inghilterra abbia mai avuto. Ad accompagnare il corteo funebre vi erano le rappresentanze di tutte le forze armate del Regno Unito, dalle celebri Coldstream Guards ai marinai della Royal Navy, mentre in cielo si sentiva il ruggito dei motori di uno Spitfire e di un Hurricane della RAF.

 

https://www.youtube.com/watch?v=yZVxV-6uStc

 

Per la scomparsa di Vera Lynn espressero il loro cordoglio tutte le personalità dell’establishment politico e culturale inglese, dalla regina Elisabetta II, che ha fatto avere alla figlia le sue condoglianze personali, al primo ministro Boris Johnson e a un’altra icona del pop inglese come Paul McCartney. Inoltre, tutti i canali del paese trasmessero lunghi servizi filmati sulla cerimonia funebre e sull’onda dell’emozione si prese la decisione di erigere a Dame Vera una statua sulle bianche scogliere di Dover, un luogo particolarmente simbolico della fiera indipendenza inglese, che contribuì a rendere famose in una delle sue canzoni più note.

 

Quelli appena citati sono solo alcuni degli omaggi che una nazione che non dimentica il suo passato ha voluto rendere a una delle sue eroine, scomparsa alla bella età di 103 anni. Ma chi era Vera Lynn?

 

Nata nel 1917 in una modesta famiglia, Vera Margaret Welch iniziò a esibirsi all’età di appena sette anni e quattro anni più tardi decise di assumere il nome d’arte di Vera Lynn, prendendo il cognome da nubile di sua nonna. Nonostante le esibizioni, qualche apparizione radiofonica e la registrazione nel 1936 di un singolo (“Up the Wooden Hill to Bedfordshire”), la carriera della ragazza stentava a ingranare, al punto da obbligarla a lavorare come impiegata in una compagnia di trasporti.

 

Il successo arrivò all’improvviso nel 1939, allo scoppio della seconda guerra mondiale, quando la ventiduenne cantante incise “We’ll Meet Again”, una canzone venata da una sottile malinconia ma sorretta da una incrollabile fiducia, che entrò irresistibilmente nel cuore dei soldati inglesi impegnati a fronteggiare la temuta invasione tedesca dell’Inghilterra.

 

https://www.youtube.com/watch?v=HsM_VmN6ytk

 

In questa fase della guerra – che avrebbe potuto fare pendere l’ago della bilancia dalla parte dell’esercito nazista – la cantante si pose al servizio della sua nazione, andando a cantare di fronte ai civili terrorizzati che cercavano rifugio dai bombardamenti nelle stazioni della metropolitana e in seguito esibendosi al fronte per offrire un po’ di conforto e di aria di casa ai soldati in prima linea.

 

Con il suo aspetto semplice e la dolcezza del suo sorriso, lontani anni luce dagli stereotipi fatali delle dive dell’epoca, Vera incarnava alla perfezione l’immagine della ragazza della porta accanto e della donna che tutti avrebbero voluto avere al proprio fianco come moglie, una ragione per cui valeva la pena di vivere e – se necessario – di morire.

 

Molti ragazzi inglesi trassero forza e coraggio dalle parole della sua canzone, che prometteva che gli innamorati si sarebbero ritrovati, non si sa dove né quando, ma in una giornata felice e piena di sole, un’immagine che da allora continua a commuovere invincibilmente gli inglesi dai capelli grigi, e non solo loro.

 

Nel 1953, otto anni dopo la fine del conflitto, da questa canzone fu tratto l’omonimo film musicale, che vide protagonista la stessa Vera e ottenne un tanto clamoroso quanto prevedibile successo di pubblico.

Un altro grande successo degli anni di guerra fu The White Cliffs of Dover, un commovente omaggio ai piloti della RAF che sacrificarono la loro vita contro gli Stuka e i bombardieri nazisti, nella speranza che prima o poi l’angry sky sarebbe tornato di nuovo – e per sempre – sereno.

 

Dopo la fine della guerra, la popolarità di quella che era stata affettuosamente soprannominata Forces’ Sweetheart (Fidanzata dei soldati) e si era guadagnata sul campo la Burma Star, la medaglia che fu conferita ai reduci che si erano distinti in Birmania contro le truppe giapponesi, non accennò a diminuire, perché questa cantante dal sorriso dolce e timido era riuscita a diventare l’icona dello spirito indomito degli inglesi, un fatto che trovò espressione in brani come Land of Hope and Glory, tratto dalla celebre Pomp and Circumstance March n. 1 di Edward Elgar, e che – come abbiamo visto – le garantì un posto tra gli immortali del Regno Unito, perché tra i difetti degli inglesi non c’è quello di dimenticare i loro eroi.

 

https://www.youtube.com/watch?v=yGQgdE50QA4

 

Ovviamente il trascorrere del tempo mutò i gusti del pubblico, ma la Lynn continuò a essere una presenza costante del panorama artistico, come dimostra il fatto che la sua canzone We’ll Meet Again venne citata – sia pure con graffiante ironia – prima nella scena finale del Dottor Stranamore di Stanley Kubrick e poi nella canzone Vera dei Pink Floyd e nel 2009 le permise di rientrare nelle hit-parade pop inglesi – un record assoluto per una cantante ormai novantaduenne.

 

In Italia Vera Lynn ha ispirato il personaggio di Vera Bendix in Dampyr, fumetto horror-fantasy pubblicato da Sergio Bonelli Editore (per intenderci, la casa editrice che da oltre 70 anni pubblica la saga di Tex Willer), prova di quanto può essere ancora attuale una cantante degli anni Quaranta.

 

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Articolo pubblicato il 19/08/2020