Referendum: Un NO per l’Italia

Crescono appelli e consensi da parte degli elettori del Centrodestra

Si stanno infittendo comunicazioni e prese di posizioni in merito ai questi referendari.

Infatti la consultazione referendaria dei prossimi 20 e 21 settembre, confermativa della legge  costituzionale che riduce il numero dei deputati e senatori, lungi dal disegnare un’organica riforma finalizzata a migliorare l’attività e la funzionalità del Parlamento, si limita unicamente ad assecondare le pulsioni antipolitiche ancora diffuse in alcuni settori dell’opinione pubblica, anche a  causa dei pessimi esempi che ci provengono  ogni  giorno dai nostri politicanti.

 

Siamo però in presenza di un bluff destinato a lasciare insoluti i veri nodi che determinano la paralisi delle nostre istituzioni, a cominciare dal bicameralismo perfetto. Sulle riforme che sarebbero indispensabili per sanare il nostro Stato, ormai morituro, ne parleremo nei prossimi giorni. E’ bene ribadire che la vittoria del SI, priverà molti territori di adeguata rappresentanza e renderà le Camere ancor più condizionabili da lobby e gruppi di pressione. Il tutto, barattando la democrazia  con un risparmio pari al costo giornalieri di una tazzina di caffè.

 

Sotto  il profilo politico, è invece di tutta evidenza che a beneficiare della vittoria del “SI” sarebbe il solo M5S, da tempo in preda ad una gravissima crisi politica che ne ha più che dimezzati i consensi in appena due anni. Un’emorragia elettorale cui non è estranea la repentina abdicazione identitaria rispetto ai temi più battuti nella campagna elettorale del 2018, anche a causa dell’improvvisazione della classe dirigente del M5S in massima parte composta da incolti e cialtroni: Tav, Tap, Muos, F35, Ilva e via elencando. Così come l’incoerenza mostrata dai suoi dirigenti sul tema delle alleanze politiche e persino su alcuni irrinunciabili capisaldi statutari come il divieto di doppio mandato o l’obbligo di rendicontazione e di restituzione degli stipendi. La sete di poltrone per la maggior parte dei grillini disoccupati o sottoccupati nella vita civile, ha avuto il sopravvento.

 

Per non tacere come il M5S abbia agito sul fronte giustizia con leggi fortemente lesive delle garanzie della difesa e di chiara impronta giustizialista, nonostante il verminaio scoperchiato dal caso Palamara e le sconvolgenti rivelazioni emerse in merito al contesto in cui, nel 2013, maturò la sentenza di condanna definitiva di Berlusconi, cui seguì la sua decadenza da senatore. L’altro fronte utilizzato dal M5S per contenere le perdite, è quello dell’anti-Casta con la norma che riduce il numero dei parlamentari.

 

Il referendum confermativo di questa legge-spot offre all’opposizione l’irripetibile opportunità di bocciare la falsa narrazione grillina, presupposto indispensabile per determinare la crisi dell’esecutivo giallo-rosso.

 

A tanto non basterebbe, infatti, la sola vittoria del centrodestra alle concomitanti elezioni regionali, sia per la difficoltà di fornire una lettura politica univoca ad una consultazione parziale e territoriale sia perché la coalizione di governo si è presentata ovunque variamente divisa. Ha pesato, in tal senso, soprattutto la decisione del M5S di non stipulare alleanze, tranne che in Liguria, nonostante la via libera ottenuto dalla piattaforma Rousseau. È perciò impensabile che tale  circostanza non venga fatta valere in sede di analisi del voto e delle sue conseguenze sulla tenuta della maggioranza.

 

Identica scappatoia non sarebbe invece disponibile se a prevalere al referendum fosse il “NO”. In tal caso, infatti, a restarne colpito sarebbe proprio il M5S, forza politica di maggioranza relativa in Parlamento e architrave del governo. La vittoria del “NO” ne renderebbe irreversibile la crisi evidenziandone il distacco dagli italiani sul terreno a loro più congeniale, quello dell’antipolitica.

 

Alla luce di tali considerazioni, nonostante i quattro voti parlamentari pregressi, negli ultimi giorni, anche i leader del centro destra, valutate le conseguenze politiche che, come accennato, potrebbero dare il fiato al M5S ormai agonizzante, stanno dimostrando nel fatti di lasciar liberi i propri elettori. Così il solo Zingaretti, schierato per ill SI, scatenerà ancor più le diatribe e le faide all’interno del PD.

In questi giorni si sta infittendo l’elenco di elettori del centro destra che motivatamente invitano gli elettori ad esprimersi per il NO.

 

Per adesione

Link per firmare online l’appello :
http://chng.it/ngcj7TjdXB

Mail :
adesioniperilno@gmail.com

 

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Articolo pubblicato il 10/09/2020