Davide Cassine, chirurgo, racconta la sua malattia nel libro "Io e Lei". Ansia, paura, ma anche conforto di fronte all'ipotesi del termine della vita.

Ammalarsi costituisce, da sempre, un'esperienza dolorosa per chiunque debba affrontare un percorso, a volte terrifico, da cui si spera sempre di poterne uscire guariti. Ci si rivolge a specialisti da cui si ricevono farmaci e terapie in grado di alimentare speranze, talvolta amplificate dalla mancata esperienza diretta in campo medico che favorisce l'attenuazione del disagio e della sofferenza, riducendo  il sentimento di impotenza nei confronti di quanto potrà avvenire in futuro.

Tutto questo però si complica quando il malato è un medico, uno specialista chirurgo che visita tutti i giorni persone a cui viene diagnosticato un male a volte incurabile e che, all'improvviso, si trova a dover fronteggiare una diagnosi di tumore che lo riguarda e che lo costringe a oltrepassare la barriera invisibile che separa i sani dagli ammalati, venendosi a trovare dalla parte di questi ultimi.

Davide Cassine, con il libro "Io e Lei" (Lindau ed,)  ci regala il racconto della sua vita, a cominciare dalla descrizione della sua infanzia felice e spensierata a Cherasco la cittadina al centro della provincia di Cuneo, e di come abbia maturato la decisione di diventare medico, approdando alla laurea, dopo aver affrontato numerosi sacrifici e superato una breve crisi, sorretto nella fatica degli studi, da una passione innata.

Innamorato della propria professione, in virtù della dedizione al lavoro, dopo un breve periodo nella guardia medica di Bra, ottenne l'assunzione all'ospedale di Savigliano nel reparto di Chirurgia del professor Gullino, ricordato dai numerosi medici che lo conobbero per la sua indiscussa bravura, ma anche per la sua severità, indispensabile caratteristica di un buon Maestro che ha consentito ai suoi allievi di crescere in fretta, in particolare all'autore che, nel volgere di poco tempo, riuscì a raggiungere  la posizione di primo operatore.

Nel suo racconto è interessante notare come, nella sua coscienza di medico, maturi rapidamente un interrogarsi sul termine della vita e tutto quello che vi è connesso. La morte del professor Gullino, aprì uno spiraglio: racconta infatti Cassine che, anni dopo aver lasciato il suo reparto per essersi traferito a Torino, si trovò a passare "per caso" all'ospedale di  Savigliano, dove una infermiera, riconoscendolo, gli disse del ricovero da alcuni giorni dell'anziano  professore. Recatosi immediatamente a salutarlo, accolto con gioia dal suo primo Maestro, lo ringraziò per quanto aveva ricevuto; questi si dimostrò felice di quelle parole ed anche di non essere stato dimenticato. Nel pomeriggio il Maestro morì e, di fronte a simili eventi, non si può non pensare ad un richiamo giunto per vie sottili da un anziano medico all'allievo, erede di insegnamenti preziosi che non dovevano andare perduti.

Mentre la sua carriere procede e si espande senza inciampi alle Molinette, l'incontro con il padre di una sua paziente lo pone di fronte ad una realtà che si vuole comunemente fuori dell'ordinario. Questi infatti gli parla di una esperienza di una Near death experiences (NDE), ovvero di un esperienza drammatica vissuta in un momento in cui la sua vita era in grave pericolo, ai confini della morte, riferendo quanto avviene a chi sta per lasciare i suoi cari per sempre.

La sensazione di abbandono del corpo, il fluttuare al di sopra di questo con possibilità di vedere quanto succede nella stanza in cui si trova, è la principale manifestazione riferita da tutti i pazienti al momento in cui le tecniche mediche riportano in vita i soggetti che, per un tempo più o meno lungo, hanno  abbandonato il corpo fisico. L'autore  conserva un ricordo assai nitido dell'episodio da cui è incuriosito, su cui comincia a indagare il che lo porta sempre più ad interrogarsi sul significato della vita, della morte e del suo impenetrabile mistero.

A latere le sue esperienze lavorative, il trasferimento alle Molinette di Torino, la chirurgia pancreatica, il successo e le gioie familiari: in maniera magistrale narra della sua vita  che trascorre veloce, il tempo che fluisce rapido portando oltre alle gioie, inevitabili turbamenti, sicura fonte di stress derivante da quanto è costretto a condividere con i suoi pazienti. Il lettore è reso partecipe della tensione di un professionista amante del proprio lavoro, una tensione che verrà ulteriormente accentuata nel momento in cui la preoccupazione per l'arrivo di una figura primariale da cui non si sente valorizzato e il vedere sminuita la sua  professionalità, saranno fonte di disagio e insoddisfazione che lo porteranno a decidere di incrementare lavoro e responsabilità divenendo a sua volta primario in un ospedale cittadino. Contestualmente l'attenzione ad un dolore fino ad allora trascurato, fanno si che una sua rapida ed estemporanea visita ad una collega radiologa per chiederne l'aiuto nel consultare un CD che (per caso?) non si riesce  a leggere, lo portano a scoprire un tumore da operare immediatamente.   

La descrizione degli eventi successivi all'umano sbandamento del medico che, nonostante la brutale notizia continua nella sua vita ordinaria, coinvolgono il lettore con una incalzante descrizione degli  attimi che, da quel momento, diventano più che preziosi ed allora ecco che dalla sofferenza psicologica nasce il desiderio di contattare persone avvezze ad avere dimestichezza con il mondo invisibile e dagli studi che lo riguardano, puntigliosamente segnalati e descritti nel racconto.

Il suo incontro con la scrittrice Paola Giovetti contattata per cercare conforto ed aiuto nel districarsi in una materia da lui poco conosciuta, ha portato a sviluppare con lei e la sua famiglia una amicizia solida che, nel corso degli anni si è rivelata di gran valore, avendo illuminato i momenti più bui della sua esistenza aiutandolo a superare pericolosi momenti di crisi  illuminando la sua impervia via conducendolo da personaggi di grande fama.

La dottoressa Giovetti, già amica del celebre Gustavo Adolfo Rol e di Roberto Setti, esponente di spicco del Circolo 77, si è infatti rivelata la persona giusta comparsa al momento giusto nella vita di Davide Cassine che ha avuto modo di interloquire con una studiosa profonda conoscitrice della tematica NDE, avendo condotto una inchiesta in Italia, rimasta unica nel suo genere.  Altri medium e sensitivi da cui è stato condotto dalla scrittrice,  l'hanno aiutato ad accettare una diagnosi che si vuole infausta, ma capace però di stimolare la sua reattività che non si è attenuata nemmeno dopo la scoperta dell'estensione del male, aggravatosi con la comparsa di alcune metastasi.

La sua situazione di chirurgo, per di più  oncologo, ponendolo di fronte ad una cruda verità, l'ha costretto ad una battaglia formidabile, complicata dall'essere privo di una convincente rete di protezione capace di edulcorargli l'esatta natura del male, regalandogli quel minimo di serenità di cui è possibile usufruire di fronte alla malattia da parte di chi  ne ignora l'esatta evoluzione. I numerosi sensitivi da lui accostati in compagnia di Paola Giovetti, figura chiave e guida insostuibile nel percorso di scoperta della dimensione invisibile, sono stati di grande conforto consentendogli di mantenere la serenità interiore, apportando in questo modo un notevole giovamento.

Un giovamento tale da riuscire ad arrestare la malattia mostrandogli come,  quanto gli è capitato, debba essere inteso come momento di riflessione e anche come una occasione  di trasformazione di se, capace di permettergli una espansione della coscienza da cui rinascere oltre che nel fisico, in virtù delle terapie offerte dalla medicina canonica, anche nello spirito meditando su antichi insegnamenti ricavabili non solo dalle figure contemporanee che Cassine ha avuto modo di conoscere, ma anche indugiando sulle  parole degli antichi filosofi, fra tutti Seneca che scriveva nella lettera 103 a Lucilio, che riporto traendola dal testo  alchemico "Trattato del fuoco e del Sale" di Blaise de Vigenere (ed. Mediterranee):

"Il giorno che noi temiamo tanto come l'ultimo della nostra vita, è la rinascita del giorno eterno. Lasciamo dunque senza pena ciò che ci serve solo come di peso importuno. Perche vogliamo tanto tergiversare, come se noi non fossimo stati prima di questo corpo caduco, nel quale siamo rimasti chiusi e nascosti. Noi vi resistiamo e indugiamo con tutte le nostre forze, e non senza motivo, perche siamo stati spinti fuori con un grande sforzo dalla madre nel partorirci e piangiamo e ci lamentiamo quando siamo arrivati a quello che crediamo che sia l'ultimo giorno: ma questo lagnarsi, gridare e piangere, non sono tutti segni e indizi di uno che sta per nascere?".

Una verità che attraversa i secoli che ci accompagna tutti indistintamente, ma di cui tendiamo a dimenticarci, mirabilmente presentata nel lavoro di un medico che ha avuto la fortuna di aver conosciuto la più importante studiosa di NDE e di essere stato guidato da lei a corporificare il proprio pensiero in un libro che tutti dovremmo leggere.

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Articolo pubblicato il 19/11/2020