L’EDITORIALE DELLA DOMENICA DI CIVICO20NEWS - Francesco Rossa: La Legge di Bilancio ed il parassitismo di Stato

Le previsioni negative della Confindustria. Bonomi: "L’esecutivo pensa solo all’emergenza. Servono idee e investimenti, non sussidi".

Nonostante la crisi economica abbia prodotto la chiusura di migliaia di imprese e messo in ginocchio lavoratori autonomi, liberi professionisti e partite Iva, il Governo porta avanti il suo miope disegno di continuare a rafforzare il settore pubblico, per nulla danneggiato dalla pandemia. E’ quanto emerge dal testo della legge di bilancio che ha ottenuto, nei giorni scorsi, il via libera dal Consiglio dei ministri e che ora dovrà essere discusso in Parlamento.

Dei 38 miliardi previsti per il 2021, ben 6,7 saranno destinati al rinnovo dei contratti del pubblico impiego e 3,6 a nuove assunzioni in ministeri ed enti della pubblica amministrazione. Oltre un quarto degli stanziamenti per il prossimo anno andranno dunque a rimpinguare un settore che non ha in alcun modo patito disagi durante il 2020 e che addirittura viene rafforzato con incrementi salariali e ampliamento degli organici.

 

Il paradosso è che i sindacati, non contenti di queste somme, invocano ulteriori concessioni per i dipendenti pubblici ed hanno indetto addirittura uno sciopero, deprecato anche dalla ministra Dadone. I sindacati se la sono presa con il premier Giuseppe Conte accusandolo di non averli coinvolti nella stesura del testo della legge, ma l’inquilino, protempore di Palazzo Chigi si è difeso chiarendo di aver promesso dialogo, non concertazione. Questo conferma da un lato l’attitudine dell’esecutivo a blindare l’esercito dei “garantiti” e dall’altro l’anacronismo delle battaglie portate avanti dalle principali sigle sindacali che, nonostante l’emergenza pandemica, si ostinano a perseguire obiettivi di retroguardia destinati a frenare ulteriormente la produttività e la competitività dell’Italia, seguendo una tradizione nefasta e distruttiva.

 

Il Governo è sotto attacco anche da parte di Confindustria, che lamenta il carattere assistenzialista della manovra finanziaria. Il Presidente Carlo Bonomi va dritto al punto: "L’esecutivo pensa solo all’emergenza. Servono idee e investimenti, non sussidi".

 

E in effetti il numero uno di viale dell’Astronomia invoca da mesi un Patto per l’Italia che coinvolga tutte le forze vive del Paese per definire insieme le scelte prioritarie e strategiche per la ripartenza. Invece il Governo continua a fare di testa sua, senza coinvolgere più di tanto le opposizioni e ignorando i ripetuti appelli delle organizzazioni rappresentative di imprenditori, artigiani e commercianti, particolarmente vessate dal Covid e terrorizzate dalla prolungata incertezza socio-economica. “L’Italia è a rischio di una nuova caduta in recessione a fine 2020: peggiorano soprattutto i servizi, ma anche nell’industria si è arrestata la risalita.”

 

Una lettura limpida e allarmante, scaturita dai seguenti segnali: domanda interna debole; servizi in caduta libera; occupazione ferma; debito delle imprese in aumento. 

L’export in crescita nel terzo trimestre ha alimentato nuove speranze di ripresa negli scambi. Ma anche in questo ambito, le stime si stanno facendo più cupe: con le nuove restrizioni un po’ in tutta Europa è previsto uno stop commerciale a fine 2020. La lettura dell’andamento di settembre-ottobre lascia presagire che il 2020 potrebbe finire all’insegna di una ricaduta per il sistema economico Italia. Confindustria, infatti, ha osservato i seguenti settori.

Servizi

Allerta massima sui servizi: ottobre è stato all’insegna della contrazione per il settore, il più colpito dall’epidemia, con il dato a 46,7 da 48,8 e una domanda indebolita. Il turismo è ormai calato a picco e a fine anno, in vari segmenti, le perdite potranno avvicinarsi al 70% secondo Federturismo.

Industria

Per quanto riguarda l’industria italiana, l’auspicio è di un moderato calo nel recupero che si era registrato a ottobre. Questo significa, quindi, che il quarto trimestre potrebbe vedere una, seppur moderata, ricaduta. La risalita di tutto il comparto è stoppata, per Confindustria.

Domanda dei consumatori

I consumi riprenderanno? La domanda lascia spazio e risposte piuttosto negative, considerando anche le incertezze sulle festività natalizie.

Osservato speciale per le stime di fine 2020 anche il livello di indebitamento delle imprese, che stanno soffrendo la crisi da pandemia con le varie misure di lockdown.

Avere liquidità è fondamentale, per questo i prestiti con garanzie pubbliche hanno avuto un balzo, superando i 110 miliardi a novembre (dati Task Force).

Gli effetti saranno negativi sul debito bancario (da 16,5% a 18,9% del passivo, stime CSC) e sugli oneri finanziari, diminuendo le risorse per investimenti.

Occupazione

La previsione è negativa per l’occupazione nel quarto trimestre. Confindustria, infatti, ha osservato che c’è stata una contrazione della forza lavoro e la disoccupazione potrebbe nuovamente peggiorare.

Anche il centrodestra, che pure si dice pronto a collaborare con proposte in Parlamento, vista la delicatezza del momento, sempre che non vengano respinte dal governo, come nei mesi precedenti, non risparmia critiche all’esecutivo e invoca una moratoria fiscale di un anno e congrui incentivi per i lavoratori autonomi e altre categorie maggiormente danneggiate dal fermo delle attività produttive e commerciali.

Nei 228 articoli della legge di bilancio ci sono quindi gli stanziamenti per nuove assunzioni che ministeri e enti della pubblica amministrazione centrale potranno effettuare dal 2021 al 2033 in deroga ai tetti di spesa e al turn over. Nei dettagli, si parla di 14.000 assunzioni, 10.000 delle quali a tempo indeterminato. Per la precisione, circa 3300 riguarderanno il pianeta giustizia, 140 il Ministero delle politiche agricole, 250 il Ministero dell’Interno, 142 il Ministero della Salute, 550 le ragionerie territoriali dello Stato e le rimanenti interesseranno altri enti pubblici.

 

Tra le voci che fanno più rabbrividire c’è anche quella relativa ai 126 milioni di spesa annua prevista per retribuire 2800 funzionari che dovranno aiutare il sud a gestire meglio i fondi europei. Ci sono poi altri 4 miliardi per finanziare il reddito di cittadinanza, concesso allegramente ad evasori fiscali e manovalanza della malavita organizzata. Infatti le statistiche ufficiali documentano il sostanziale fallimento di quel sussidio, che solo in un caso su quattro è servito al beneficiario per trovare lavoro, peraltro quasi mai stabile.

 

I ristori, cioè le briciole riservate a categorie che hanno perso fino al 90% del loro fatturato, verranno rinnovati e costeranno altri 4 miliardi alle casse dello Stato, ma non riusciranno a impedire altre chiusure di attività, che appaiono ormai inevitabili qualora perdurasse questo clima di incertezza anche a Natale. In Francia e Germania, va ricordato, i rispettivi governi hanno erogato immediatamente aiuti pari al 75% del fatturato a tutte le attività commerciali e imprenditoriali costrette a chiudere.

 

Nonostante questi interventi siano stati inseriti nella legge di bilancio, è previsto un ulteriore scostamento di bilancio per altri 20 miliardi, ulteriormente appesantito dal decreto ristori Ter, approvato venerdì scorso, che innalza lo scostamento di bilancio di altri 8 miliardi. Il pannicello caldo di questo decreto finanzia nuovi aiuti anti-crisi per circa 2 miliardi: 1,45 miliardi andranno ai contributi a fondo perduto per le attività colpite dalle misure restrittive anti-Covid, 400 milioni ai sindaci per gli aiuti alimentari e 100 milioni al commissario all'emergenza Domenico Arcuri per l'acquisto di farmaci per curare i pazienti positivi al Covid.  Tutti soldi che prima o poi qualcuno dovrà recuperare e che, presumibilmente, a pandemia finita, imporranno tagli selvaggi alla spesa pubblica e tasse esose per il ceto medio.

 

Sulla manovra italiana aleggia peraltro lo spettro di un ridimensionamento del Recovery Fund, visto che in sede europea Polonia e Ungheria hanno posto il veto al pacchetto da 1800 miliardi di aiuti per la ricostruzione post Covid. Il negoziato appare dunque in salita e quei 209 miliardi che l’Italia attende da Bruxelles non sono così sicuri, almeno per ora. Peraltro Bonomi avverte che in larga parte sono già stati bruciati dalle scelte sbagliate che il Governo ha fatto in questi mesi, sprecando in sussidi improduttivi risorse preziose che, se destinate alle imprese, avrebbero generato reddito, occupazione, crescita. E questo errore l’Italia potrebbe presto pagarlo a caro prezzo, anche con rivolte sociali difficilmente controllabili.

 

Francesco Rossa - Condirettore Responsabile e Direttore Editoriale

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Articolo pubblicato il 22/11/2020