Una moto d’epoca smorza lo stress da TV

Ore di lavoro manuale, soddisfazioni impagabili. Collezionismo poco incentivato, ma sempre in auge

L’evoluzione della specie non ci sta rendendo merito. I messaggi che giungono dai giornali, dai Tg, dagli iPhone, da ogni strumento e in ogni occasione, non fanno stare bene. Il mondo malato si scioglie, traballa, bande di giovani picchiano, padri che trucidano la famiglia, virus da laboratorio contaminano l'umanità, nei thriller in tv i killer uccidono a colpi di bisturi giovani donne… La cattiveria fa spettacolo.

La politica mente, la crisi avanza, domani sarà peggiore… Aumenta la disoccupazione, la sanità vacilla, l’Europa comanda, l’Italia è in polvere… e noi sentiamo d’essere  numeri manipolati, cambiamo canale, spegniamo i pensieri, gettiamo la spugna. C’è qualcosa di oscuro e sinistro che erode le nostre coscienze; viviamo male.

Difendersi da questi attacchi mirati che pian piano hanno trasformato quel modo di vivere anni 70-80, più semplice e più placido, in una nervosa quotidianità, è un dovere per far sopravvivere la parte migliore della nostra umana sensibilità e recuperare qualche punto di serenità; come fare?

Consiglio: cercate una vecchia moto scordata in qualche cantina, in qualche  cascinale, in un polveroso deposito. Qualche esemplare si trova. Altrimenti, nella rete c’è quella che sognavate da ragazzi o quella che vi piace adesso; meglio se un vissuto prodotto dell’industria italiana anni 60-70, quella che ormai non esiste quasi più. Non sono solo pezzi di metallo, hanno un’anima, una storia che racchiude tempi migliori, una traccia industriale da tramandare.

Una volta deciso, non sarà difficile trovarla tra tante. Sarà la vostra da subito, stabilendo un rapporto di dipendenza bilaterale che potremmo quasi definire amore (chi ce l’ha potrà capire). La calamita attrae per misterioso magnetismo, sia fisico che emozionale: tra uomo e macchina l’interazione si può manifestare!

 

Una motocicletta è un insieme di bulloni, cavi elettrici, pistoni, cinetica, tubi, telaio, catene e sospensioni. E poi: pneumatici, luci, vernici, cromature, decalcomanie… Ha uno scheletro, un cuore pulsante, un sistema nervoso, un aspetto esteriore… si muove poiché respira aria e si nutre con remoti derivati d’energia solare.

Molte analogie con l’essere umano che una volta terminata l’opera e girata la chiave la riporterà in vita, suo signore e salvatore. Lei, cavalcatura animale, restituirà il debito quando, giocando sull’asfalto con gesto di magico equilibrio, farà divertire il suo padrone.

E mentre andando insieme tra panorami e profumi, tagliando il vento e scorrendo in libertà (codice della strada a parte), la crudeltà latente del genere umano, compressa in quelle dure notizie che guastano il vivere, resterà fuori dal casco e dal motore.

L’avrete trovata, comprata e poi smontata, ripulita, operata tra valvole e ingranaggi, rimessa insieme e infine verniciata (e se non avrete fatto tutto voi, avrete pagato salato ma quasi con piacere). Non ha importanza se è una Vespa 50, un monocilindrico anni 60, una maxi moto a carburatori o ad iniezione. Nel momento in cui la bestiola verrà ultimata, sarà come il parto d’una gestazione di stampo maschile.

Molte cattiverie del Mondo avranno l’antidoto. È il lavoro artigianale, è un assopito bisogno di creare, è la nascita di una passione, d’un arcano bisogno di sporcarsi le mani e infine, è un rapporto con un magico oggetto frutto dell’ingegno umano, reale, insostituibile per ogni intelligenza artificiale.

La motocicletta è meglio di un'altrettanto magnifica auto di quell'epoca solo perché più piccola. Si accontenta di un angolo nel box, ci si lavora da uno sgabello, la radiolina accesa, magari con un buon amico. Quindi, bastano gli attrezzi, pazienza e una certa competenza.

Non sarà mai tempo perso barattarlo con quello destinato alla tivù. Magnifico impiegarlo assieme a un figlio, tramandare il gesto manuale d’avvitare un dado, cambiare un cuscinetto, seppiare e poi riverniciare... Azioni d’una scuola oggi persa dietro allo schermo d’un PC e la sua realtà virtuale.

Poi verrà l'impulso di affiancare un nuovo progetto. Le controindicazioni sono: far tardi alla sera, pensarci di notte, spendere soldi e mesi, ma soprattutto, iniziare un collezionismo che può diventare patologico. Son tutte belle le moto di un tempo.

Dopo un po’ vorrete far posto dentro al box per un altro arrivo, accantonando la prima moto o vendendola a malincuore, destinata ad una nuova vita, ma il nuovo progetto vi avrà già sedotto. Altri bulloni, pistoni, frizioni, altri cerchioni e ruggine da grattar via, corrosiva come quelle notizie da questo Pianeta vivo e rotondo che stiamo bruciando, uccidendolo insieme alla nostra dignità mai sazia d’altre follie.

Sensi e controsensi della razza umana, egoista & generosa, capace di alterarsi e ammazzarsi per piccole cose, oppure emozionarsi nel riportare in vita una vecchia moto sbiadita dal tempo.

Sono scelte di vita; ridare dignità a un mezzo di una certa età, non crea danni, preserva un’opera d'arte meccanica e non fa notizia per qualche negatività; nel frattempo, avrà ingentilito una vita. È una pratica che spesso sfocia nel collezionismo, passione per lo più antieconomica che non sempre gode di meritevoli favoritismi legislativi.

Forse non è un caso che spinge a ricercare certe sensazioni in reperti di un recente passato; quelle bellissime icone intorno agli anni 70 racchiudono tutti gli ingredienti di un tempo passato che decisamente, a molti manca.

 

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Articolo pubblicato il 25/09/2020