Oggi è l’8 settembre. Una ricorrenza che in molti non ricordano.

L’opinione di Indro Montanelli

Sono trascorsi 77 anni dall’8 settembre del 1943  una data storica oltre che fondamentale per la storia italiana. In pochi forse la ricordano come avvenimento, ma soprattutto, poco conoscono del  significato intrinseco. Nel riepilogare i tratti fondamentali di quel periodo storico, riportiamo l’opinione  di Indro Montanelli.

Quel giorno infatti alle ore 19,42, dai microfoni dell’Eiar, il primo ministro Pietro Badoglio annunciava l’entrata in vigore dell’armistizio firmato il 3 settembre con gli anglo-americani. 

L’annuncio fu salutato positivamente da tutti gli italiani, convinti che finalmente la guerra fosse finita.

L’armistizio fu in realtà la conclusione di un iter iniziato il 25 luglio del 1943 con la sfiducia di Benito Mussolini da parte del Gran Consiglio del fascismoLa guerra si stava mettendo molto male, gli americani erano sbarcati in Sicilia. Roma il 19 luglio era stata bombardata e la gente era stremata. 

Il Gran Consiglio a maggioranza votò il trasferimento delle competenze in materia militare dal capo del Governo, cioè Mussolini, al re Vittorio Emanuele III. Il Duce, convinto che il sovrano fosse dalla sua parte, il giorno successivo si recò a colloquio con lui certo di ricevere dal re il mandato ad andare avanti senza tener conto del voto contrario del Gran Consiglio, dove l’ordine del giorno Grandi, fortemente critico con la gestione della guerra da parte di Mussolini, era stato votato anche dal genero Galeazzo Ciano. 

Vittorio Emanuele III, che in realtà aveva gestito il tutto da dietro le quinte, comunicò a Mussolini la decisione di deporlo da primo ministro facendolo poi arrestare dai Carabinieri, in base all'esigenza di garantire la sua incolumità fisica. 

Poi il re affidò il ruolo di primo ministro al maresciallo d’Italia Pietro Badoglio. 

Nonostante da parte del nuovo capo del Governo fosse stato annunciato il proseguimento delle operazioni belliche al fianco della Germania, iniziarono subito in gran segreto le trattative per giungere ad un armistizio con gli anglo americani. L’armistizio fu firmato il 3 settembre, ma Badoglio decise di prendere tempo e di non annunciarlo in attesa di preparare il campo alla rottura dell’alleanza con la Germania e al cambio di schieramento. Gli americani invece già il 4 settembre chiesero al primo ministro italiano di rendere pubblico l’accordo raggiunto. 

Di fronte alle resistenze di Badoglio, gli americani dal 5 al 7 settembre sganciarono centinaia di bombe su varie città italiane e l’8 settembre, a causa delle incertezze italiane, decisero di dare autonomamente l’annuncio. A quel punto a Badoglio non restò che comunicare l’armistizio al popolo italiano.

 

La guerra non soltanto non finì come molti speravano, ma per l’Italia iniziò un periodo ancora peggiore, quello della guerra civile. 

L'opinione di Indro Montanelli

“Quello che io, con la mia flebile voce, ho sempre contestato e continuo a trovare vergognoso, fu il nostro modo di arrenderci. Noi eravamo un Paese vinto, che non si batteva più nemmeno per difendere il proprio suolo.

Gli anglo-americani avevano preparato lo sbarco in Sicilia come un assaggio o prova generale di quello che si apprestavano a fare in Normandia. E ad accoglierli trovarono invece della gente che gli batteva le mani e gli chiedeva scatolame, cioccolata e sigarette.

Cos'altro poteva fare, se non arrendersi, il governo di un popolo che si era già arreso? Solo che la resa potevamo farla in due modi: alle spalle e all'insaputa dell'Alleato, oppure avvertendolo che lo avremmo fatto perché non avevamo alternativa.

Scegliendo la seconda strada, noi non avremmo salvato nulla, come nulla salvammo scegliendo la prima. Nulla, meno una piccola cosa, a cui noi italiani non diamo mai alcun peso: l'onore. Vinti sì, come può capitare a qualsiasi esercito e a qualsiasi popolo. Traditori, no.

Fra le tante critiche mosse al Re e a Badoglio per il modo in cui condussero quella vicenda, non viene mai citata la parola d'onore che il Maresciallo dette all'Ambasciatore di Germania il 7 settembre, quando l'armistizio di Cassibile era ormai firmato, con cui il nuovo governo attestava la sua ferma volontà di continuare a battersi.

Della nostra condizione politica e militare, nulla - intendiamoci - sarebbe cambiato. I tedeschi avrebbero ugualmente occupato quanto potevano occupare della Penisola, forse avrebbero arrestato il Re e Badoglio e disarmato le nostre truppe. E noi saremmo stati un Paese che, riconoscendosi vinto, deponeva le armi, e basta.

Quello che ci disonorò fu il nostro passaggio nel campo nemico alle spalle dell'alleato, e quello che ci ridicolizzò fu la nostra pretesa, alla fine della guerra, di sedere al tavolo dei vincitori.”

 

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Articolo pubblicato il 08/09/2020