Omaggio a Beethoven

Antiqua si chiude con un concerto dedicato al grande compositore di Bonn, di cui quest’anno si celebra il 250° anniversario della nascita.

Domenica 4 ottobre alle ore 21.15 la ventiseiesima edizione di Antiqua si accomiaterà dal pubblico e darà l’appuntamento al prossimo anno con un concerto dell’Ensemble Sergio Gaggia di Cividale del Friuli, che presenterà nella Chiesa di San Raffaele Arcangelo di San Raffaele Cimena un attraente concerto incentrato su una delle opere cameristiche meno conosciute di Beethoven, il Quintetto in mi bemolle maggiore per pianoforte e strumenti a fiato op. 16, abbinato a un’opera concepita qualche anno prima per il medesimo organico da Mozart.

 

La ricorrenza del 250° anniversario della nascita di Beethoven può essere l’occasione giusta per riconsiderare la produzione di quello che è giustamente considerato tra i compositori più carismatici di tutti i tempi e – magari – di andare alla scoperta di qualche opera giovanile, dando per una volta un’occhiata al laboratorio creativo di un genio ancora incredibilmente attuale. Nel 1792 Beethoven si stabilì definitivamente a Vienna per cercare di ritagliarsi un posto di spicco nella città che da un anno era rimasta orfana di Mozart.

 

In quel periodo, tra lo scoppio della Rivoluzione francese e l’inizio dell’epopea napoleonica, il successo di un compositore desideroso di fare carriera non passava più tanto da un sicuro impiego in una cappella musicale, quanto dal favore di un aristocratico disposto a fare da mecenate e a presentare i suoi protetti negli ambienti più prestigiosi.

 

Per questo, negli ultimi anni del XVIII secolo Beethoven cominciò a esibirsi sia come compositore sia come pianista in alcuni dei salotti più raffinati di Vienna, stringendo – a dispetto del suo carattere ombroso, che aveva spinto Haydn ad affibbiargli il soprannome di “Gran Mogol” – importanti amicizie con alcuni dei nobili più in vista dell’epoca. Il 6 aprile del 1797 Beethoven si ritrovò così nella casa di Ignaz Schuppanzigh – violinista di buon talento, che sarebbe stato uno degli amici più preziosi degli ultimi difficili anni di vita del Maestro di Bonn – dove venne eseguito il Quintetto per pianoforte e strumenti a fiato op. 16, che aveva dedicato al principe Karl Philipp Schwarzenberg, che pochi anni più tardi sarebbe stato uno dei più valorosi comandanti asburgici contro le dilaganti armate francesi.

 

Pur essendo legato in maniera evidente agli stilemi convenzionali del repertorio salottiero del Classicismo viennese, il Quintetto op. 16 è un’opera fresca e di gradevolissimo ascolto, nella quale si può percepire distintamente quella coinvolgente irruenza che sarebbe diventata una delle cifre distintive della poetica beethoveniana.

 

Quest’opera venne concepita per un organico piuttosto insolito, che al pianoforte abbinava l’oboe, il clarinetto, il fagotto e il corno, la stessa formazione per la quale dodici anni prima – nel 1784 – Mozart aveva scritto il Quintetto K. 452. Sotto l’aspetto formale, quest’opera presenta una netta prevalenza del pianoforte sugli altri strumenti, con i quali comunque intesse un dialogo assai gradevole, con un rapporto non molto diverso rispetto a quello che caratterizzava le trascrizioni cameristiche dei suoi concerti per pianoforte e orchestra, che in quel periodo erano tra le opere più apprezzate nei salotti nobiliari viennesi.

 

I due quintetti rivelano una profonda analogia anche sotto il profilo strutturale, con un Allegro moderato preceduto da una breve introduzione lenta, secondo il modello haydniano, e seguito da un Andante dai toni deliziosamente cantabili e da un vivace Rondò conclusivo.

 

 

 

Ludwig van Beethoven (1770-1827)

Quintetto in mi bemolle maggiore per pianoforte, oboe, clarinetto, fagotto e corno op. 16

                     Grave. Allegro ma non troppo – Andante cantabile – Rondò. Allegro ma non troppo

 

Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791)

Quintetto in mi bemolle maggiore per pianoforte, oboe, clarinetto, fagotto e corno K. 452

Largo. Allegro moderato – Larghetto – Rondò. Allegretto

 

 

 

Ensemble Sergio Gaggia

 

Andrea Rucli, pianoforte

 

Arianna Zambon, oboe

Monica Arpimo, clarinetto

Giulia Breschi, fagotto

Alessandro Denabian, corno

 

 

 

 

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Articolo pubblicato il 01/10/2020