… E invece era proprio vero!

Inaspettata conferma di un racconto così esagerato da farne dubitare la veridicità.

Pescatori, cacciatori, sportivi dilettanti, tifosi, politici, giornalisti, persino artisti, filosofi e credenti, ma anche semplici persone senza particolari caratterizzazioni, come la quasi totalità degli esseri umani, quando riferiscono fatti che li vedono particolarmente coinvolti tendono ad esagerarne i tratti salienti, addirittura finendo alcune volte per renderli non più del tutto credibili.

In tale categoria si inserisce il fatto, occorso ad un amico di nome A., che lascio raccontare dalle sue stesse parole:

 

“… spesso mio padre V., cacciatore e ciclista, quando era in compagnia di qualche parente intorno ad una tavola imbandita, verso la fine del pasto e delle libagioni, quando scattava il momento delle confessioni, dei ricordi e della competizione a chi avesse fatto qualcosa di maggiormente memorabile, si metteva a raccontare un episodio della seconda guerra mondiale di cui era stato protagonista.

 

Diceva che un giorno, quel giorno, in paese erano presenti un certo numero di partigiani, compreso lui, scesi dalle montagne per rifornirsi del necessario, quando, ormai troppo tardi, giunse la notizia del rapido approssimarsi di una colonna motorizzata di nemici. Non ci sarebbe stato tempo per sfuggire alla loro incursione e ritornare al sicuro sulle montagne a meno di riuscire a bloccarli sulla strada principale all’ingresso del paese. Così lui decise di fare un’azione che permettesse agli altri di avere il tempo sufficiente per salvarsi. Imbracciata la sua arma salì sul campanile della chiesa e da quella posizione dominante la strada principale attese l’arrivo della colonna motorizzata nemica.

Appena questa giunse a tiro, comincio sparare su di essa con una precisione impressionante, ottenendo il risultato di tenerla bloccata quel tanto che bastò a permettere ai partigiani ed a se stesso di eclissarsi. Poi seguivano tutti i particolari, domande e risposte.

 

E mentre partivano i commenti tra il serio e il faceto dei commensali che come me avevano ascoltato il racconto, mi chiedevo sempre quanto ci fosse di vero e quanto di esagerato in quella storia.

 

Dall’ultima volta che gli avevo sentito raccontare quell’episodio erano ormai passati talmente tanti anni che ormai non me lo ricordavo quasi più, quando un giorno, recatomi al paese, insieme a mia moglie, per accompagnarlo al funerale di un parente (lui aveva ormai evidenti sintomi dell’Alzheimer e non poteva guidare l’auto) stavamo passeggiando vicino alla chiesa lungo la strada principale in attesa che arrivassero defunto e parenti.

 

Ad un tratto incrociammo un signore che aveva più o meno la stessa età di mio padre, il quale dopo averci superati di alcuni passi, si fermò e girandosi verso di noi chiamò mio padre per nome, ad alta voce. Ci girammo a guardare chi fosse colui che stava chiamando e, girati che fummo, non lo riconoscemmo, restando interdetti. Allora egli si avvicinò a noi e, dopo essersi sincerato che fosse proprio lui, si presentò per nome e cognome dicendo che era uno di quelli che aveva potuto salvarsi grazie a quell’azione compiuta da mio padre durante la guerra, confermandola appieno con ulteriori dettagli.

 

Rimasi visibilmente frastornato dalla rapidità dell’evento senza poter far altro che constatare come avesse risolto istantaneamente ed inaspettatamente il dubbio che da molto tempo circolava dentro di me.

 

Quello che mio padre aveva spesso raccontato, e sembrava esagerato o poco credibile, era invece del tutto vero!”

 

Questo il racconto del mio amico.

 

Oggi ho voluto riportarlo solo perché ho avuto notizia che quel signore, suo padre, non potrà più raccontarlo a nessuno.

 

grafica e testo

pietro cartella

 

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Articolo pubblicato il 06/12/2020