La sofferenza delle istituzioni museali italiane: disinteresse o sciagurato disegno politico?

L'accorato appello-denuncia della professoressa Cristina Vernizzi

Le diverse istituzioni museali, che raccolgono le documentazioni più svariate della nostra storia, sono indiscutibilmente le pietre miliari che testimoniano il ruolo e l’identità delle componenti sociali che in diverse epoche hanno costituito il difficile percorso storico, terminato nella realizzazione, più formale che sostanziale, dell’Unità d’Italia.

Pertanto, tutelare ed investire con fondi adeguati in queste realtà culturali sarebbe un dovere istituzionale, morale e civile dovuto per garantire la continuità della “trasmissione” della nostra storia alle nuove generazioni.

Percepire e verificare che questo impegno istituzionale è entrato in un processo di forte ridimensionamento generale, amareggia in primis gli addetti ai lavori e quell’opinione pubblica sensibile a questa problematica.

Ci giunge in merito un accorato appello-denuncia della professoressa Cristina Vernizzi, Presidente dell'Associazione Mazziniana per il Piemonte che pubblichiamo integralmente.

Nel ringraziare l’Autrice, per la sua preziosa collaborazione, auguriamo una buona lettura (m.b.).

 

POVERA STORIA …

 

Sono di questi giorni le notizie sulle difficoltà in cui vivono tante importanti Istituzioni che sono la testimonianza e la fonte di notizie per la nostra Storia.

A Torino il Museo di Artiglieria e la sua Associazione Amici, chiedono soccorso ai privati; è poi seguita la denuncia dello storico Barbero, per la situazione in cui sta precipitando l’Istituto di Storia Italiana per il Medio Evo, di Roma, che rischia di perdere la propria sede.

A questi si aggiunge il Museo Centrale del Risorgimento di Roma che non vive di vita migliore. Collocato nel prestigioso Vittoriano, improvvisamente ne è stato sospeso il funzionamento tra il silenzio generale. Ricco di migliaia di cimeli e opere d’arte provenienti da tutte le parti d’Italia, è un vanto per la nostra storia, ma senza una valida motivazione, è chiuso da circa due anni né si sa quando potrà riaprire, con buona pace dei numerosissimi visitatori, scolaresche e turisti che restano bloccati davanti ai cancelli che delimitano il monumento e possono accedere solo alle prime gradinate per affacciarsi su Piazza Venezia.

All’ultimo piano ha sede l’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano: anche questo è stato parzialmente chiuso, attualmente tenuto in piedi da uno sparuto gruppo di studiosi e impiegati che, senza stipendio da cinque mesi, attendono il ritorno alla normalità. Hanno lanciato un drammatico e accorato appello sulla gravità in cui l’istituto si trova, con la circolare n° 1968, che si conclude: “La situazione appare quindi particolarmente grave e necessita di una qualche risoluzione che ad oggi non sembra neppure all’orizzonte, nel silenzio di ogni istituzione politica e culturale”.

A Genova è stata chiusa da qualche anno la casa-museo di Giuseppe Mazzini, mentre gli Archivi Storici, fonte insostituibile per scrivere seriamente la storia, sono spesso privi di mezzi e di personale; a Parma i preziosi documenti risalenti a oltre un millennio fa, sono stati conservati per anni in container in attesa del restauro della sede quattrocentesca dell’Ospedale vecchio.

Da tutto questo è lecito chiederci se non vi sia un qualche sciagurato disegno politico che voglia togliere al nostro Paese la conoscenza della sua Storia, e quindi la sua identità che pure ci è invidiata da tutto il mondo, ma non, evidentemente, da noi “poveri”, in tutti i sensi, Italiani.

Una ultima amara riflessione: tra i numerosi problemi che stiamo vivendo, in fondo che importa di queste gloriose Istituzioni ai nostri politici che forse non hanno mai varcato quelle soglie?

Forse nessuno ha spiegato loro il valore culturale e l’indotto economico che questi soggetti producono sul territorio nazionale ed internazionale e come, con le loro chiusure, venga a mancare la consuetudine a frequentare i luoghi deputati alla ricerca, ma soprattutto la conoscenza di quelle che sono le testimonianze vive del nostro passato.

Cristina Vernizzi

 

Si associa all’appello sopra riportato il Grande Ufficiale Emanuele Bettini con la seguente comunicazione che riproduciamo integralmente (m.b.).

 

Apprendiamo la triste notizia dell'impossibilità di operare con serietà e dignità dell'Istituto per la storia del Risorgimento italiano.

Qui a Cremona e Lodi siamo tutti solidali col personale della Sede Centrale.

È una vergogna che una così nobile Istituzione sia ridotta in una simile condizione...chiediamoci se esiste un progetto politico per la cancellazione della memoria storica. Quando un Paese perde la conoscenza della sua storia, perde la propria identità nazionale… bisogna alzare la guardia perché ciò non avvenga...affinché le nuove generazioni possano capire il sacrificio dei nonni nei tempi passati.

L'inattività del nostro Istituto è umiliante, soprattutto l'impossibilità di reperire fondi per proseguire ogni programma di buon livello...

In questo Paese c'è qualcosa che non va... chi abita la Storia lo capisce subito.

Noi ci impegneremo perché ciò non avvenga.

Ogni azione concordata ci vedrà presenti.

 

Grande Ufficiale Emanuele Bettini

Dr Scienze storiche e diplomatiche

Presidente Istituto per la storia del Risorgimento italiano

province di Cremona e Lodi

Centro Incontri Diplomatici

Viale Trento e Trieste, 33

26100 - Cremona (Italy)

GSM: 0039.3358337699

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Articolo pubblicato il 05/12/2020