Il “Decreto della vergogna”. Il Governo paga radio e TV, per diffondere la sua propaganda sul Codiv

Di Fabio Duranti e Antonio Diomede

La crisi economica colpisce più o meno tutti, si sa, ma non tutti allo stesso modo. Nel caso del covid-19, sorvolando i danni legati alla sanità, attività produttive e lavorative di varia natura hanno subito le conseguenze della recessione. Non fanno eccezione le emittenti radiotelevisive, che da strumento fondamentale per orientare il popolo nell’attuale emergenza rischiano ora di subire un passivo pesante nei bilanci e nei conti che le riguardano. Per cercare di evitare un tracollo definitivo del sistema dell’informazione italiana, il Governo ha predisposto delle risorse pari a 50 milioni. Ma destinate a chi?

Leggendo in diretta il decreto emesso dal Ministero dello Sviluppo Economico, Fabio Duranti ha parlato di contributi che, anche questa volta, “andranno alle stesse emittenti amiche che nel 2017 avevano già partecipato ad una mangiatoia simile e che possono permettersi di truccare i dati”.

Si tratterebbe di un progetto volto a premiare quei media che si presterebbero ad un’informazione “comoda” nei confronti del Governo. Un disegno che ha fatto indignare anche l’ingegnere Antonio Diomede, presidente della Rea – Radiotelevisioni Europee Associate, che insieme a Fabio Duranti e Francesco Vergovich ha commentato il decreto.

Duranti: “Danno soldi a chi fa la propaganda del Governo”

“Io faccio grande fatica a chiamarle istituzioni. Sono persone che hanno occupato posti di potere e lo esercitano come meglio credono. La politica è semplicemente un’occupazione di posti di potere senza alcun titolo. Dover nominare 250 commissioni subalterne o sopralterne in questo caso, perché il Cts è al di sopra di tutto e sembra che sia diventato il padrone del Paese.

Le persone sono molto arrabbiate perché hanno letto questo decreto, che dà 50 milioni di euro alle emittenti radio-televisive locali. Perché lo Stato dà questi soldi? Non perché deve aiutare la libera comunicazione, dà questi soldi perché deve trasmettere i suoi messaggi sul covid.
Noi quei soldi non li vogliamo. Noi non siamo qui a fare la propaganda ai Governi, noi siamo qui a fare i giornalisti. Radio Radio a questa cosa non ci starà.

Intanto i soldi vanno a chi trasmette messaggi governativi, non vanno a finanziare la libera emittenza. Ma addirittura vanno sulla base di un decreto del 2017, che prevede delle caratteristiche per partecipare a dei bandi che non sono coerenti con l’attività di informazione reale.
E’ stata fatta una legge nel 2017 che prevede che ci siano dei fondi per gli emittenti degli amici che possono permettersi di truccare i dati.

Cosa fa il Governo? Dice, siccome c’è il covid io metto dei soldi a disposizione. Ma noi, non avendo partecipato alla mangiatoia del 2017, noi adesso nell’emergenza covid abbiamo diritto a nulla, neanche a un centesimo. Andate a vedere, gli elenchi sono pubblici sul sito del Ministero dello Sviluppo economico. Noi non ci siamo e mai ci saremo per motivi etici.

Non ha senso dare dei soldi a chi già ne ha tanti e usa il mezzo radio-televisivo solo per scaricare le tasse. Noi avevamo fatto una proposta, ma è entrata da un orecchio ed è uscita dall’altro. E’ stata cancellata dai vari ministri, Patuanelli e Gualtieri. E’ stata cancellata forse perché bisognava favorire qualcun altro. Noi non partecipiamo alla mangiatoia e rimaniamo liberi”.

Diomede: “Domattina depositiamo il ricorso, è una finta graduatoria”

“Domattina depositiamo il ricorso. Bisogna guardare in alto e vedere questo piano di comunicazione. Vedere a cosa punta, oltre al fatto di foraggiare i grandi gruppi e medio gruppi che sono collegati ai grandi. Mira soprattutto a fare comunicazione nazionale a spese dello Stato verso alcune emittenti che tentano di fare una squadra nazionale di comunicazione di secondo livello che diffonde il pensiero unico. E noi, come REA, ci stiamo molto attenti.

Combattiamo l’idea del pensiero unico in questo paese. E’ un progetto criminale che bisognerebbe spiegare sempre e continuamente ossia che ogni azione del Governo, questo neoliberale che si è insediato sotto la falsa veste del Governo del cambiamento, non sta cambiando niente anzi sta riconfermando tutto il peggiore che c’era, alimentandolo.

E’ un reclutamento di emittenti che, con una finta graduatoria veicolata anche dal punto di vista sindacale da Confindustria Comunicazioni, fa capo a Mediaset e a tutti i grossi gruppi editoriali. I quali non perdono occasione per l’accaparramento delle risorse dello Stato a scapito dei piccoli che fuggono a questo pensiero unico e che vorrebbero essere liberi e che, soprattutto, ne avrebbero bisogno.

In tre anni hanno stanziato 300milioni di euro e di questi, per via di quella infame graduatoria, c’è una sola emittente televisiva: Telenord. In tre anni prende la bellezza di 24 milioni di euro. Questa emittente, per due mesi di pubblicità del pensiero unico che va in quella direzione, è pagata profumatamente. Tutto ciò porta la firma del Ministro Patunelli del M5S e della sua cordata. Torniamo ai 50 milioni che sono riusciti a rabbattere, sempre questa lobby del Governo del cambiamento, questi soldi hanno pensato di destinarli alla comunicazione istituzionale.

Domani al TAR notifichiamo la nostra istanza: tenteremo di bloccare e di ottenere giustizia attraverso la sospensiva del pagamento di questi 50 milioni di euro e chiederemo al Ministro di sederci a tavolino e ripartire diversamente”.

Fonte: radioradio.it

 

Stampa solo il testo dell'articolo Stampa l'articolo con le immagini

Articolo pubblicato il 22/11/2020