Certezze, Incertezze, Sospetti

Perché coltivare qualche dubbio

Sono questi i giorni in cui il parossismo Covid ha raggiunto il vertice. Non tanto sotto il profilo medico ed epidemiologico, su cui è lecito porsi degli interrogativi, quanto sotto il profilo mediatico e politico.

Comprendiamo che l’argomento è molto delicato: la contrapposizione fra negazionisti e affermazionisti è altissima e caldissima, con una differenza sostanziale però. I primi sono una sparuta minoranza relegata nei bassifondi della comunicazione, dileggiata e aggredita con una violenza più o meno dissimulata, senza alcun diritto di cittadinanza in quello che si presume essere la società civile.

I secondi sono i trionfatori del dibattito semplicemente perché sono gli unici che possono esporre le loro ragioni senza timore di aggressioni verbali e perché supportati dai Padroni del Discorso che dilagano nei mezzi di comunicazione. Da un lato i supposti ignoranti, dall’altro i conclamati virtuosi, acculturati e pieni di virtù civico-sanitarie.

Vorremmo poterci sottrarre per un momento a questo manicheismo e vedere se è possibile una terza via, quella dei “riduzionisti”, che significa non solo smorzare le due narrative del virus sotto i profilo dei contenuti,  ma soprattutto ridurre il dibattito ad un accettabile livello di civiltà. Nessuna equidistanza, però, ma naturalmente una certa dose di vicinanza alla parte più debole, cioè a quella che si discosta dalla visione ufficiale veicolata dai media.

E soprattutto vorremmo porre un problema fondamentale, che nessuno oggi sembra voler affrontare, vuoi per la sua complessità tecnica vuoi perché -se posto- rischia di far crollare tutto l’impianto politico-sanitario che ci è stato imposto con la forza. Intendiamo l’affidabilità dei test virologici.

Sono molti mesi che diversi scienziati non allineati si chiedono, e chiedono alla politica sanitaria, se la procedura che segue ai tamponi (che ormai hanno raggiunto cifre inconcepibili), e cioè la cosiddetta PCR (Polymerase Chain Reaction, reazione a catena della polimerasi) sia qualcosa di affidabile. Il suo stesso inventore, l’americano Kary Mullis, che proprio per questo ricevette il Nobel nel 1993, metteva in guardia contro il suo utilizzo come mezzo diagnostico.

E’ un metodo per molti versi aspecifico che può rilevare materiale genetico di tutti i tipi e -se si usa un kit di tamponi che amplifica un solo gene anziché tre, come si fa oggi per velocizzare- si aumenta la sensibilità con il rischio di falsi positivi. E se poi, per motivi politici, si gonfia a dismisura la pratica dei tamponi con seguente PCR, si crea un numero abnorme di positivi asintomatici, cioè non malati, e spesso neppure positivi. Resta poi il dubbio, avanzato da molti, se si sia mai isolato realmente uno specifico virus Covid 19.

Non andiamo oltre, in quanto non specialisti, ma comunque attenti a quanto dicono gli specialisti. Attenzione: tutti gli specialisti, e non solo quelli certificati dalla politica e dai mezzi di comunicazione.

Purtroppo, quando si chiudono in casa le persone si favorisce un passatempo molto pericoloso: quello della ricerca. Molti diventano ricercatori in proprio, anche senza titoli e qualifiche accademiche, e cercano di capire che cosa sta succedendo a sé stessi e al mondo. Internet diventa un micidiale strumento di smascheramento del pensiero dominante, anche quello che autodefinisce teologicamente “scientifico”.

E’ vero, come sosteneva un santone della ricerca medica, che la scienza non è democratica, nel senso che le sue verità non vengono sottoposte a referendum popolare, ma deve esserlo nel senso che le varie opinioni scientifiche devono essere messe a confronto, anche quelle più eterodosse che, se del caso, potranno essere sbufalate con argomenti contrari e solo con argomenti contrari, non con la sussiegosa autorevolezza che molte  vacche sacre della ricerca attribuiscono a sé stesse.

Nel giorno in cui un certo Saverio Cotticelli, sconosciuto ai più ma comunque ricoprente la carica di commissario governativo per la sanità in Calabria, confessa candidamente che non sapeva di doversi occupare anche di Covid (forse pensava che si trattasse di un salume locale) diventa veramente doveroso domandarci in che mani è finita la nazione.

E’ possibile affidare il suo destino a un gruppo di sconosciuti riuniti in un comitato tecnico-scientifico che maneggia a suo piacimento numeri, statistiche, parametri e protocolli, che ha la pessima abitudine di segretare e su cui nessuno ha una qualche forma di controllo (anche qui gli anglofili parlerebbero di sottrazione alla peer review) ma che diventano subito dopo decisioni governative da parte di chi ha mantenuto in una regione come la Calabria un personaggio come il citato Cotticelli e oggi impone a tutti noi uno stato di polizia e una pesante ondata di miseria prossima ventura utilizzando strumenti normativi colmi di contraddizioni, assurdità, incoerenze e illegittimità, e per giunta mutevoli di giorno in giorno come un’ammuina napoletana.

Ci risparmino almeno la retorica dell’unità e della fiducia nazionali, dopo che le hanno messe sotto i piedi con i loro provvedimenti.

 

 

 

 

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Articolo pubblicato il 08/11/2020