LA CERCATRICE DI TARTUFI

Romanzo di Rodolfo Alessandro Neri

La narrazione nasce e si sviluppa in una zona immersa nel tessuto collinare compreso tra le Langhe, il Roero e l’Astigiano.

Una zona sicuramente ricca, dove la città di Alba emerge in un ruolo di grandissimo prestigio e di indiscussa sovranità.

Il racconto si sviluppa da un nucleo paradossale di pirandelliana memoria.

Gianna, una neonata figlia di Francesca e Lorenzo, i due coprotagonisti del romanzo, viene a contatto incidentalmente nella sua culla, con un tartufo.

Per motivi in parte biologici e in parte magici, riceve una sorta di mutazione lamarckiana che le regala il dono di un olfatto incredibilmente efficace, talmente straordinario da farle percepire il profumo dei tartufi, interrati sotto la superfice del bosco.

Il paradosso prende forma e credibilità grazie al’indiscussa abilità descrittiva di Rodolfo Neri, scrittore che si è già affermato con alcuni romanzi e saggi di Alchimia. Il nucleo del romanzo si espande nelle descrizioni di una Langa, generosa donatrice di colori e profumi che in autunno diventano tavolozze dalle mille sfumature.

Il lettore si sente subito coinvolto dalla fluente narrazione, riconosce e immagina i luoghi boschivi, scivola sulle foglie umide e sembra entrare in contatto con la nuda terra che caratterizza le zone più alte delle Langhe.

Le descrizioni molto accurate del paesaggio aprono le quinte alla trama, svelando, pagina dopo pagina, le inquietanti vicende della narrazione. 

Interessante è scoprire i risvolti psicologici di Gianna, la vera protagonista. Da bambina strana, che vive immersa in un mondo altro, dove solo lei sembra essere ammessa, ad adolescente che inizia a rendersi conto della peculiarità e del valore del proprio dono, valore che si traduce anche in opportunità economica per la sua famiglia che lavora presso un ristorante di Alba.

Da adulta, Gianna, prende definitivamente coscienza di questa sua dote miracolosa, ma è costretta, per motivi che ora non indagheremo, a mantenere segreta la propria capacità che la rende assolutamente un personaggio unico nel suo genere. 

L’Autore ci indica nella prima di copertina il testo della nota canzone di Rino Gaetano, Sanremo 1978, intitolata proprio Gianna, che ha sicuramente ispirato alcune scelte del romanzo.

La grande differenza è che l’ironia presente in forma esplicita nella canzone cede il posto alla drammaticità di una trama ben articolata che sembra evidenziare più le criticità che le opportunità di un dono tanto singolare.

Gianna del Romanzo è immersa in una realtà crudele e spregiudicata che la mette addirittura in pericolo di vita.

Le gelosie dei trifolau, i cercatori professionisti che vivono di tartufi, spesso sfociano in atti delinquenziali o di piccola criminalità: auto della concorrenza incendiate, gomme bucate e persino avvelenamenti di cani particolarmente dotati.

Il mondo che gravita intorno al fungo ipogeo più famoso del Pianeta può essere spietato al limite dell’incomprensibile, d’altronde dove gira molto denaro molte nefandezze si spiegano facilmente.

Rodolfo Neri inserisce frammenti di questa spietata realtà nella trama del romanzo, dipingendo con colori inquietanti le ombre dei boschi di querce, tra le cui radici nascono e crescono i tartufi.

Un romanzo decisamente singolare che, come si è detto all’inizio, nasce da un nucleo paradossale che, grazie all’abilità dell’Autore, si sviluppa in un contesto credibile, dove non mancano l’amore, i profumi di ottime cucine pluristellate, il sapore dei vini di Langa e il pathos di eventi sicuramente inquietanti.

 

LA CERCATRICE DI TARTUFI (Italiano) Copertina flessibile – 21 maggio 2020

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Fotografie di Giancarlo Guerreri

 

 

 

 

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Articolo pubblicato il 20/10/2020