Elezioni USA: La battagliera solitudine di Donald Trump

Sta emergendo il ricatto dei Democratici

Donald Trump, che al netto degli annunci della Cnn e degli altri media sull'imminente elezione di Joe Biden, che si considera il presidente eletto, è ancora in carica. I ricorsi sui presunti brogli dovrebbero essere presentati a partire dalla giornata di oggi, ma lo spoglio delle schede sta riservando sorprese, in gran parte a favore di Trump. Questa che è iniziata è la settimana chiave per comprendere se e quanto seguito produrranno le vie legali intraprese dagli avvocati del presidente in carica. La cosa potrebbe esplodere oppure tramutarsi in un nulla di fatto: dipende essenzialmente dalle "prove" che verranno presentate.

Nel secondo giorno del presidente eletto, ma non nominato, Joe Biden, arrivano auguri da tutto il mondo. Quelli di Mosca sono tra i più tiepidi. Putin infatti aspetta i risultati ufficiali delle elezioni presidenziali

In questa fase, Joe Biden e Kamala Harris hanno già avviato quella che in gergo si chiama "transizione". Un passaggio obbligato che però, per tradizione, passa pure dall'accettazione della sconfitta da parte dell'avversario. Accettazione che - com'è noto ai più - non è ancora arrivata.

La sconfitta è stata appena annunciata, ma Donald Trump è ancora battagliero ed intento ad attendere lo spoglio delle schede, e poi ancora. Rifiuta, almeno formalmente, l’amara solitudine dei perdenti. Quei perdenti che detesta e in cui rifiuta di riconoscersi. Ma di cui è, suo malgrado, rischia di diventare parte. I primi ad approfittarne, con il fiuto da voltagabbana che anche negli States caratterizza la categoria, sono stati i giornalisti televisivi.

Anche in casa repubblicana qualcuno è pronto a ballare sul suo cadavere. Soprattutto chi teme che Donald mediti di mettersi in tasca i 63 milioni di voti, conquistati con l’appoggio dal «vecchio e grande Partito» per crearne uno nuovo, disegnato a sua immagine e somiglianza. Il primo a voler far carne di porco dello sconfitto è Mitt Romney. Disprezzato da Trump per esser stato fatto a pezzi da Obama nel 2012, l’ex-candidato repubblicano gli ha già dimostrato il suo rancore votando la richiesta democratica d’impeachment. Un rancore esibito anche nel tweet con cui ora accusa il Presidente uscente d’«innescare pulsioni distruttive e pericolose e d’indebolire le fondamenta della Repubblica».

C’è poi chi cerca comunque d’evitare il «redde rationem» dei vincitori. O, magari, di conquistarne la benevolenza. Mitch McConnell, anziano capogruppo repubblicano del Senato, già protagonista di numerosi scontri con il Presidente, spiega in un tweet che «Va contato ogni voto legale, ma non le schede illegali. Tutte le parti devono sono tenute ad osservare questo processo». Un modo grazioso e gentile per far capire a Trump che l’appoggerà solo se verrà provata l’esistenza di voti illegali.

Ancor più inquietante è l’aria da fine impero che si respira in famiglia. «Ogni voto arrivato legalmente deve essere contato. Ogni voto arrivato illegalmente no. Su questo non ci debbono essere controversie». Un tweet glaciale con cui persino Ivanka – la figlia prediletta che Trump avrebbe addirittura voluto come vice al posto di Pence – sembra prendere le distanze dal genitore sfrattato dalla Casa Bianca. Una precauzione obbligata per una «preferita» tanto ambiziosa, quanto spregiudicata. Anche perchè convinta, dicono, di poter un giorno occupare quello Studio Ovale da cui hanno appena sloggiato il papà.

Se le schede ancora da scrutinare ed i giudici non daranno ragione a Trump, un ex consigliere di Bill Clinton, ipotizza per Donald un’onorevole via d’uscita. Sta diffondendosi nelle redazioni, il percorso che  Trump potrebbe seguire, accordandosi  con Joe Biden per l'ammissione della sconfitta e un passaggio di potere senza intoppi con Joe Biden in cambio di un calo della cause pendenti e al momento ancora congelate. In alternativa, e qui sta il ricatto, i Democratici potrebbero lanciare una seconda procedura di impeachment, a posteriori, per evitare una candidatura di Trump nel 2024.  In ogni caso, di fronte all'inevitabile tsunami legale, Trump rischia qualcosa di più imbarazzante per lui che la prigione: la rovina economica, annegato nelle spese legali.

Nel creare situazioni analoghe in Italia siamo stati maestri. Forse qualche Democratico americano,  in vena di troppo zelo, potrebbe ricevere lezioni dal Palamara di turno o meglio da Matteo Renzi, senza badare alla fedina penale sua e dei suoi famigliari. Nel frattempo Trump, potrebbe chiedere un consiglio disinteressato a Berlusconi.

Stampa solo il testo dell'articolo Stampa l'articolo con le immagini

Articolo pubblicato il 10/11/2020