La lezione della “Marcia dei quarantamila”

Sono trascorsi 40 anni da quel 14 ottobre 1980

Quarant’anni or sono, il 14 ottobre del 1980, si è snodata per le strade di Torino la Marcia del 40.000. In questi anni se n’è scritto e parlato in diverse sedi ed occasioni, anche di recente, in concomitanza con la dipartita di Cesare Romiti e Luigi Arisio; Civico20news ha dedicato articoli non solo di circostanza.

Sono seguite testimonianze autentiche da parte dei protagonisti, di cittadini e lavoratori Fiat che hanno rievocato il clima che purtroppo dominava la fabbrica in quegli anni, tra il terrorismo che avanzava mietendo vittime e la continua conflittualità portata avanti da frange sindacali che non osservavano la ratio degli accordi sindacali intercorsi, né le indicazioni dei leader nazionali.

Abbiamo potuto leggere ed ascoltare luoghi comuni esposti da chi non c’era o all’epoca non era neppure nato. Non è il caso di ritornarci o confutare i particolari, ma bensì di mettere in risalto la lezione che ci resta di quella iniziativa e del seguito che ha avuto e non solo a Torino.

In quegli anni le azioni sanguinose dei terroristi traevano origine e si concentravano in modo particolare sui luoghi di lavoro. Furono presi di mira figure simbolo della Fiat, da Ettore Amerio, Direttore  del Personale  a Mirafiori a Carlo Ghiglieno responsabile della Pianificazione strategica della Fiat Auto, ammazzato vilmente al pari di Carlo Casalegno, vice direttore della Stampa, reo di aver preso posizione contro  il dilagante terrorismo, affossatore della democrazia e dei principi sanciti dalla Costituzione repubblicana. Allora si sparava nel mucchio.

Le frange estremiste intimidivano i capi sul luogo di lavoro ed era evidente  il legame quasi ad orologeria, tra le contestazioni rivolte ai capi e le conseguenti azioni criminali dei terroristi. Oltre sessanta capi,  quadri e dirigenti Fiat furono feriti in agguati vigliacchi. Era florida la schiera dei fiancheggiatori che dall’interno della fabbrica fornivano indicazioni preziose a chi avrebbe poi spietatamente agito ed ammazzato.

Contestazioni e violenze erano all’ordine del giorno, nonostante fino a pochi mesi prima del settembre 1980, la Fiat avesse dato corso ad un programma di assunzioni considerevoli ed all’apertura di stabilimenti di produzione al Sud, come seguito agli impegni sottoscritti nell’accordo sindacale del 7 luglio del 1977.

La scarsa produttività aziendale dovuta anche alla conflittualità permanente, il rifiuto da parte del sindacato di concedere qualche sabato lavorativo per soddisfare un picco di richieste  del mercato per la Fiat 127, un’auto di medie dimensioni allora richiestissima, determinarono a settembre del 1980, una pesantissima situazione economica e la Fiat avanzò la prospettiva di 15000 licenziamenti, poi ritirati e trasformati dall’azienda nella richiesta di messa in cassa integrazione straordinaria per 24000 dipendenti.

Nonostante le trattative tra azienda e Organizzazioni sindacali non furono mai interrotte, il sindacato bloccò l’accesso dei lavoratori al posto di lavoro per ben 35 giorni. La gravità della situazione aziendale fu infine capita dai vertici sindacali, ossia da Luciano Lama, leader storico della CGIL e Giorgio Benvenuto, segretario generale della UIL, nel corso della mattinata del 14 ottobre, mentre la marcia si ingrossava di nuovi partecipanti per le strade di Torino. Solamente il leader della Cisl, Pierre Carniti, con i suoi atteggiamenti anticontrattuali a prescindere, continuò ad alimentare l’orientamento intransigente del sindacato torinese.

Ma, oltre ai fatti noti, è bene sottolineare l’esasperazione dei capi intermedi e dei lavoratori obbligati a non poter varcare i cancelli della fabbrica ed essere insultati e dileggiati sotto l’incubo delle rappresaglie del terrorismo. La molla decisionale, partita da Arisio e dai suoi collaboratori dell’Aqcf , seppur benedetta a rispettosa distanza dal vertice Fiat, segnò la ribellione di chi voleva lavorare e non sopportava più gli atti violenti e di gran parte della città vessata da continui cortei con danneggiamenti al seguito.

Questa fu la forza dirompente di quell’azione, a prescindere da leggende, letture personali  o eccezioni di sorta. Una ribellione che intendeva anche ricondurre il sindacato sul terreno contrattuale alieno da sponde terroristiche o minacce di varia natura. In questa circostanza che molti hanno commentato come la nascita della maggioranza silenziosa, risiede il concetto di” sovranità che apparitene al popolo”, come mirabilmente enunciato all’art 1 dei Principi fondamentali della Carta Costituzionale.

La lezione di quell’ormai storico 14 ottobre, per l’oggi ed il domani ha come protagonista il cittadino, da solo o in comunità che non deve più sottostare ai soprusi delle caste, le mediazioni delittuose di politici o gruppi di diversa natura che invece di rappresentare il cittadino, negli organi democratici, sono di fatto delegittimati e con il loro agire autoreferenziale  danneggiano il Paese con soprusi e velleità che con la democrazia ed il bene comune  hanno poco da spartire. Gli esempi potrebbe esse molteplici e le occasioni non mancano.

Dalla politica anti industriale, avversa alle infrastrutture portanti  e di conseguenza contro l’occupazione, a vantaggio del parassitismo, emblemi del Governo in carica, alle misure ambigue che entrano oggi in vigore per “fronteggiare” il Covid, senza comprendere  ed intervenire in modo efficace e mirato, alle scelte sbagliate che il governo sta inseguendo per risolvere  le problematiche sociali e ed occupazionali, sino ai percorsi ideologici che si stanno seguendo per fronteggiare i danni causati dalla recente alluvione in Piemonte.

E’ il cittadino, ieri come oggi che deve farsi interprete dell’autenticità delle situazioni, se si ritiene defraudato, senza deleghe in bianco rilasciate a coloro che non meritano  ed i cui interessi sono antitetici a quelli del Paese ed in ultima del cittadino indifeso. Almeno oggi chi ha cervello per riflettere, rifletta.

Questo è il messaggio positivo che ci hanno tramandato coloro( e molti sono ancora tra di noi) che hanno sfilato per le vie di Torino, quarant’anni or sono. Non hanno temuto di essere dileggiati e sparacchiati ed hanno vinto!

Stampa solo il testo dell'articolo Stampa l'articolo con le immagini

Articolo pubblicato il 14/10/2020