Joe Biden vince le elezioni. Ma Trump si prepara alla battaglia

I democratici festeggiano il ritorno alla Casa Bianca. Donald Trump però non ci sta: "Vedo frodi, corruzione e brogli". Di Orlando Sacchelli

Il presidente eletto degli Stati Uniti è Joe Biden. Il conteggio dei grandi elettori, infatti, gli attribuisce un numero superiore a 270, la fatidica soglia prevista dalla Costituzione voluta dai Padri fondatori.

I media americani hanno confermato la vittoria del candidato dem in Pennsylvania, assegnandogli così il numero di 273 grandi elettori mentre Donald Trump è fermo a 213. Le proiezioni di Ap, Msnbc e Cnn sono certe che è ormai lui il 46° presidente degli Stati Uniti d'America. Kamala Harris, invece, è la prima vice presidente donna.

"America, sono onorato che tu mi abbia scelto per guidare il nostro grande Paese", scrive Biden su Twitter. "Il lavoro davanti a noi sarà duro, ma prometto questo: sarò il presidente di tutti gli americani, che abbiate votato per me o no. Ripagherò la fiducia che avete riposto nei miei confronti".

Quasi scontato che Trump non concederà la vittoria. Il presidente ieri aveva twittato: "Biden non dovrebbe rivendicare a torto l'incarico di presidente. Potrei fare anch'io questa affermazione. I procedimenti legali sono appena all'inizio". E ancora: Avevo un così grande vantaggio in tutti questi stati durante la notte elettorale, solo per vederlo miracolosamente sparire mentre passavano i giorni. Forse questo vantaggio ritornerà man mano che andranno avanti i procedimenti legali". Ma dallo staff di Biden nel pomeriggio di venerdì avevano già risposto a muso duro: "Il governo americano è perfettamente capace di scortare gli intrusi fuori dalla Casa Bianca".

Vediamo il quadro della situazione negli stati chiave dove la corsa è rimasta aperta fino all'ultimo e dove, molto probabilmente, si apriranno le battaglie legali da parte dello staff del presidente. Nel Wisconsin (10 grandi elettori) Biden ha vinto con il 49,4% contro il 48,8%, con uno scarto di 20.539 voti. Nel Michigan (16 grandi elettori) il candidato dem si è imposto con il 50,5% contro il 47,9% del presidente. Lo scarto, in questo caso, è di 147.897 voti. In Pennsylvania dovrebbe invece essere avvenuto ormai in via definitiva il cosiddetto "flip": Trump appariva in netto vantaggio, mentre con le ultime schede scrutinate Biden si è confermato con il 49.6% dei consensi.

 

I legali del Partito Repubblicano della Pennsylvania hanno fatto ricorso alla Corte Suprema degli Stati Uniti per chiedere di fermare il conteggio dei voti giunti per posta nello Stato dopo il 3 novembre. Un giudice aveva ordinato di "separare" dal conteggio le schede "provvisorie", ossia quelle ancora da confermare a causa dei vizi di forma. Al momento non è chiaro - riporta la Cnn - di quanti voti si tratti. In North Carolina è avanti Trump con il 50% contro il 48,6% di Biden (differenza di 76.692 voti).

 

In Georgia (16 grandi elettori), dove Biden è in vantaggio di 4.184 voti (49,4%-49,3%) ci sarà un riconteggio. Lo ha comunicato il segretario di Stato Brad Raffensperger. Le regole dello stato prevedono che un candidato possa chiedere il riconteggio se il margine di vittoria è inferiore o uguale a mezzo punto percentuale. Intanto i funzionari elettorali rispondono all'accusa del presidentesulla "sparizione" delle schede inviate dai militari. "Ne abbiamo ricevute 18 mila dai militari e ne attendiamo altre", hanno spiegato. Si stima che le schede attese siano circa 8 mila.

 

In Nevada (6 grandi elettori) Biden è in testa con il 49,7% (contro il 48,1%), con uno scarto di 20.137 voti. In Arizona (11 grandi elettori), infine, Biden è al 49,9% contro il 48,6% di Trump. Lo scarto, in questo caso, è di 39.070 voti. In questo caso ci sono ancora da contare tra le 250mila e le 270mila schede elettorali e lo spoglio andrà avanti nel fine settimana, come ha detto il segretario di stato, Katie Hobbs.

Le regole per il riconteggio variano da stato a stato: in Arizona è automatico se il margine tra i due candidati è pari o inferiore allo 0,1% dei voti. Anche il Pennsylvania è automatico, ma se la differenza tra i due candidati è entro mezzo punto percentuale. In Georgia, invece, sono gli sfidanti che possono chiedere il riconteggio quando il distacco è inferiore all’1% del numero totale delle schede, mentre in Wisconsin la legge prevede che se la distanza è entro l’1%, è il candidato in svantaggio che può chiedere un nuovo scrutinio.

 

Se Trump promette una dura battaglia legale, alcuni repubblicani cominciano a prendere le distanze. Uno di questi è il senatore della Pennsylvania Pat Toomey: "Ho visto il discorso del presidente ieri sera, era molto duro da vedere", ha detto all'Nbc. "Le accuse del presidente di frodi su larga scala non sono comprovate. Non sono al corrente di alcun illecito significativo. Ci sono irregolarità in ogni elezione, ma in genere sono molto piccole e riguardano una manciata di schede". Anche l'ex governatore del New Jersey, Chris Christie, ha fatto sapere che le accuse sui brogli sono senza fondamento. Christie ha definito la mossa di Trump all'integrità del processo delle elezioni "una pessima decisione strategica" e "una pessima decisione politica, e non è il tipo di mossa che ci si aspetterebbe che qualcuno prenda, vista la posizione che ha".

 

Il leader dei repubblicani al Senato, Mitch McConnell, si schiera invece con Trump: "Ecco come deve funzionare nel nostro grande Paese: ogni voto legale dovrebbe essere conteggiato. Qualsiasi scheda elettorale presentata illegalmente non deve esserlo. Tutte le parti devono osservare il processo. E i tribunali sono qui per applicare le leggi e risolvere le controversie. È così che i voti degli americani decidono il risultato".

 

Fonte: Il Giornale

 

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Articolo pubblicato il 08/11/2020