«Napoleone e i Bersaglieri» – Una curiosità storica poco nota

Una breve ricerca dell'ing. Giovanni Albera

Le curiosità storiche, sovente arricchite di eventi collaterali e di aneddoti, fanno parte di quella storia minore che può aggiungere una nota di colore o di approfondimento alla cosiddetta “grande storia”.

In realtà il repertorio delle curiosità storiche, che costituisce un enorme patrimonio di memorie disperso in mille rivoli, è di dimensioni tali che richiederebbe uno studio organico per la sua corretta catalogazione al fine della giusta attribuzione integrativa agli eventi della narrazione storica ufficiale.

La realizzazione di questo obiettivo è sicuramente complessa e ambiziosa ma, a titolo di stimolo, non rinunciamo a proporlo e sollecitarlo agli studiosi di questo comparto storico specialistico.

Al riguardo riportiamo la breve e interessante ricerca “Napoleone e i Bersaglieri” dell’ing. Giovanni Albera (detto Johnny), socio della Sezione Bersaglieri “A. La Marmora” Torino, che ringraziamo per la sua costante e fattiva collaborazione.

Buona lettura (m.b.).

 

NAPOLEONE E I BERSAGLIERI

La strada statale del Valico del Moncenisio, che collega Susa a Lanslebourg passando appunto per il Colle del Moncenisio, fu fatta costruire da Napoleone Bonaparte e oggi è una miniera di reperti, sia storici che più o meno presunti tali.

Nel preciso punto d’arrivo su detta statale dell’antica “Strada Reale” dei Savoia, proveniente da Ferrera Moncenisio e da Novalesa, c’è una vecchia casa cantoniera diroccata, già “Regio Ricovero n° 4”, che si vede nella foto seguente:

Su questa foto ho messo due frecce rosse. Quella di sinistra indica la vecchia lapide che contraddistingue la costruzione: “REGIA CASA DI RICOVERO N° IV” (foto n° 2), mentre la freccia di destra identifica un piccolo cartello “moderno”, scritto con mano incerta su carta plastificata e inchiodato al muro (foto n° 3).

L’ignoto autore del cartello plastificato ha commesso un paio di errori, dei quali uno riguarda il fondatore dei Bersaglieri, che fu Alessandro Lamarmora e non suo fratello Alfonso come da lui indicato. Il secondo è un errore di scrittura che potrete ben individuare.

Ma esaminiamo i fatti storici più da vicino.

L’Imperatore Napoleone Bonaparte fece costruire la Strada Statale del Moncenisio e questa sua impresa fu sicuramente molto opportuna, poiché fino ad allora sul Moncenisio esisteva soltanto l’antica “Strada Reale” dei Savoia, una ripida e sconnessa mulattiera lastricata.

Il transito per l’antica “Strada Reale” di origine savoiarda era molto difficoltoso, specialmente d’inverno, e le carrozze non riuscivano certamente a percorrerla.

Napoleone costruì invece una vera e propria strada carrozzabile, sia pure sterrata, dalle pendenze modeste e percorribile anche da carri e carrozze con molta più facilità.

Perché mai questa idea non fu realizzata già precedentemente dai Savoia? Si dice che i Savoia temessero che, con una strada efficiente, i francesi avrebbero potuto sfruttare la facilità di transito per i loro cannoni, al fine di occupare stabilmente Torino e il Piemonte: era questo un vecchio e perenne sogno dei nostri cugini transalpini…

La strada napoleonica è ricca di storia ed aneddoti, considerando che la zona del Colle del Moncenisio è sempre stata di valore strategico e militare elevatissimo.

Uno di questi fatti riguardò proprio Napoleone I, il quale ovviamente percorse in prima persona, in almeno due occasioni, l’importante strada che egli aveva fatto costruire.

Un giorno d’inverno del 1807, mentre l’Imperatore stava impegnando il valico del Moncenisio, in carrozza con il suo seguito, fu sorpreso da una tormenta, fu bloccato dalla neve abbondante e rischiò di morire assiderato.

Ma due “marrons” (così si chiamavano i portatori del posto che aiutavano i viandanti nella pericolosa e lunga traversata del valico), di nomi Martin Boch e François Bouvier, lo soccorsero, lo ripararono in una capanna, lo riscaldarono e gli salvarono la vita.

Napoleone, per ricompensarli, elargì a ciascuno di loro un vitalizio. Poi, memore di quell’incidente accadutogli personalmente, decise di far costruire anche numerosi “ricoveri” lungo la strada, ogni poche centinaia di metri l’uno dall’altro: piccole costruzioni in muratura, alcune delle quali sono rimaste ai posteri e sono visibili tuttora. Alcune furono poi adibite dagli italiani a case cantoniere, altre a depositi o a casermette.

Un ricovero in particolare, un po’ più spazioso e situato nei pressi della Grande Croix, fu recentemente acquistato da un privato italiano che lo convertì in ridente villetta di vacanza.

E i Bersaglieri? Sicuramente anche i Bersaglieri di Lamarmora passarono di lì.

Non soltanto il rozzo cartello plastificato dell’ignoto autore accenna alla vicenda del 1861. Il fatto è riportato anche dal bellissimo libro “Moncenisio in guerra” di Mauro Minola, edizione Susa Libri, il quale, nel capitolo “La strada napoleonica e il nuovo ospizio”, parla appunto del “generale Lamarmora” (sicuramente Alfonso, perché Alessandro morì nel 1855 nella guerra di Crimea).

Fu dunque proprio Alfonso Lamarmora che nell’inverno del 1861 rimase bloccato per 37 ore nel citato Ricovero n° 4, in attesa della fine della tormenta.

Napoleone Bonaparte mai avrebbe immaginato che, costruendo prima la grande strada e in seguito i suoi utilissimi Ricoveri, avrebbe dato una mano anche al Regio Esercito Italiano e ai Bersaglieri.

Johnny Albera

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Articolo pubblicato il 19/09/2020