Dati di fatto e (stra)fatti di dati.

Abbiamo nella testa miliardi di neuroni inattivi ed un numero ancora maggiore di idee confuse.

Cultura e informazione da soli non fanno intelligenza: sono dati di fatto.

E continuano semplicemente ad esserli anche se crediamo diversamente. Infatti si può essere capaci di contenere un numero incredibile di informazioni e raggiungere vette culturali eccelse ma non possedere una sufficiente intelligenza per elaborarne i contenuti in modo coerente con l’essenza dei fatti a cui si riferiscono o che accadono davanti ai nostri occhi.

 

Spesso infatti anche quelli di noi che si definiscono, o definiti, intelligenti, mostrano evidenti prove dell’esatto contrario.

 

Ad esempio scambiando lo strumento attraverso il quale si produce un avvenimento con la sua causa.

 

Facciamo un esempio per chiarire meglio il senso dell’affermazione.

Un’auto finisce fuori strada. Il conducente, che non ha riportato danni, scende e si porta al bordo strada dove alcuni passanti si sono fermati per guardare lo spettacolo o prestare un eventuale aiuto. Tutto regolare. Ecco che però uno di essi pone la fatidica inevitabile domanda: come è accaduto? (a comprendere cosa sia accaduto, ovvero che l’auto sia finita fuori strada, lo ha già acquisito anche il meno veloce ad arrivarci).

 

Risposta del conducente: l’auto ha perso aderenza ed è scivolata!

 

Ok, chiaro il messaggio!

 

Come a sottolineare inequivocabilmente che la causa dell’incidente si deve imputare all’auto che non ha tenuto la strada e non al guidatore che l’ha spinta ad affrontare la curva alla velocità di 333 chilometri all’ora facendole superare ogni ragionevole limite di prestazione al riguardo! (Fine dell’esempio che non verrà ulteriormente analizzato non essendo oggetto di questo articolo.)

 

Ed eccoci a noi e ad alcuni dati che ci riguardano da vicino e tutti conosciamo, essendo di pubblico dominio e di facile reperimento (*).

 

  • La popolazione mondiale ci ha messo migliaia di anni per arrivare ad essere 1 miliardo e solo 150 anni per diventare più di sette volte tanto (7,8 mld). (lo dico sottovoce perché non si sa mai: curiosamente la curva di sviluppo della popolazione mondiale sulla terra ricalca esattamente quella dello sviluppo di un virus, indovinate quale, nella attuale popolazione mondiale).
  •  
  • Ultrasessantenni in italia: circa il 30% della popolazione ovvero circa 18 mln di persone.
  • Ultraottantenni in italia: circa il 7,3% della popolazione ovvero circa 4,43 mln di persone.
  • Persone di età maggiore di 18 anni che convivono con una patologia cronica: 14 mln.
  • Persone di età maggiore di 65 anni che convivono con almeno una patologia cronica: 8,4 mlm.
  • Persone che comunque hanno superato i 100 anni (2019): oltre 14.800.
  • Persone che hanno superato i 110 anni (2019): 125.
  • Persone che attualmente hanno più di 112 anni: nessuna.
  •  
  • Aspettativa di vita della popolazione italiana ad oggi:
  • Donne: 85,3 anni – Uomini: 81 anni.
  •  
  • Persone italiane che attualmente hanno già superato il limite della aspettativa di vita: 4.430.000 circa.

 

Dai dati Istat, il numero di decessi degli ultimi 5 anni in Italia relativi ad una popolazione più o meno stabile poco oltre 60 milioni sono stati:

 

  • 647.571 nel 2015,
  • 615.261 nel 2016,
  • 649.061 nel 2017,
  • 633.133 nel 2018, e
  • 647.000 circa nel 2019.

 

Ovvero ogni giorno in Italia scompaiono circa 1900 persone indipendentemente dalla causa di morte, cioè scompare ogni giorno un numero di persone quanti gli abitanti del paese dove abito. (senza che peraltro ci sia mai stato un particolare allarme per tale situazione, tranne quanto viene evidenziato attraverso i media come richiesta di fondi e contributi per giusta causa, ovvero ricerca e cura di ogni tipo di patologia più o meno particolare, specialmente riferita ai bambini o ad altre fasce deboli o sensibili, ... ci mancherebbe!)

 

Inoltre sembra abbastanza assodato il fatto che non si possa morire due o più volte di due o più malattie diverse in tempi e circostanze diverse, così come non c’è ancora nessuno che sia riuscito a vivere in eterno, anche se sano.

 

Continuiamo …

 

  • Posti letto totali negli ospedali italiani (pubblici + privati): 192.000 ovvero circa 3 posti letto ogni 1000 abitanti.
  •  
  • E per finire, il numero di decessi di questi ultimi giorni della seconda ondata pandemica si riferisce a persone di età media intorno agli 80 anni con 3 o più patologie.

 

Ecco questi sono i dati di fatto. (con tutte le variazioni in più o in meno che comunque non ne cambiano il senso)

 

Ora serve una considerazione sicuramente opinabile e senza alcuna pretesa di validità assoluta se non quella di indurre a riconsiderare tutti i dati attualmente accettati, condivisi e divulgati, sui quali si fondano le opinioni, le certezze, e gli scambi di accuse circa eventuali colpe per non essere stati all’altezza di rispondere coerentemente alle necessità emergenziali o di interventi programmabili:

 

molti di noi utilizzano una automobile o un mezzo di trasporto pubblico per spostarsi da un luogo ad un altro. Immaginate quale dimensione dovrebbe avere ogni singola strada se dovesse essere pensata per garantire, in qualsiasi momento e modalità, la possibilità a tutti coloro che possiedono un’auto di poter transitare o parcheggiare su di essa, o su un suo tratto, contemporaneamente.

 

Se questo fosse, per analogia, lo stesso parametro di cui tenere conto per essere certi di poter fornire in tempo reale l’assistenza ospedaliera a cui tutti hanno diritto in qualsiasi momento e modalità necessiti, nessuno escluso, ovvero specialmente a tutti contemporaneamente gli ultra sessantacinquenni con almeno una patologia, allora occorrerebbero almeno 8.400.000 posti letto contro gli attuali 194.000, ovvero circa 138 posti letto ogni 1000 abitanti, almeno 43 volte tanti, dei quali circa 135 rimarrebbero normalmente vuoti.

 

Quanti e quanto grandi dovrebbero essere gli ospedali?

Quanto personale medico ed infermieristico servirebbe?

Quanti istituti di ricerca e ricercatori?

 

Naturalmente queste sono esasperazioni nell’uso dei dati e provocazioni tendenziose verso la nostra intelligenza (per chi ce l’ha o per chi ce l’ha in modo sufficiente). E chi fra noi, dopo adeguata riflessione, ritiene di saper far meglio di chi accusa di incapacità o malversazione, si faccia avanti, avendo coscienza e cura di assumersi in toto la responsabilità di oneri ed onori, oppure abbia il pudore di tacere!

 

Ma la domanda più irriverente e svergognata che ne consegue comunque è:

 

quanto più a lungo, e a dispetto di uno stato di salute cronicamente compromesso, pensiamo di voler o poter vivere?

 

Attenti alla risposta, perché “le nostre richieste sono perennemente ascoltate” e “saranno, come sempre, coerentemente esaudite!”

 

È così che, anche se non ce ne siamo resi conto, abbiamo costruito il nostro presente!

 

E subito dopo sorge un’altra irritante domanda:

 

quanto ancora crediamo di poter accelerare prima di finire irrimediabilmente fuori strada?

 

Per colpa dell’automobile, naturalmente!

 

schemi e testo

pietro cartella

 

(*) istat, worldometer, epicentro, ISS.

 

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Articolo pubblicato il 08/11/2020