La pandemia rende i miliardari e i loro consulenti ancor più ricchi

Decine di banche private ultra-discrete e storiche della Svizzera –come Lombard Odier, che già a suo tempo prestava denaro a Napoleone – hanno assistito quest'anno alla lievitazione del patrimonio dei loro clienti. Anche i più grandi istituti di credito ne traggono vantaggio: la scorsa settimana UBS, con sede a Zurigo, che detiene le più grandi attività di private banking al mondo, ha registrato il miglior risultato trimestrale degli ultimi dieci anni. Questa settimana, il suo concorrente Credit Suisse prevede un'analoga manna.

I nostri clienti "non si sono fatti prendere dal panico durante la corsa alla vendita", ha dichiarato Sergio Ermotti, amministratore delegato di UBS, al Financial Times. "L'hanno invece usata per consolidare posizioni".

Secondo il Fondo monetario internazionale, l'economia mondiale dovrebbe subire una contrazione del 4,4% quest'anno – la più forte contrazione della storia moderna – gettando milioni di persone nella povertà. Ma i miliardari sono diventati ancora più ricchi rispetto al 2019, secondo i dati raccolti da UBS. La tendenza, osservata in regioni che vanno dal Brasile e dalla Cina agli Stati Uniti e alla Germania, è un'ulteriore indicazione che la pandemia di Covid-19 potrebbe accrescere ulteriormente le disuguaglianze.

Alcuni bancari ritengono che l'ultima volta che ai super-ricchi è andata così bene sia stato nel 2009, dopo la grande crisi finanziaria. Come allora, la crisi è stata sia un'opportunità di investimento sia una minaccia. Questa volta, la portata dei benefici è molto più grande, grazie alla reazione più rapida dei governi e delle banche centrali per attutire il colpo.

"Rispetto al 2008, 2009, c'è stato un enorme stimolo che è entrato subito nel sistema", ha detto Ermotti, che si è ritirato questa settimana dopo nove anni alla guida della grande banca elvetica. "Inoltre, c'era già molta liquidità, con pochissimi posti dove potesse andare. Di conseguenza, i prezzi delle attività sui mercati finanziari hanno tenuto molto bene".

Meno di un anno fa, gli analisti di Wall Street erano inquieti per le valutazioni selvagge dei titoli tecnologici. La pandemia ha spazzato via tutte queste preoccupazioni.

Il patrimonio netto dell'amministratore delegato di Amazon Jeff Bezos tra metà marzo e metà settembre è aumentato di 73 miliardi di dollari (66 milioni di franchi svizzeri), alimentato dalle sue partecipazioni nella società, secondo un rapporto dell'Institute for Policy Studies, un think tank statunitense.

Nello stesso periodo Mark Zuckerberg, amministratore delegato di Facebook, ed Elon Musk, amministratore delegato di Tesla e SpaceX, hanno registrato un aumento del patrimonio netto di oltre 45 miliardi di dollari ciascuno.

In Cina, vivaio di super-ricchi in più rapida crescita al mondo, 257 persone sono diventate miliardarie quest'anno. I magnati affermati del Paese non sono stati meno fortunati.

Jack Ma, fondatore della piattaforma commerciale Alibaba, ha aumentato il suo patrimonio netto del 45% negli ultimi dieci mesi. Ora vale 58,8 miliardi di dollari, secondo l'Hurun Report, il monitor di riferimento per le fortune dell'oligopolio cinese. Sui 22 anni in cui è redatto il rapporto, non c'è mai stato un anno in cui la ricchezza di coloro che lo compongono sia cresciuta così tanto.

Consiglio ai ricchi: non vendere

I vistosi successi di celebrità miliardarie sono indicativi di una tendenza generale: la pandemia ha reso i ricchi più ricchi su tutta la linea. Per molti, la chiave è stata il consiglio che i loro banchieri davano loro all'inizio della crisi: non vendere!

"Chi fosse stato preso dal panico e avesse venduto a febbraio o all'inizio di marzo, molto difficilmente avrebbe potuto tornare sui propri passi, perché il mercato si è ripreso molto rapidamente", afferma Nicole Curti, chief operating officer del consulente finanziario Stanhope Capital. L'esperta finanziaria racconta il caso di due ricchi fratelli che Stanhope consiglia: uno ha venduto il suo portafoglio mentre divampava la pandemia. L'altro si è tenuto il suo rischio. Quest'ultimo ha visto il suo patrimonio crescere del 7% quest'anno. Il primo ha annaspato.

"È stata dura dal punto di vista emotivo, ma la chiave per la performance quest'anno è stata mantenere gli investimenti", dice Nicole Curti.

Lombard Odier, che amministra 287 miliardi di franchi appartenenti a "Paperoni" di tutto il mondo, ha avvertito i suoi clienti già a febbraio che avrebbero dovuto investire i capitali in mercati in preda al panico.

A gennaio la banca ha incaricato quasi tutti i suoi analisti quantitativi di un progetto per raccogliere quanti più dati pubblici possibili sugli indicatori economici: dai dati sul traffico nelle città asiatiche a quelli sugli ospedali negli Stati Uniti.

"Questo ci ha mostrato tempestivamente che, nonostante i lockdown e nonostante alcuni settori economici fossero chiaramente fermi – come le compagnie aeree – c'era vita in altri settori", afferma Frédéric Rochat, uno dei sette soci amministratori di Lombard Odier.

"Siamo stati molto coerenti su questo da febbraio. Non fuggire. Mantenere i rischi".

Tempi d'oro

Molti banchieri e consulenti patrimoniali svizzeri hanno spinto i loro clienti con grande successo verso una copertura in particolare: l'oro.

Il metallo prezioso ha raggiunto il record di 2'073 dollari l'oncia ad agosto. L'acquisto è stato il corollario degli enormi stimoli governativi che hanno sostenuto i mercati azionari. Così come hanno beneficiato della spesa pubblica che ha mantenuto stabili i mercati azionari, i ricchi hanno tratto vantaggio anche dalla paura generata dall'enorme indebitamento pubblico per far fronte alla pandemia.

Molti dei più ricchi del mondo si aspettano che questo corso prosegua, man mano che i veri costi economici della pandemia diventeranno più chiari. Tuttavia, l'impennata dei prezzi delle azioni nel settore tecnologico e in altri settori di nicchia è il commercio "a breve termine" della crisi, afferma Rochat.

A più lungo termine, sorgono parecchi interrogativi: gli investitori se ne stanno rendendo conto, ancor più che nel 2007 e nel 2008, "quando si è iniziato a giocare con queste economie fiscali sperimentali". Una grande incognita, per Frédéric Rochat, è se tornerà alla ribalta l'inflazione

 

Sam Jones e Valentina Romei

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Articolo pubblicato il 31/10/2020