Nessun pasto è gratis. O no?

In merito ad alcune considerazioni di David Sassoli

Un vecchio adagio recitava che i politici dicono quel che pensano solo quando non pensano a quel che dicono, e questo si attaglia perfettamente all’incidente in cui è incorso, a metà novembre, il presidente del Parlamento europeo David Sassoli quando ha affermato incautamente che i debiti Covid dei paesi  europei possono essere assorbiti dalla Banca centrale europea e sterilizzati mediante emissione monetaria. Quella che, in gergo, si chiama overt monetary financing (OMF).

La spensierata ipotesi di Sassoli ha immediatamente sollevato l’isteria dei sostenitori del “nessun pasto è gratis” di friedmaniana memoria che hanno costretto il povero presidente a rientrare nei ranghi dell’ortodossia monetaria, se non con una esplicita abiura quanto meno con un susseguente imbarazzato silenzio.

La cosa stupefacente non è tanto la censura imposta a Sassoli dalla stampa benpensante -peraltro amicissima della parte politica a cui egli appartiene- quanto dall’occultamento (e dall’apparente condanna) di una pratica monetaria che in questi anni, e sopratutto in questi ultimi mesi pandemici, è stata invece ampiamente e apertamente praticata dalla BCE: l’acquisto del debito pubblico degli stati a fronte di emissione monetaria, con l’ipocrita dettaglio che tali acquisti non sono avvenuti direttamente ma sul mercato secondario. Insomma, il quantitative easing praticato prima da Draghi e poi da Lagarde in quantità impressionanti a partire non da ieri ma dal 2008 è sembrato improvvisamente una creatura aliena caduta  dal cielo sulle terre d’Europa a seguito delle parole di Sassoli.

Purtroppo il mondo è pieno di anime semplici ancora convinte che la moneta sia costituita dalle banconote cartacee stampate nottetempo dalle rotative sotterranee delle banche centrali e qualcuno, che fino a ieri evidentemente pascolava ovini nelle alte valli alpine, è addirittura del parere che la moneta debba essere convertibile in qualcosa di concreto, ad esempio l’oro. L’idea della natura assolutamente convenzionale e immateriale della moneta sembra trovare serie difficoltà nella sua diffusione. Eppure da quasi un secolo e mezzo, da Knapp a Mosler, l’idea di una moneta cartacea illimitatamente riproducibile si è imposta nella cultura economica, e strada facendo ha anche perso il suo carattere “cartalista” grazie alla evidenza che ormai la moneta è un puro segno contabile digitalizzato che non contiene più in sé neppure l’eventuale costo della stampa.

Ed è caduta pure la convinzione, abbastanza diffusa nel pubblico, che la moneta (materiale o immateriale che sia) venga prodotta esclusivamente dalle banche centrali. Si stima infatti che questo tipo di moneta rappresenti meno di un decimo dei mezzi di pagamento presenti in un’area monetaria, essendo il resto costituito dalla moneta bancaria creata autonomamente dal sistema creditizio e consistente in depositi anch’essi per lo più virtuali.

Dunque la moneta (chiamiamola “legale” in quanto avente potere liberatorio assoluto) può essere prodotta a piacere dalle banche centrali? Evidentemente sì. Le banche centrali possono dunque produrla in quantità infinita? Evidentemente no, perché questa massa monetaria va sempre rapportata alla massa reale di beni e servizi generata dal sistema economico per non produrre inflazione. Resta però ineccepibile il dato empirico per cui in questi anni, nonostante l’enorme creazione di moneta da parte della BCE, non si sono avuti fenomeni significativi di inflazione a livello continentale, inflazione che si è sempre mantenuta sotto il livello-obiettivo del 2%. E neppure nella più recente epoca Covid, quando la BCE ha ulteriormente incrementato l’offerta monetaria, si sono avuti segnali in tal senso, probabilmente a causa della situazione fortemente  deflazionistica in cui versa l’economia reale.

L’affermazione di Sassoli, con cui non siamo certo in consonanza politica, ha però avuto il merito di sdoganare una verità fattuale e una teoria economica difficilmente contestabili. Perché allora la reazione dei mezzi di comunicazione e della politica tradizionali verso di lui?

Le spiegazioni possono essere molteplici. Intanto l’avversione del mondo bancario, che dalla scarsità di moneta trae la sua ragion d’essere: se un bene è scarso chi lo fornisce (le banche) può deciderne offerta e prezzo; venendo meno la scarsità di moneta vengono meno anche l’autorità e il potere dei signori del denaro. Poi la fobia dell’inflazione, che in Europa affonda le radici nell’inconscio storico e collettivo della Germania, cioè dell’azionista di maggioranza dell’UE, ma che -come abbiamo detto- non è un problema attuale a fronte del crollo dei PIL nazionali. E ancora una sorta di moralismo masochista e autopunitivo che sembra accomunare la visione rigoristica protestante e il pauperismo cattolico, visione secondo cui l’idea di una ipotetica abbondanza monetaria, in grado di soddisfare le esigenze umane senza la sofferenza della disciplina e del lavoro, appare profondamente biasimevole. E infine la resistenza cognitiva della gente comune, abituata a far quadrare i bilanci famigliari e aziendali, che rifiuta l’idea di uno stato fornito di sovranità monetaria non assoggettato a questi vincoli. E forse altro ancora.

Come finirà? Probabilmente gli stati, l’UE e la BCE continueranno, più o meno in silenzio, a produrre moneta “gratis” finché dovranno fronteggiare il disastro economico provocato dalle loro politiche sanitarie,  esattamente come si fece dal 2008 in poi per combattere la crisi finanziaria. Poi, se si raggiungerà di nuovo una qualche normalità, si rientrerà ordinatamente nella narrazione del rigore monetario neoliberista sancito dall’ormai collaudato Washington consensus, e i fautori del “pasto gratis” verranno di nuovo ricacciati nel loro ghetto ereticale, condannati a vivere una vita stentata e sotterranea fino alla nuova crisi pandemica, finanziaria, ambientale o –dio non voglia- militare.

Così funzionano le cose del mondo e nel pensiero economico.

 

 

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Articolo pubblicato il 01/12/2020