Adamo ed Eva e quella mela

Un libro realizzato dalla passione per la Bibbia da parte dell’autore, Nicola Palermo, notaio in pensione, come si legge sul retro della copertina, illustrata con una delle diverse immagini di Adamo ed Eva del pittore Lucas Cranach, tratta da un suo dipinto del 1553. 

Sottotitolo: QUANTE COSE STRANE AVVENNERO NEL PARADISO TERRESTRE - Edizione: Gruppo Albatros Il Filo S.r.l. Roma – Dicembre 2011 – Pagine 365 – Euro 19,50 – Un talloncino incollato in apertura reca la scritta: Avvertenza. 

Questo libro giunge a conclusioni scandalose; potrebbe perciò disturbare ed essere sgradito.
Il volume ha 128 note che, nel complesso, potrebbero costituire almeno un altro libro, perché sono  quasi tutte esplicative e spesso di molto ampliamento del brano cui si riferiscono. 

Sorprende la ricchezza davvero notevole di richiami bibliografici, inseriti tutti nel cotesto della frase, di citazioni e di rimandi letterari, per lo più fra parentesi (così tutti i versetti della Genesi) o tra virgolette, presenti anche nelle note. 

Ampi sono i rinvii a Dante, più che a Leopardi, ma primeggiano quelli ad Hans Kung, a Vito Mancuso e a Gianfranco Ravasi; sono nomi che, da soli, indirizzano in qualche modo il lettore al filone delle tesi sviluppate dall’autore. 

Kung è un teologo svizzero noto per le sue posizioni critiche verso la dottrina della Chiesa cattolica, il dogma della infallibilità del Papa, l’operato di Giovanni Paolo II e quello di Benedetto XVI. 

Mancuso è un docente di storia delle dottrine teologiche, ordinato sacerdote dal Cardinale Carlo Maria Martini, che ha avuto per lui attenzioni particolari, dimesso poi dallo stato clericale ed oggi sposato e padre di famiglia, i cui scritti sull’evoluzionismo teologico e sulla non accettazione di alcuni dogmi della fede cattolica sono stati fortemente criticati. 

Ravasi è Cardinale di Santa Romana Chiesa, distintosi per aver ribadito “la non incompatibilità a priori” della teoria della evoluzione darwiniana con il messaggio della Bibbia, di cui Genesi, il primo libro, narra della creazione divina del cielo, della terra e, quindi, dell’uomo e del giardino dell’Eden, con l’albero della conoscenza del bene e del male, prima che venisse plasmata la donna. 

Scritto quasi come un racconto, il testo procede però come un saggio, perché è tale, confinato in una materia ostica. 

Un ritmo incalzante e talvolta ossessivo è impresso dai mille interrogativi che l’autore si pone, coinvolgendo il lettore, cui trasferisce i propri dubbi.
Sembra ormai definitivamente accertato che la Bibbia è stata scritta a più mani nell’arco di oltre un millennio. 

Di essa esistono nelle biblioteche, nelle librerie e nelle case d’oggi, varie traduzioni in lingue diverse eseguite in contesti e in momenti storici diversi; per ragioni di lessico e spesso anche di finalità perseguite, talvolta i traduttori ci hanno messo del proprio, allontanandosi così, anche volutamente e non per errore, dal significato vero del testo originale. 

Da qui, le numerose incongruenze riscontrate dagli studiosi, menzionate in più d’una circostanza dall’autore, che introduce il suo lavoro ponendosi subito in contrasto con la narrazione dell’origine dell’uomo, di cui il racconto biblico dà due versioni contraddittorie; quindi, egli sviluppa tutto il suo scritto in continua polemica con le circostanze in cui la Bibbia, Parola di Dio, dice essere avvenuto il peccato originale. 

Di questo, enfatizza le conseguenze, che non hanno trovato ancora fine ai nostri giorni. 

La sua esposizione si avvale di un periodare semplice e piano, con parole debordanti talvolta nel linguaggio del popolo, che non ti aspetteresti nel contesto di elevate considerazioni. 

I pensieri espressi, infatti, richiedono una preparazione non comune del lettore, cui impongono, ed ampliano, conoscenze che spaziano da quelle della matematica elementare e quelle delle più dotte dottrine teologiche e filosofiche, toccando i miti e la storia, la sociologia e la politica, la bioetica e la morale, la semantica e l’antropologia, il mondo dello spirito (l’anima e la morte) e quello della carne (la nudità e la sessualità).

Ciò che in qualche modo stupisce, nel complesso affascina e fondatamente sconcerta, è il modo col quale nel libro si affrontano singolarmente i tantissimi argomenti, sottoponendo ad una critica serrata il comune intendimento del testo biblico, con la formulazione di osservazioni dalla logica stringente, portatrici di interrogativi a catena che destabilizzano innanzitutto lo stesso autore il quale, in più di una circostanza, finisce per ammettere come egli stesso non ci capisce niente e conclude il suo ponderoso lavoro – che testimonia approfondite ed erudite ricerche - dicendo che “forse, di fronte al  mistero dell’uomo e dell’universo, l’atteggiamento più degno d’una persona umana è il silenzio. 

Un SILENZIO umile, meravigliato, riverente e informato”. 

A questo punto, dopo essersi sottoposti all’improba fatica di leggere tutto questo tomo fino in fondo, i detrattori potrebbero concludere in modo denigratorio che l’autore poteva tacere sin dall’inizio. 

Poi, però, saranno costretti a considerare che è motivo di interesse anche ciò che non si condivide ed accetteranno di buon grado l’invito formulato nell’ultima pagina: “Non importa ciò che dobbiamo credere, ma ciò che dobbiamo fare”. 


Si vales, valeo.
armeno.nardini@bno.eu 

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Articolo pubblicato il 24/08/2020