Torino. Il sindaco è ancora nella nebbia

Le variabili geometriche del voto

Siamo da poco entrati nella zona gialla, con in vista le vacanze blindate di Natale e  dovremo subire/osservare prescrizioni di cui è difficile tenere la conta. Ma ci sono, ed i morti  in Piemonte hanno superato la soglia delle 7100 unità. La gente vorrebbe serenità e libertà, ma i cittadini più accorti sono spaventati. In questi giorni, con l’interesse popolare al minimo, sono ripresi stucchevoli passi di danza tra i partiti che vorrebbero tornare in scena da protagonisti e non da comparse, nella corsa per il rinnovo del consiglio comunale di Torino.

Le elezioni comunali non rappresentano la priorità del giorno, anche se siamo tutti, con particolare riferimento alle nostre attività e stili di vita, adirati per la nullità del suo ruolo e le scelte pericolose e deleterie per il futuro della città, operate da Chiara Appendino. Un candidato sindaco che, con serietà ed avvedutezza si proponesse di stracciare nei primi cento giorni del mandato, le sciagure perpetrate dalla svolazzante Chiara, potrebbe  già ottenere, in partenza una positiva attenzione.  Nell’analisi di quel che sta succedendo, iniziamo  dai potenziali perdenti. I grillni si rimetteranno, come al solito a consultazioni on line, per poi decidere, con il lavorio sotterraneo della sindaca che ha dato forfait per una nuova investitura, chi potrebbe risultare il prescelto. Pare che da quelle parti siano già partite botte, ma, per il rispetto che si deve a chi, in teoria vorrebbe andare oltre gli stereotipi, aspettiamo a fine gennaio per leggere programma, squadra e nome dei candidato sindaco indicato.

Le notizie di maggior spessore giungono dal centro sinistra. L’anno prossimo si ricorderà il centenario delle scissione di Livorno che ha portato alla nascita del Partito comunista Italiano. Cent’anni con cambi di sigle, di casacca e di slogans, non  sono bastati ai legittimi eredi, per dissipare l’eterna ambiguità dei compagni tra massimalisti e riformisti. In più, almeno sul piano dell’immagine, si presentano agguerriti, nello nostra città, coloro che vorrebbero da subito, o in occasione del ballottaggio l’union sacrèe con i grillini e l’estrema sinistra di LeU. Mentre altri intendono rimanere nell’alveo del partito considerandosi antitetici ai grillini ed estremisti di varia provenienza. Confusione totale!

Uscito di scena il preside di Architettura, la voce è passata allo scannatoio correntizio con una Giovanna d’Arco come Gianna Pentenero che invece di riflettere sulle cocenti sconfitte subite nella città delle noccioline, cerca la rivincita alla faccia dei torinesi. Ma il volto più autorevole che avrebbe fatto il beau geste, ossia il Professor Salizzoni attuale vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte e propenso a coltivare la sinistra plurale, è stato bellamente invitato ad uscire di scena, dal gruppo consigliare PD al Comune.

Salizzoni, per la sua collocazione ideologica non é certo critico verso  l’estrema sinistra e gli elettori grillini da recuperare, data per scontata, la batosta della loro lista, in vista del ballottaggio. Al momento, in attesa di sapere se si terranno le primarie o si giungerà ad un patto compromissorio tra le correnti del partito, ribadisce la sua candidatura il professor Lo Russo, attuale capogruppo del PD e assai critico verso grillini e sindaca.

Mentre le correnti vanno al di là del candidato sindaco, ma già pensano alla  lista per il consiglio, la giunta ed Enti di prestigio oltre al Comune, a rompere  le uova nel paniere, s’impone l’ingombrante consigliere regionale del LeU Marco Grimaldi. Costui rivendica la partecipazione alla stesura del programma,  con candidati consiglieri  al seguito e già storce il naso sul Lo Russo che dalle prime  dichiarazione vorrebbe mirare a favorire le attività economiche finalizzato alla ripresa post Covid di Torino, dopo la ventennale stagnazione.

Nel centrodestra la lotta rusticana è ancora al di là da venire. Il candidato Civico proposto inizialmente dalla Lega, dopo lungo silenzio, si è palesato. Si tratta di Paolo Damilano, impegnato in diverse attività nel campo agroalimentare e vinicolo. Pare voglia sganciarsi dalla gogna dei partiti e correre all’insegna dello slogan e programma denominato “Bellissima” per significar come vorrebbe trasformar Torino. Intanto gli alleati del centro destra, al momento non smaniano nel sostenere un candidato che gode di bassi indici di popolarità.

Forza Italia lancia  una candidata competente, Claudia Porchietto, la cui discesa in campo non gode dei favori di qualche zitellone/a del partito, ma lei che è molto popolare a Torino e potrebbe avere le chanches opportune.  Occorre attendere   la conclusione del tavolo romano del centro destra con riguardo ai pesi e contrappesi che giungono  da altre città in cui si volta per sindaco e consiglio comunale. A parole in ogni contesto potrebbe emergere il candidato che, a prescindere  dalla matrice partitica, possa considerarsi di area con un bagaglio di notorietà certa. Staremo a vedere.

Mai come nelle prossime elezioni, le dispute ideologiche interessano a pochi. Chiara Appendino è un nome ed un’esperienza da cancellare.

Cosa cerca la gente? Servizi efficaci e certi, stabilità, lotta al degrado e vita dignitosa nelle periferie. In poche parole, progresso che significa vivibilità, lavoro e rinascita di iniziative private affossate o agonizzanti, fuggendo dagli estremisti ed i parolai che poi condurrebbero la giunta a morte sicura. Quali saranno le prossime mosse delle coalizioni e chi terrà conto delle dinamiche elettorali? Se il centro sinistra torinese si lascerà ancora contaminare dai diktat distruttivi di Ariaudo e Grimaldi di LeU, percorreremo la continuità del degrado degli ultimi vent’anni. Becero statalismo, stop all’ampliamento ed insediamento di nuove attività manifatturiere ed iniziative internazionali volte a far decollare la città.

Come pure se il Centro destra si affiderà a un candidato nato da compromessi romani, si ritornerà alle pagine indecorose del passato, con il Buttiglione di turno. Prevarrà  di fatto la disaffezione dei partiti della coalizione, verso il tentativo del candidato sindaco.

I torinesi, senza bavaglio ideologico, mirano alla concretezza ed alla ricerca del voto utile. Lo hanno chiaramente espresso le madamine del raggruppamento che ha compendiato nel libro “Esageruma nen” le esigenze primarie di una città in ginocchio. Ieri nel corso di un Sit In a sostegno della Tav, a chi chiedeva conferma di un’eventuale accasamento a sinistra con l’appoggio a scatola chiusa ad una coalizione ove Grimaldi e compagni potessero dettare legge e cassare ogni politica di sviluppo, Giovanna Giordano Peretti, ha risposto un convinto e sonoro no. Prima si capirà se esiste lo spazio vitale e poi si deciderà che fare, è il suo stringente e valido ragionamento

Per cui, al momento, il cittadino deluso o non convinto da uomini e programmi degli schieramenti, dove potrebbe dirottare il suo voto? Oltre alle madamine, in attesa di capire cosa si stia veramente delineandosi?  C’è la Lista SITAV SI Lavoro dell’irrefrenabile Mino Giachino, il cui programma è già stato presentato in qualche iniziativa, compatibilmente con  i rischi pandemici. Quale scenario siamo in grado di preconizzare?

E’ facile preveder che il sindaco non ottenga subito oltre il 50% dei suffragi e si arrivi il ballottaggio. Così per fare un riferimento, le due coalizioni con maggior numero di voti, si contenderanno la carica. Le liste singole, potranno ufficialmente apparentarsi con una delle due e favorirne la vittoria. Così il boccino torna al centro ed anche le fortune elettorali di Giachino, o liste analoghe forse in gestazione.

Intanto ieri mattina nella già citata manifestazione di Piazza Castello Mino Giachino ha sostenuto:”. Torino sarà bellissima per pochi se non ripartirà la crescita economica e non si uscirà dal Declino iniziato dieci anni fa. Noi SITAV SILAVORO vogliamo ridare una speranza a tutta la Città , a partire dalla Metà della Città che stava male nel 2012 quando lo denuncio l’Arcivescovo NOSIGLIA e che oggi sta molto peggio a partire dal commercio, dai bar, dai ristoranti ,dalle pizzerie alle Partite IVA e ai pensionati con la pensione minima.” Per poi concludere, togliendosi qualche sassolino dalla scarpa:

“Chi non ha il coraggio di parlare delle difficoltà economiche di Torino non dà alcuna garanzia del rilancio economico della Città . 

Chi non si batte concretamente , mettendoci la faccia nelle piazze , per il rilancio economico che non potrà mai venire da solo , non da risposte interessanti per la metà della Città che sta male.

Con la TAV e le altre opere TORINO ritornerà ad essere dentro lo sviluppo economico europeo, ritornerà ad attrarre interesse e investimenti esteri e lavoro. 

Il nostro obiettivo è quello di far diventare TORINO la capitale del lavoro del futuro, creativo , digitale, intelligente..

Se al cantiere di Chiomonte venisse impedito di proseguire i lavori il TUNNEL verrebbe costruito tutto dalla parte francese con perdita di almeno mille posti di lavoro dalla parte italiana”.

Chi vivrà vedrà, ma ieri i messaggi e le schermaglie sono già entrati nel vivo. Chi marcherà la sua presenza, in risposta o sintonia con le stringenti argomentazioni di Giachino e di Giovanna Giordano Peretti?

Se ci sei, batti il colpo!

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Articolo pubblicato il 14/12/2020