Torino. Cinquant'anni fa il memorabile concerto di Rubinstein

Piacevoli ricordi che affiorano

Sono trascorsi ormai cinquant’anni, ma pare ieri. Il ricordo di quella serata è ancora vivo per chi era presente e palpitante al Conservatorio Giuseppe Verdi e non dimentica le emozioni dell’ascolto di quelle pagine irripetibili di Chopin, immortalate da Rubinstein. Il grande pianista polacco prediligeva a Torino. Al Conservatorio, come all’Alfieri era di casa. La città lo seguiva e lo amava. Pubblichiamo con piacere ed orgoglio, questo ricordo.

"La perfezione tecnica con la quale eseguiva le polacche, le mazurche e i valzer di Chopin era strabiliante. Suonava con un trasporto che sapeva suscitare sempre un fortissimo entusiasmo nel pubblico, senza alcun vezzo di protagonismo o narcisismo le sue esecuzioni diventarono sempre più asciutte e rigorose". Il professor Giorgio Pestelli, classe 1938, musicologo e critico musicale, membro dell'Accademia delle Scienze e già ordinario di Storia della Musica all'Università di Torino, è la memoria storica musicale della città.

E ricorda bene il concerto per l'appunto memorabile che  Arthur Rubinstein tenne nell'auditorium del Conservatorio di Torino esattamente 50 anni fa, l'11 novembre del 1970, invitato dall'Unione Musicale. "I concerti di Rubinstein erano imperdibili - rammenta Pestelli - io all'epoca ero agli inizi come critico musicale, facevo l'aiutante di Massimo Mila per le sue recensioni per La Stampa. Adoravo ascoltare Rubinstein suonare. E' strano raccontarlo oggi, coi tempi che corrono, ma la cosa che ricordo di più è la sala gremita, col pubblico sul palcoscenico: ci si sedeva praticamente attorno al pianoforte, circondando l'artista. Una situazione inimmaginabile ai giorni nostri, aldilà della pandemia".

Torino voleva molto bene a Rubinstein, un amore sempre ricambiato. "Conosceva la città e gli piaceva girarla, si faceva guidare dai suoi gusti - aggiunge Pestelli - era molto socievole e si intratteneva con piacere con le persone che incontrava nei ristoranti e nelle trattorie dove era solito andare a cena".

Il pianista polacco nato nel 1887 da una famiglia ebraica e formatosi come musicista prima a Varsavia e poi a Berlino, è stato uno dei più grandi pianisti di musica classica del Novecento. All'inizio del secolo a Parigi incontrò compositori come Ravel e Saint-Saëns, e musicisti come Jacques Thibaud. Morì nel 1982 a Ginevra, all'età di 95 anni. Le sue ceneri furono traslate in Israele. "Chopin era il suo cavallo di battaglia e anche a Torino in quel concerto propose un programma chopiniano - aggiunge Pestelli - che lasciò tutti gli spettatori entusiasti ovviamente"..

Ne scrisse su La Stampa Massimo Mila, raccontando che Rubinstein era arrivato in Conservatorio "coi suoi passi alla bersagliera, saluta con larghi gesti il pubblico che lo acclama, assiepato in sala e sul palcoscenico fino a racchiuderlo in una barriera, siede al pianoforte e attacca la "Fantasia op. 49". Comincia con un certo distacco, quasi per un partito preso di limpidezza, di calma e di sorvegliata nettezza del suono. Ma quando i corali della Fantasia cominciano a srotolarsi quasi come un incalzante passo di marcia, l'entusiasmo gli prende la mano, le dita artigliano i tasti, la compattezza marziale degli accordi evoca fantasmi eroici, immagini della patria, impeti di giovinezza. Il programma chopiniano si snoda con libertà nell'arco della serata". Una magia che accadeva 50 anni fa a Torino. Un'eternità sotto troppi punti di vista.

Guido Andruetto

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Articolo pubblicato il 12/11/2020