Torino Dimenticata. Ricognizioni tra memorie e luoghi di un tempo

Il nuovo libro di Milo Julini propone una intrigante galleria di personaggi torinesi poco noti o dimenticati (di Ezio Marinoni)

Che cosa accomuna Felice Romani, Cesare Lombroso, il sindaco Carlo Pinchia, San Giuseppe Cafasso, don Giulio Cane, Natale Aghemo, i fratelli Ferrero e i fratelli Carle?

Lo scopriremo seguendo, capitolo dopo capitolo, la narrazione dello storico Julini, esperto di vicende torinesi. Questi e molti altri personaggi minori della vita cittadina del passato, poco noti o addirittura dimenticati, sono esaminati nel suo volume di recente uscita “Torino Dimenticata. Ricognizioni tra memorie e luoghi di un tempo” (Editrice Baima-Ronchetti, 2020).

Il Vicedirettore di Civico20News ha raccolto una parte dei suoi articoli che i lettori possono trovare quasi ogni giorno nella rivista on-line.

Come detto, “Torino Dimenticata” è suddiviso in capitoli.

Luoghi e personaggi del Risorgimento torinese” ricorda i tre garibaldini (ai quali sono intitolate altrettante vie nel quartiere Madonna di Campagna, nei pressi della strada di Lanzo), e Felice Romani, librettista di opere, protagonista di polemiche e scontri letterari che diventavano facilmente risse condite con turpi insulti personali espressi con linguaggio poetico.

Artisti e scienziati” ci presenta una galleria di personaggi minori, con l’eccezione di Cesare Lombroso, che viene proposto secondo le indicazioni della prestigiosa Guida di Torino “Augusta Taurinorum” del 1901.

Nel capitolo “Sindaci di Torino” vengono considerati i cinque eletti dopo il 1848 a seguito di votazioni; amministratori fino al 1861 della nostra Città, allora Capitale del Regno di Sardegna. Julini si sofferma su Carlo Pinchia, un po’ trascurato dalla pubblicistica più recente. Fu magistrato, prima che politico, secondo Sindaco dal 1849 al 1850.

Santi sociali e benefattori torinesi” spazia da San Giuseppe Cafasso, il “Santo degli impiccati”, al predicatore Massimiliano Bardesono di Rigras, assai noto e apprezzato ai suoi tempi, per finire con don Giulio Cane, il salesiano che nel 1927 mise in moto il clamoroso caso dello Smemorato di Collegno.

Il Re Vittorio Emanuele II nella sua vita intima” recupera un datato opuscolo, un instant book ante litteram pubblicato in occasione della morte del Re Galantuomo, per soffermarsi sui gentiluomini piemontesi dell’entourage reale. Vengono a galla curiosi elementi biografici di vari personaggi della Corte, in particolare di Natale Aghemo Conte di Perno, cugino di Rosa Vercellana, e capo della Segreteria particolare di Vittorio Emanuele II. Egli fu anche un benefattore prodigo verso la realizzazione di asili e scuole per i bambini torinesi. Non manca un cenno al generale degli Alpini Donato Etna, figlio di Vittorio Emanuele II e della “maestrina di Frabosa”.

L’ultimo capitolo, “Torino tra memorie e luoghi di un tempo”, raffigura una galleria di personaggi, da Alberto Viriglio al pellicciaio Rivella; inoltre, curiosi episodi di vita torinese, come la fuga di un gruppo di elefanti in Borgo Nuovo, il fastidio provocato dai suonatori ambulanti degli organetti; si aggiunge una analisi di luoghi e personaggi collegati alle vie Renier, Rivalta e Fratelli Carle; infine, un ricordo della Crocetta quando era ancora un sobborgo della Città.

In queste pagine, tutt’altro che minime, Milo Julini offre una ulteriore prova della sua attenzione per la storia “minima” cittadina, che ormai è possibile recuperare soltanto da documenti d’archivio, vecchi giornali e datate pubblicazioni; penso alle vicende della periferica via Demonte, divenuta la popolosa via Genova del quartiere Nizza Millefonti, oppure la via Pallamaglio, sede di istituti religiosi e di studi di artisti, oggi intitolata al politico Oddino Morgari; la via 3 Gennaio che, insieme ad altre vie nate dal rifacimento del secondo tratto di via Roma, celebrava i fasti del Fascismo. A questo proposito, sono rievocate le ristrutturazioni eseguite in quell’epoca nelle vie San Tommaso e Porta Palatina nell’ottica della valorizzazione della monumentalità romana. Questi imponenti lavori hanno dato origine a una irriverente barzelletta che coinvolgeva le due statue di Cesare e di Augusto, dono di Benito Mussolini.

In apertura, in “Due parole al Lettore”, l’Autore spiega i motivi e la filosofia che hanno ispirato la sua lunga ricerca e chiarisce il suo interesse per i protagonisti, in particolare quelli minori della Storia con la “esse” maiuscola, o per i personaggi delle vicende locali del territorio in funzione delle denominazioni, nella toponomastica urbana, relative a vie, parchi, scuole e biblioteche.

Julini intende privilegiare nella realtà locale le donne e gli uomini che, nel piccolo e nel grande, hanno contribuito allo sviluppo sociale e morale della collettività. A questo proposito voglio citare le osservazioni del professor Enzo Caffarelli, direttore della “Rivista Italiana di Onomastica” e coordinatore scientifico del Laboratorio internazionale di onomastica dell’Università di Roma Tor Vergata. L’insigne studioso ritiene necessaria la pubblicazione, da parte di ogni comune, almeno in rete, di un dizionario dei propri personaggi celebri, con le motivazioni delle intitolazioni.

Il libro si conclude con una breve analisi del fenomeno della criminalità giovanile dei Barabba.

Julini ha parlato spesso dei Barabba torinesi, nei suoi articoli pubblicati nella sua rubrica “Torino noir” di Civico20News. In questa occasione ha arrotolato il variopinto telone del cantastorie per compulsare polverosi volumi di fine Ottocento contenenti analisi e considerazioni, più o meno calzanti, espresse da intellettuali torinesi su questo fenomeno di devianza giovanile, iniziato a metà Ottocento ed esauritosi soltanto con la Prima Guerra Mondiale. Un valore aggiunto per una più vasta conoscenza della nostra Città.

Al termine di questa recensione voglio sottolineare l’apparato iconografico del volume, che si arricchisce con le foto di Manfredo Cicolin (un prezioso corredo documentale su curiose targhe viarie e i decori in forma di toro che concretizzano lo stemma della città di Torino), e l’elegante copertina - opera del pittore Gianfranco Anastasi - in perfetta sintonia con il carattere un poco rétro di questo libro.

In un tempo di ossessiva globalizzazione, il pregio complessivo dell’opera consiste nel riportare l’attenzione sulla storia, la nostra storia locale, sempre meno conosciuta, per non farla dimenticare.

Come cantava in poesia con delicatezza Armando Mottura (“Patria cita”):

Ti adess va pura për ël mond. Boneur

e onor forse at daran d’àutri pais,

ma pòrt-te tò Piemont an drinta al cheur

come l’amor sincer d’un vej amis:

ricòrda chi a l’ha date sangh e vita,

giovo dësmentia nen toa Patria cita!

@Ezio Marinoni

 

Milo Julini - Torino Dimenticata. Ricognizioni tra memorie e luoghi di un tempo

Editrice Baima-Ronchetti - Castellamonte (Torino) – 2020 - 274 pp. - € 18,00

Copertina del pittore Gianfranco Anastasi - Foto di Manfredo Cicolin

 

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Articolo pubblicato il 16/11/2020