La «Torino noir» vista e narrata da Milo Julini

Un tranquillo weekend di paura

Nel racconto di questa settimana desideravo evidenziare gli aspetti di devianza in un particolare fine settimana della Torino del 1871, quello del 24-25 giugno, quando il 24 ricorre la festa di San Giovanni Battista. Alla conclusione di questa piccola ricognizione, basata sulla consultazione dell’archivio on line de “La Stampa”, ha prevalso la tentazione di ricordare col titolo il film del 1972 diretto da John Boorman, Un tranquillo weekend di paura.

La prima segnalazione di un comportamento “teppistico” viene da una lettera pubblicata addirittura nella prima pagina della “Gazzetta Piemontese” di sabato 24, scritta da un indignato padre di famiglia.

Leggiamo:

Indecenza. – Ci scrivono:

«Ieri, 24, essendomi recato a passeggio fuori di città con la mia famigliuola, dovetti rassegnarmi a tornare presto indietro, per non offendere la vista delle mie povere bambine.

«Un branco di giovinastri dai 14 ai 18 anni, stavansi nudi girovagando e facendo peggio, in una parte di prato allagato dall’acqua del canale, che si trova ad oriente della ferrovia, nel borgo San Salvario. So che altrettanto si pratica nel canale che costeggia il viale dei macelli, in prossimità della stazione di Porta Susa.

«Si pregano perciò le persone a cui è affidata la sorveglianza sul buon ordine dei cittadini, a porsi in opera, onde reprimere al più presto questi stabilimenti balneari improvvisati, che tornano moltissimo a danno della pubblica moralità.».

 

Al commento occorre premettere un chiarimento. Siamo nel Borgo San Salvario del 1871, costruito in prevalenza nella parte compresa tra gli attuali corsi Vittorio Emanuele II e Guglielmo Marconi. Il canale descritto dovrebbe essere il canale dell’Ergastolo, carcere femminile situato dove oggi si trova il liceo classico Vittorio Alfieri. Questo canale, che proviene dalla Crocetta e raggiunge il Po, nel suo percorso incrocia la ferrovia di Genova - in partenza da Porta Nuova - all’incirca in corrispondenza dell’attuale via Ugo Foscolo.

Non stupisce la preoccupazione dell’autore della lettera per la vista di nudità maschile da parte delle sue bambine. Pochi anni dopo, un altro padre di famiglia, dopo aver visto una fotografia del monumento Cavour inaugurato a Torino l’8 novembre 1873, scriverà una lettera piena d’indignazione a un giornale per chiedere se sia lecito collocare al centro di una piazza un monumento che esibisce nudità tali da non permettergli più di attraversare piazza Carlina in compagnia delle sue giovani figlie!

Dopo questo momento di perbenismo puritano, entriamo nella cronaca nera riferita alla giornata di sabato 24 giugno 1871. Nello stile sintetico adottato al tempo dalla “Gazzetta Piemontese” che non ama soffermarsi più di tanto su episodi che denotano l’inciviltà di una parte della cittadinanza torinese, leggiamo che:

 

Cronaca nera.

La festa di ieri ci ha recato una variata messe di reati, causa le insolite libazioni per celebrare la festa di S. Giovanni.

- Due distinti ferimenti nella notte sul corso Principe Umberto e in sezione Po, con ribellione alla forza pubblica. Conseguentemente arresti e feriti fra cui anche una guardia di pubblica sicurezza.

- Ad un’ora antim. rissa fra un garzone macellaio ed alcuni sconosciuti al luogo detto l’Aurora [all’angolo dell’attuale corso Giulio Cesare con corso Emilia, dove sorgeva la cascina Aurora, N.d.A.]. Il primo riportava una ferita al capo ed al braccio.

- Altro diverbio al Chiabotto delle Merle [l’isolato oggi delimitato dalle vie Cuneo, Schio, Pinerolo e Luigi Damiano, nei pressi della Barriera di Milano, oggi piazza Crispi, N.d.A.] fra un conciatore di pelli ed alcuni compagni. Il primo si buscò una coltellata nel braccio sinistro.

- Altra rissa fra alcuni ballerini in via Nizza per gelosia di donne, però qui invece del coltello intervenne il bastone, ed un tale si ebbe una mazzata sull’occhio.

- Un maestro elementare ieri mentre osservava il giuoco delle boccie sull’angolo delle vie Gaudenzio Ferrari e Montebello fu derubato del portafogli contenente più di 200 franchi, però i ladri furono tosto accalappiati.

- Ieri l’altro poi verso le 7 pom. alla borgata Villaretto [oltre la Stura, oggi tra la Tangenziale Nord, il raccordo Torino-Caselle e il confine con Borgaro, N.d.A.] mentre il sacerdote R. restituivasi alla propria abitazione, venne aggredito da due sconosciuti i quali gli tolsero il portafogli con L. 24 e l’orologio d’argento.

- Gli arrestati furono 31 fra cui 9 donne. (“Gazzetta Piemontese”, domenica 25 giugno 1871).

 

Il sabato festivo ha anticipato le “libazioni” e le loro classiche conseguenze, liti, risse, coltellate, resistenza alla forza pubblica. Non mancano furti e rapine, in particolare in zone della città al tempo periferiche.

E veniamo alla cronaca della domenica 25 luglio, successiva alla festa di San Giovanni e quindi trascorsa in un clima di maggiore eccitazione rispetto al solito.

Al lunedì 26, la Cronaca nera registra:

Anche ieri il coltello non è stato inoperoso.

- Verso le 9½ in via Silvio Pellico certo P. e figlio, falegnami, attaccarono briga con certo B.; il figlio di quest’ultimo essendosi intromesso fra i litiganti, si ebbe dai primi un colpo di scalpello al petto che gli produsse una ferita piuttosto grave. Il feritore venne arrestato.

- Altro ferimento grave avvenne alle 10 pom. in borgo Dora sulla persona di un calzolaio per mano di un certo B., pregiudicato. Il feritore venne poco dopo tratto agli arresti. Il ferito versa in pericolo di vita all’ospedale Mauriziano.

- Una lavorante del laboratorio pirotecnico venuta alle prese con un’altra sua compagna per le scale della sua abitazione, dopo averla ben bene colmata di contumelie, la gettò giù per la scalinata e le pestò un tantino lo stomaco.

Anche questa dovrà rendere conto alla giustizia del suo operato.

- Un tale, di professione cameriere, ieri tentò di togliersi la vita segandosi la gola con un rasoio; ma invece essendosi cagionato una grave ferita al collo, fu mestieri condurlo all’ospedale.

- Gli arrestati furono 20, fra cui 5 donne. (“Gazzetta Piemontese”, lunedì 26 giugno 1871).

 

L’episodio più intrigante è quello dello scontro fra le due lavoranti del laboratorio pirotecnico, dove il solito puritanesimo parla di “stomaco” per indicare il seno, ma ci mancano, almeno per ora, elementi per approfondirlo.

Ci soffermiamo invece sull’accoltellamento di via Borgo Dora.

Verso le ore 10 della sera di quel 25 giugno, Angelo Borello detto Borlin, di 33 anni, muratore di Torino, ha colpito con una coltellata il calzolaio Celestino Caressio e lo ha ferito alla regione toracica sinistra in modo tanto grave da provocarne la morte, avvenuta verso le ore 9 della sera del giorno successivo.

Arrestato poco dopo l’accoltellamento, Angelo Borello è stato accusato di omicidio volontario. Secondo le risultanze dell’istruttoria, ha colpito Caressio senza motivo.

Il suo processo alla Corte di Assise di Torino, inizialmente annunciato per il 2 ottobre del 1872, viene celebrato il 23 novembre di quell’anno.

Secondo il verdetto dei giurati, Angelo Borello è colpevole ma l’omicidio è stato commesso nell’impeto dell’ira, in seguito a una grave provocazione. Pregiudicato, perché già altre volte condannato ai lavori forzati a tempo, Borello è condannato alla relegazione per dieci anni, all’indennità verso gli eredi della sua vittima e alle spese processuali. Viene confiscato il coltello che lui ha usato e che figura come corpo del reato. Questa la sentenza della Corte d’Assise di Torino in data 23 novembre 1872.

Il 23 agosto 1880, per l’amnistia del 19 gennaio 1878, la pena è ridotta di sei mesi.

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Articolo pubblicato il 30/09/2020