Calabria. La ciurma dei lottizzatori al governo ha segnato un altro flop.

Anche Eugenio Gaudio, il terzo commissario alla Sanità calabrese, se ne va

In Italia si continua a morire anche a causa del Covid-19, mancano i posti letto, i medici scarseggiano, in quanto nelle facoltà di medicina vige il numero chiuso. C’è carenza di infermieri che sono assunti con arcaiche procedure burocratiche che ne rallentano l’inizio dell’attività, ma il  governo che fa? Ne approfitta del caos per gonfiare la burocrazia ad ogni livello e lottizzare anche l’incarico più operativo e meno politico che ci sia. Cosa possiamo pretendere da ministri bibitari, incolti e nullafacenti?

 

Che anche in incarichi di natura tecnica e professionale, prevalga la mediocrità, se non peggio. La Calabria che già di suo sconta anni di parassitismo e di supina obbedienza della politica al volere di poteri occulti, il caso di Lodovico Ligato e le sue “lenzuola d’oro” dovrebbe significare qualcosa, continua ad essere terra di spartizione selvaggia, nonostante le antiche carenze e i divari incolmati,  non solo nel comparto della Sanità.

 

La notizia bomba è di ieri. Il commissario alla Sanità appena nominato dal Consiglio dei ministri, Eugenio Gaudio, si è dimesso. Si tratta del terzo che lascia questo incarico. Prima di lui Saverio Cotticelli, che, in un'unica intervista alla trasmissione di Rai3 Titolo V, ci ha svelato di non aver la benché minima idea del numero dei letti in terapia intensiva e di non sapere di essere il responsabile del "piano Covid" della regione, poi Giuseppe Zuccatelli, padre di una tesi alquanto insolita sull'inefficacia delle mascherine: "Non servono a un cazzo, ve lo dico in inglese stretto. Sapete cosa serve? La distanza. Perché per beccarti il virus, se io fossi positivo, dovresti baciarmi per 15 minuti con la lingua in bocca", oltre che ad essere sodale di esponenti del partitino del ministro Speranza.

 

Adesso Gaudio, anche lui travolto dalle polemiche in quanto sarebbe indagato per concorso in turbativa a Catania. In questo caso, più per le polemiche e la pendenza giudiziaria, emerge un motivo ufficiale delle sue dimissioni. Gaudio ha camuffato le critiche che avevano accompagnato la sua nomina,(in quanto indagato) adducendo "motivi personali e familiari". "Mia moglie non ha intenzione di trasferirsi a Catanzaro. Un lavoro del genere va affrontato con il massimo impegno e non ho intenzione di aprire una crisi familiare", ha riferito a un giornale.

 

Via Cotticelli, via Zuccatelli, ora via anche Gaudio. Attendiamo se ne vada anche Speranza”. Così Matteo Salvini ha tweettato per commentare la vicenda surreale e imbarazzante che sta vedendo la Calabria tristemente protagonista. Sono infatti arrivate le dimissioni del terzo commissario alla sanità nell’arco di dieci giorni, le ultime non meno clamorose, dato che si sono consumate a neanche 24 ore di distanza dalla nomina.

 

A questo punto in tanti stanno invocando la dimissioni del ministro Roberto Speranza, che non è stato in grado di nominare un commissario valido, preso dalla smania di tutelare gli equilibri partitici. “È intollerabile e inaccettabile che una persona appena nominata dal governo in una terra condannata alla zona rossa per le condizioni disastrose del suo sistema sanitario si permetta di dire che rinuncia all’incarico perché sua moglie non vuole trasferirsi a Catanzaro”: così si è espresso Vincenzo Sofo, l’eurodeputato leghista di origini calabresi. Il quale ha poi aggiunto: “Basta trattare i calabresi come spazzatura d’Italia, dove inviare gli avanzi della politica e della pubblica amministrazione che non si sa dove piazzare. Il governo ponga subito fine a questo teatrino vergognoso e il ministro Speranza presenti immediatamente le proprie dimissioni”.  Dagli orrori del caso Calabria, non possiamo che temere per quel che sta succedendo nel Paese, perché è il metodo che offende, oltre che per il contenuto delle specifiche scelte.

 

Tra altre autorevoli prese di posizione, Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di medicina molecolare dell'Università di Padova, ha individuato subito il nocciolo del problema. "C'è un problema di Cts non tanto nella composizione, quanto nell'assenza. Possibile che non ci siano le migliori menti delle università italiane?". Da quando Conte ha affidato la gestione dell'emergenza a Borrelli, abbiamo assistito a un imbarazzante e repentino moltiplicarsi di poltrone, incarichi e deleghe che, come dicevamo, non ha portato a grandi risultati.

 

Nel giro di un paio di mesi accanto al capo della Protezione civile, chiamato a coordinarne e organizzarne il lavoro, ecco spuntare fuori Domenico Arcuri, a cui viene affidato l'approvvigionamento delle forniture sanitarie. Da subito soprannominato "mister Mascherina" per i pasticci inanellati, viene percepito come una sorta di anti Borrelli. Una sorta di commissario del commissario. Difficile capire il perché dello sdoppiamento delle figure. Sta di fatto che al super commissario vengono affidati i dossier più spinosi: dalle mascherine ai ventilatori, fino ai "banchi a rotelle" per riportare gli studenti in classe. I risultati della sua gestione vengono bocciati ripetutamente dalle opposizioni che in più di un'occasione ne chiedono le dimissioni, ma Conte continua ad affidarsi a lui. Tanto che Arcuri si troverà a dover gestire anche la pratica dei vaccini.

 

A luglio, per dar supporto alle innumerevoli task force che aveva creato, Conte aveva fatto qualche nomina decente. Ma poi tutto è svanito. Purtroppo questo andazzo non è circoscritto esclusivamente alle nomine di emanazione governativa. Anche le regioni stanno pescando nel torbido, nel rispetto del dio Cencelli. Ed i risultati si vedono.

 

Ma non dobbiamo stupirci. Non è certo l'unica trovata del governo a finire in un buco nell'acqua. Che dire, per esempio, dei sessantaquattro esperti infilati nella task force tecnologica voluta dalla ministra all'Innovazione Paola Pisano? E che dire di Vittorio Colao? Quest'ultimo è stato chiamato a guidare la squadra che doveva accompagnare il Paese nella "fase 2" ponendo le basi per il rilancio del sistema economico. Aldilà dei bonus e delle mancette non si è visto molto di più. Ormai la misura è colma. La parte sana del Paese che si nutre di concretezza e  competenza, sta guardando al Colle.

 

C’è timore per il contagio ed i decessi, ma la fiducia nelle istituzioni è in calo per le modalità pasticciate e volutamente confuse con le quali si rassegnano i dati dei decessi e degli infettati. Si parla di emergenza, si crea il panico e poi si scopre che dopo settimane di ampia disponibilità dimostrata, molti medici non sono neppure stati contattati per iniziare la collaborazione nei reparti Covid.

 

Mai come in questo periodo il pesce puzza sempre più dalla testa. Basta con i mariuoli e con gli schiaffi di Conte al Paese che cerca di uscire dalla pandemia. Urgono teste pensanti e capaci che sappiano mettesi in discussione e lavorare con competenza e correttezza.

Le ninfette, i pizzaioli ed i bibitari, vadano altrove!

 

 

 

Stampa solo il testo dell'articolo Stampa l'articolo con le immagini

Articolo pubblicato il 18/11/2020