Mario Zunino

Biologo langarolo, autore del libro "La notte del Capitano e altre storie di Langa"

Il momento che stiamo vivendo non è facile, tutt'altro.

Pensieri e preoccupazioni che si affastellano, altre serrande che si abbassano, abbracci soltanto virtuali.

Come si suol dire, navighiamo a vista... ma senza perdere la bussola. Sappiamo dove desideriamo portare i nostri libri (tra le mani e nei cuori di più lettori possibili!) e studiamo, osserviamo, esploriamo per trovare e sperimentare nuove vie.

Forse, per ora, non possiamo fare programmi avendo la certezza che siano rispettati, ma nulla può impedirci di immaginare e di viaggiare con il pensiero e la fantasia.

In questo, i libri sono dei maestri, lo sappiamo bene.

Ci sono opere, poi, che non ci fanno solo viaggiare nello spazio, ma anche nel tempo, là dove la storia si fonde con la leggenda e i contorni sfumano, là dove il possibile incontra l'incredibile.

Ne è un esempio La notte del Capitano e altre storie di Langa di Mario Zunino: tredici racconti nei quali le lancette girano a ritroso, dai giorni nostri a un'imprecisata epoca feudale. Tredici "listorie" intrise delle tradizioni, dei sapori e dei profumi delle colline fra il basso corso del Tanaro e la Bormida di Spigno.

Ne parliamo con l’autore Mario Zunino

Iniziamo con la nostra domanda di rito: ci racconti chi è in tre parole.

Sono un vecchio biologo "pentito" che ha fatto il naturalista per tutta la vita in tre università e in tre continenti. Ma sono anche un langarolo dalle radici profonde.

 

Com'è nato il suo amore per la scrittura?

Al ginnasio ho avuto una insegnante di lettere sensazionale, dolce e coltissima. La lettura delle mie prove di italiano ha fatto sì che lei mi invogliasse a scrivere, qualche breve poesia e qualche brano di prosa lirica. Dopo, la vita mi ha distolto dalla scrittura creativa. Ho ripreso con qualche fiaba per mia figlia quando era piccola. Da allora non ho più smesso con la narrativa, anche se fino a pochi anni fa tutto era rimasto abbozzato in fondo a un cassetto. Poi sono stato garbatamente costretto a scrivere un racconto per un concorso, sempre da mia figlia. Era La robiola, che inaspettatamente vinse il primo premio. Ora continuo...

 

La notte del Capitano e altre storie di Langa è un viaggio nella storia, le tradizioni, i sapori del nostro territorio: qual è il suo rapporto con le Alte Langhe e quanto ha influenzato la sua penna?

Sulle Alte Langhe sono stato concepito durante la Resistenza. Il Capitano era mio padre. Finita la guerra, tranne pochi anni di lontananza per dissapori nella famiglia paterna, ho sempre passato almeno l'estate a Cà dell'Acqua -non è il vero nome di quella vecchia casa di pietra - in giro per boschi e burroni, i rittani, o accompagnando gli amici contadini e imparando mestieri, erbe, tradizioni, ascoltando racconti e storie vere quando si vegliava nelle stalle. Gli anni di quell'adolescenza un po' selvatica hanno segnato per sempre la mia visione del mondo e della vita.

Nei suoi racconti la lingua rivesta un ruolo fondamentale: italiano, dialetto, latinismi, termini francesi e spagnoli si intrecciano alla perfezione, quasi dando vita, con estrema naturalezza, a un nuovo, unico codice. Com'è stato gestire allo stesso tempo tutte queste voci e quali sono state le sue fonti di ispirazione?

Sono convinto che il linguaggio non sia soltanto lo strumento di comunicazione di una realtà più o meno oggettiva o immaginaria. Il linguaggio costruisce, o ricostruisce per ciascuno di noi la realtà che lo circonda. Per questo il Professore passa a un italiano quasi dialettale a mano a mano che si avvicina ai suoi luoghi di origine. O il reduce Renzo della Pieve maledice in russo e in dialetto. Per una certa libertà linguistica sono certamente debitore a Fenoglio e a Camilleri, ma anche all'Umberto Eco del Nome della Rosa, al Solokhov del Placido Don, al Carlos Fuentes di Gringo Viejo e a molti altri.

 

Nelle sue storie ricorrono spesso le figure della masca e del mascún: perché?

Ho sentito fin da bambino il fascino di queste leggendarie - o no? -, affascinanti figure della nostra tradizione e delle nostre superstizioni, radicate in noi delle Langhe come le credenze sulle fasi della luna che devono essere rispettate per ogni lavoro dei campi, della vigna, del bosco. E persino per raccogliere i funghi.

 

C'è un racconto o un personaggio che le sta particolarmente a cuore? Per quale ragione?

Per ovvi motivi sentimentali sono particolarmente legato al Capitano. Altri racconti, come La robiola e Dopo la pace, mi riportano con nostalgia alle mie tante peregrinazioni transoceaniche, scientifiche e accademiche sì, ma anche linguistiche e prepotentemente emotive.

 

A chi consiglierebbe La notte del Capitano e altre storie di Langa?

Stiamo vivendo tempi difficili in un mondo difficile e dai ritmi sempre più convulsi, che tendono a cancellare molto del nostro passato. Credo che il libro potrà essere di un qualche aiuto a chi cerca in questi nostri oscuri giorni un momento di evasione dal quotidiano tra favola e natura, un momento di serenità e forse anche di riflessione sull'oggi e su un domani possibile.

 

Fonte: buendiabooks.it

 

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Articolo pubblicato il 14/11/2020