La grande caserma

Tre profonde riflessioni da considerare attentamente

Notizia di questi giorni: il Viminale schiererà una wehrmacht di 70.000 uomini per controllare che nel periodo festivo gli italiani non facciano i furbi e rispettino il confinamento imposto da Conte. Non si sa bene se in questo corpo d’armata sanitario saranno compresi anche militari, oltre alle normali forze di polizia, ma si sa che avranno ordini feroci e dovranno operare con il “massimo rigore”, dotati di mezzi terrestri, aerei e marittimi. Il linguaggio bellico del governo, ripreso dalla compiaciuta comunicazione di regime, si è fatto più truce: non si tratta di una notizia ma di una minaccia, un randello mediatico alzato sulla testa degli italiani.

Ho una certa età, e non avevo mai sentito simili parole da epoca mussoliniana. E la cosa mi sconvolge, come penso sconvolga quella piccola parte di italiani non ancora preda dell’isteria covidaria e memore di una cosa chiamata Costituzione, fino a qualche anno fa definita da qualcuno “la più bella del mondo”, un qualcuno che, incassati i proventi dei suoi spettacoli, oggi è scomparso dalla scena del dibattito comico-politico. Ho vissuto tempi in cui solo a ipotizzare l’impiego di polizia ed esercito nelle strade -per qualsiasi motivo, anche giustificato-  avrebbe scatenato l’allarme democratico e riversato migliaia di manifestanti nelle piazze. Oggi nessuno muove.

Comunque, attenti alle prossime settimane: se guardate in terra vedrete posti di blocco, se guardate in cielo vedrete droni volteggianti, se guardate in mare vedrete barconi di clandestini. Buone Feste.

 

Un ricordo di scuola

 

L’Istituto storico della Resistenza di Alessandria, in collaborazione e con il sostegno del Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio Regionale - presieduto dal presidente del Consiglio Stefano Allasia e dal vicepresidente delegato Mauro Salizzoni -  ha realizzato un cofanetto che contiene una chiavetta Usb con una video intervista realizzata a Nuto Revelli nell’aprile 2001. Il documento, intitolato “La guerra di Nuto…E Nuto racconta”, sarà recapitato alle scuole e alle biblioteche della provincia di Alessandria (e a quelle che ne faranno richiesta) e potrà essere utilizzato nelle iniziative culturali e didattiche che si svolgeranno sul territorio.

Niente da ridire, ovviamente: ogni politico spende i soldi pubblici come ritiene. Solo un piccolo ricordo personale sul personaggio inserito in chiavetta risalente ai miei anni di liceo. Primi anni settanta: si era in pieno delirio di sinistra, e il liceo di Cuneo invitò Nuto Revelli a parlare a una nutrita folla di studenti. Il tono e le argomentazioni (di alcune preferisco tacere) del partigiano-scrittore furono così fastidiosamente retorici e arroganti, nel più perfetto stile resistenzial-sinistrorso, che sollevarono l’indignazione di molti di noi. Il giorno dopo alcuni si iscrissero al Movimento Sociale altri, più moderati, come chi scrive, al Partito Liberale sulla considerazione di dover difendere noi stessi e gli altri da tanta ostentata e aggressiva intolleranza. Quando si dice l’intelligenza della sinistra...

Ecco perché oggi, di fronte all’iniziativa regionale, è forse lecito chiedersi se fosse il caso, fra i tanti meravigliosi resistenti democratici, andare proprio a scegliere quel nome per portare nelle scuole un messaggio di impegno e di tolleranza.

 

Morto che cammina

 

Non si sa come andrà a finire in Parlamento questa settimana, ma la maggioranza che governa (?) il paese è ormai in avanzato stato di decomposizione. MES sì, no, forse: in fondo non ha importanza che cosa si deciderà circa la riforma di quello strumento, l’importante è che l’Italia non ne chieda l’utilizzo, pena la perdita definitiva della sovranità economica, che poi comporta la perdita anche di quella politica. E’ possibile che Conte riesca a rabberciare una vaga maggioranza di poltronisti, ma resta il fatto che quella non sarebbe comunque una maggioranza, bensì un morto vivente. Un ectoplasma di maggioranza divisa su tutto e affetta da totale impotenza decisionale.

Un voto dettato solo dalla paura del ritorno a casa è un certificato di morte politica e non si comprende come Conte possa dire che ha con sé un vero sostegno parlamentare, anche se dall’inizio del suo doppio mandato ha detto tutto e il contrario di tutto, e ultimamente, comparendo sempre mascherato, gli è stato anche più facile. Il suo governo sta in piedi solo grazie a due protesi: il poltronismo di cui si è detto e il terrorismo pandemico, due fattori di cui non è certo possibile vantarsi.

A questo punto, il Presidente della Repubblica ha di fronte due situazioni costituzionalmente rilevanti: una maggioranza parlamentare che non corrisponde più al sentimento politico del paese e un governo che non riesce più a svolgere le sue mansioni in quanto non più supportato da quella ipotetica maggioranza. Non è sufficiente per una decisione presidenziale che ponga fine a questa agonia dell’esecutivo e della nazione?

 

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Articolo pubblicato il 07/12/2020