Riforma fiscale, Mes e Recovery Fund

L'Opinione di Gigi Cabrino

Il Movimento 5 Stelle preme per una riforma fiscale, probabilmente pensando di poter prendere boccata d’ossigeno e contenere un’emorragia di voti che sembra destinata a non fermarsi.

Vedremo come andrà, ma considerando che ormai il PD può tranquillamente farla da padrone nella maggioranza di governo e considerando l’ostilità della Sinistra al ceto medio e quindi ad ogni possibilità di riduzione significativa delle tasse a quella parte della popolazione che non l’ha mai votata – che però è la parte della popolazione che di fatto regge le sorti dell’Italia – possiamo pensare che al massimo si concederà qualche mancetta mirata e funzionale ad ottenere titoli sui giornali ma niente cambierà.

D’altronde la compagine parlamentare dei 5 stelle non può permettersi di far valere i propri numeri, il terrore di tornare alle elezioni è troppo forte, i due terzi dei parlamentari pentastellati non verrebbe rieletto, quindi la Sinistra fortemente minoritaria può farla da padrona.

Secondo l’Ufficio Studi della CCGIA di Mestre, uno dei più prestigiosi non solo a livello nazionale, la scossa fiscale necessaria sarebbe nell’ordine dei 20 miliardi, dal momento che se solo gli italiani avessero avuto un’imposizione fiscale simile a quella della media UE ogni famiglia avrebbe risparmiato circa 1500 euro all’anno; addirittura comparando il sistema fiscale italiano con quello degli stati UE più generosi come la Spagna la riduzione del carico fiscale medio per famiglia sarebbe di quasi 5mila euro.

Non c’è da illudersi che la Sinistra decida di sostenere la larga fascia di popolazione che sarebbe beneficiaria di tali riduzioni, sono elettori che mai o quasi hanno votato a sinistra e quindi il noto spirito punitivo degli eredi del partito comunista non porterà a sgravi fiscali che toglierebbero la maglia nera dell’imposizione fiscale al nostro Paese, con buona pace delle regioni del Nord che vantano ogni anno miliardi di residuo fiscale, la differenza, cioè,  tra quanto versato a Roma in tasse e quanto rientrato in  servizi.

E non c’è tanto da farsi illudere sul bengodi che la Sinistra ci sta prospettando con la valanga di miliardi in arrivo dall’UE attraverso il Recovery fund e il MES; la narrazione ufficiale vuole che essendo buoni e rispettabili governanti  hanno ottenuto generosità dalle istituzioni europee, non come quegli scalmanati che hanno governato per pochi mesi prima di loro.

In realtà non si deve mai perdere di vista qual è il nuovo orizzonte di riferimenti della Sinistra che è passata dalle lotte per il riscatto sociale delle classi più disagiate alle centrali finanziarie e bancarie internazionali.

Infatti tanto il Recovery fund quanto il MES metteranno a disposizione dell’Italia miliardi di euro della UE, e questo è vero, ma saranno interamente a prestito quelli del MES e per buona parte quelli del Recovery. Per quanto ci si possa sforzare non si trova un solo motivo valido per cui ci si debba indebitare con l’Unione Europea dal momento che i fondi dell’Unione sono dei medesimi stati destinatari dei finanziamenti, e quindi nostri; andarci ad indebitare , in buona sostanza, per avere soldi che sono già nostri.

Nel caso dell’Italia la situazione è ancora più clamorosa dal momento che siamo creditori netti dell’UE, abbiamo dato sempre svariati miliardi in più rispetto a quelli che sono tornati in fondi comunitari, quindi ci andiamo ad indebitare con chi non solo detiene soldi nostri ma ha pure verso di noi debiti per svariati miliardi; davvero fenomenale.

E’ vero che i tassi saranno bassissimi e le famose condizioni previste dal MES in via ordinaria saranno sospese, ma lo saranno soltanto fino alla fine dell’emergenza pandemica, dopo torneranno tutti gli obblighi di sottostare ai diktat della famigerata troyka costituita da Unione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale e a giudicare da quanto hanno realizzato questi strozzini in Grecia c’è poco da stare allegri; per quanto riguarda il Recovery si annunciano ritardi dal momento che i paesi nord europei, dopo aver ottenuto un aumento notevole delle quote a prestito rispetto a quelle a fondo perduto, oggi spingono affinchè ci sia un controllo stretto di Commissione Europea e Consiglio Europeo sui conti pubblici degli stati facendo rientrare dalla finestra il patto di stabilità temporaneamente sospeso a causa della pandemia; queste non sono voci incontrollate di antieuropei ultrasovranisti ma quanto riportato da La Stampa il 1 ottobre, non certo un quotidiano ostile all’Unione Europea.

Sarebbe il caso di prestare ascolto a quanto consigliato dalla CCGIA di Mestre e ridurre in maniera consistente il carico fiscale su famiglie ed imprese anziché andarci a consegnare con le mani in alto a questi aguzzini UE travestiti da benefattori che ci prestano soldi nostri e pretendono di imporci come spenderli.

Gigi Cabrino

 

 

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Articolo pubblicato il 04/10/2020