Colle di Tenda: non fidarsi dei prestigiatori

Le puntualizzazioni di Paolo Chiarenza

La lettera del signor Chiarenza, a due mesi dagli ingenti danni che l’alluvione ha provocato ad inizio ottobre nell’alta Vermenagna e nel territorio montano della valle Roya, ci riporta ad annose situazioni rappresentate dai progetti a volte avulsi dalla realtà che in tutt’Italia hanno mai visto la concreta realizzazione. Passerelle elettorali, tagli di nastri sul nulla di realizzato, modifiche di progetti per soddisfare le cupidigie correntizie di qualche papavero.

 

Siamo purtroppo il paese di politici mediocri ed incapaci che con i denari pubblici promuovono studi, progetti, convegni e poi tutto tace. Anno dopo anno ci siam ridotti a cenerentola d’Europa con opere  pubbliche carenti ed inadeguate che allargano il gap nei confronti dei Paesi confinanti. Nei fatti così puntigliosamente  descritti, intravedo, nello scritto di Chiarenza, una cocente delusione per gli odierni politicanti del cuneese che a Roma ed a Bruxelles non sono mai stati in grado d’imporsi e di conseguire risultati tangibili per il territorio di riferimento. Non mi soffermo ancora su quanto puntigliosamente riportato.

 

Torno alla memoria e ricordo l’epoca di Adolfo Sarti, Giovanni Falco, Antonio Giolitti, Vittorio Badini Confalonieri ed Aldo Viglione. Erano politici realizzatori e conseguivano risultati, perché ci credevano e si impegnavano. Sui figuri da lui mirabilmente citati, stendo un velo pietroso e guado preoccupato al futuro. Sempre se si sceglierà un progetto cantierabile, in tempi di realizzazione definiti e rispettati, per il nuovo Tunnel di Tenda, siamo sicuri che i Francesi continueranno ad accettare il transito dei nostri TIR in valle Roya e che, nonostante gli investimenti, la Cuneo Nizza possa diventare una linea internazionale e non un ramo secco ove le mussoliniane “Littorine” raggiungano la velocità stratosferica di 40 km. Orari?

 

Ma la credibilità internazionale dovrebbe comprendere anche  intese e verifiche nel merito dei progetti, o sbaglio? Grazie sig Chiarenza  per l’attenzione  che sta dimostrando a  Civico20News

 

“Egregio Direttore,

un prestigiatore del governo, il ministro dei Trasporti De Micheli, ha tirato fuori dal cilindro una nuova idea per il traforo del Tenda: ulteriore sostanziale cambio del progetto con tunnel di oltre cinque chilometri a quota bassa. A questo annuncio si è levato pressochè unanime un coro di meraviglia – ohhhhhhhh! - e di consenso. Questa ultima folgorazione – ripassiamo un po’ di storia - si manifesta dopo trent’anni da quando nell’agosto 1990 la Giunta provinciale di Cuneo, guidata da Giovanni Quaglia, decise di procedere a stilare un progetto di un nuovo tunnel di Tenda parallelo all’attuale, d’intesa con l’ANAS Piemonte (con la quale da tempo la Provincia di Cuneo collaborava fornendo progetti), attivando la propria Sezione Progetti Lavori Speciali diretta dall’ing. Giuseppe Vassallo.

 

Nel gennaio 1991 si tiene a Limone la prima riunione plenaria di qualificati ingegneri e geologi di Stato italiani e francesi, ANAS e D.D.E., dove unanimemente viene confermata soddisfazione sul progetto dell’ing. Vassallo, individuato in “alto” a quota 1.300 metri. Ne risulta un tronco esente da danni e impatti ambientali, e da penalizzazioni sulle aree di sviluppo di Limone, costruibile con notevole risparmio finanziario rispetto ad una soluzione di tunnel più basso della lunghezza di oltre cinque chilometri, con costi di esercizio ben minori (inferiori alla metà) e con sensibili recuperi anche sui tempi di messa in esercizio (infatti, rispetto ad un tunnel sostanzialmente più lungo, il ciclo progetto- approvazione-appalto-costruzione, è ridotto di almeno due anni), pertanto ne risulta una opzione con un alto rapporto benefici\costi. L’unica opposizione è espressa dal sindaco di Tenda sen. Josè Balarello, che invoca per “buon senso” un traforo a quota 1.100 metri, “ perché nella valle l’inverno è particolarmente nevoso”. In realtà, la sua opposizione è di natura politica, mira a raccogliere più facilmente il traffico su Tenda.

 

Il progetto di massima avanzato, cantierabile, con alcuni aggiustamenti proposti, è presentato a Cuneo nel novembre 1993. L’obiettivo di base è un tunnel parallelo all’attuale per un itinerario interregionale, con prevalente traffico turistico-commerciale. L’indagine comparativa con una soluzione “bassa” mette in luce in questo caso alla testata nord italiana una considerevole difficoltà a fornire il necessario impianto stradale di accesso per gli spazi utili molto ridotti e per la presenza di urbanizzazione. Inoltre è un rischio per la presa d’acqua dell’Acquedotto delle Langhe nel sottostante tunnel ferroviario, che drena tutte quelle acque. L’ANAS considera il progetto preliminare dell’ing. Vassallo sostanzialmente ammissibile.

 

Il progetto della Provincia di Cuneo viene acquisito come base dalla Commissione Intergovernativa Italo-Francese per il collegamento Cuneo-Nizza. In sede di esame vengono ritenute necessarie alcune varianti, soprattutto per ciò che riguarda l’imbocco lato Francia. Su questa base di partenza gli studi del tunnel vengono in seguito condotti, nel quadro specifico di una convenzione del 1995 con la Commissione Intergovernativa, dalla Sitraci per la parte italiana e della CETU per la parte francese.

 

Negli anni successivi hanno luogo miglioramenti delle vie di accesso, nuove condizioni europee di sicurezza, ottimizzazione dei costi, costituzione di una committenza unica per la costruzione e la gestione futura delle opere, predisposizione degli impegni finanziari, proposta di utilizzo e ampliamento del vecchio traforo, il “fasaggio” della realizzazione del nuovo tunnel, questione di evacuazione del materiale di scavo, e infine la discussione per due nuove soluzioni relative a un solo tunnel a fianco dell’attuale o a due canne a quota di poco inferiore, al fine di eliminare alcuni tornanti sul versante francese. In tutto questo la Francia sa fare sempre i propri interessi a seconda delle circostanze, e ce li impone: traforo di Tenda quando e come vuole, collegamento attraverso il Mercantour quando vuole, idem per la ferrovia Cuneo-Ventimiglia.

 

Dopo tutti questi fatti susseguenti all’accordo definitivo sul progetto firmato nell’aprile 2005, si aggiungono le Conferenze dei servizi, la Convenzione, la ratifica da parte dei parlamenti italiano e francese, nonché i pareri del ministro degli Interni e di quello dei Trasporti sul trattato internazionale. Nel 2015 finalmente iniziano i lavori di scavo della nuova galleria sul versante italiano. Nel frattempo si chiede di rivedere il progetto che riconduce negli intenti al progetto dell’ing. Vassallo: un nuovo tunnel solo, quello nuovo, riadattato per consentire il traffico nelle due direzioni, mantenendo il vecchio tunnel a scopi turistici e di sicurezza. Perfino Pro Natura e Legambiente sostengono questa tesi, sostenuti da Confindustria Cuneo pur di andare avanti speditamente nella realizzazione dell’opera. La proposta è accettabile, se non va fuori tempo massimo. Ma l’ANAS non è d’accordo a nuovi cambiamenti. Dal 2018 però tutto è bloccato.

 

A questo punto arriva l’ultimo recentissimo colpo di prestigio del ministro De Micheli, che comporterebbe un cambiamento radicale del progetto. Non si tiene conto che finora sono stati spesi solo per i lavori realizzati dall’impresa 32 milioni di euro. Per finire la nuova galleria mancano km. 1,7 su 3.300. Senza altri intoppo, se si continuasse l’attuale progetto servirebbero altri 11 anni di lavori con costi evidentemente crescenti. E poi una nuova improvvisata scelta a quota bassa sarebbe realizzabile solo mediante “project financing”(investimenti privati) e pertanto a pagamento. In più si rinvierebbe la proposta della nomina di un commissario straordinario che abbia poteri speciali e possa determinare un nuovo iter operativo decisivo e semplificato (quella del commissario è una proposta già avanzata, purtroppo senza esito, all’inizio dell’anno dal governatore Cirio).

 

Dopo anni e anni di studi, progetti e discussioni, nonchè adeguamenti e revisioni, dissensi politici e contenziosi giudiziari, ostacoli burocratici e condizionamenti francesi, aleatorietà di finanziamenti e alluvioni, ci si rende conto a cosa andiamo incontro, in termini di tempi di realizzazione, con questa nuova sortita da prestigiatori? E’ la solita incapacità del nostro sistema a decidere e perseguire gli obiettivi. Sono le solite contraddizioni della classe politica cuneese che si inventa sempre di ricominciare tutto da capo e non porta mai a termine nulla.”

 

 

Paolo Chiarenza - Busca

(ex consigliere provinciale di Cuneo)

 

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Articolo pubblicato il 05/12/2020