Governo, la verifica dei gigioni, in attesa di Renzi. Intanto il M5S ha incassato il vergognoso accordo dell’acciaio di Stato a carico del contribuente

Sono tutti incollati alla poltrona. Chi e cosa potrà mai schiodarli? Forse….

Dopo le baruffe nella maggioranza contro la pretesa di Conte di gestirsi in proprio i miliardi del Recovery Fund, nel pomeriggio di ieri si è avviata la verifica di facciata tra i litigiosi omuncoli della maggioranza di governo. Domani toccherà a Renzi. Sono già stucchevoli le prime dichiarazioni rilasciate.

Il segretario del Pd Nicola Zingaretti al termine del vertice con il premier Giuseppe Conte ritiene che l'azione di questo governo debba andare avanti. "Credo sia stato un incontro molto utile, che ha ripreso lo spirito dell'incontro tra i leader del 5 novembre. L'incontro ha "ripreso lo spirito iniziato a Palazzo Chigi il 5 novembre, cioè di mettere sul tappeto i temi e i nodi per un rilancio dell'azione di governo: dai temi dell'agenda sociale, del lavoro, del rilancio delle imprese, anche la grande questione della sanità, in uno spirito per quanto ci riguarda molto costruttivo", spiega Zingaretti.

La delegazione del Movimento 5 Stelle che ha visto Conte nel pomeriggio era composta dal capo politico Vito Crimi, dal capodelegazione Alfonso Bonafede, dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio, dal ministro per lo Sviluppo Economico Stefano Patuanelli e dai capigruppo alla Camera e al Senato L'incontro è durato quasi tre ore.

"Abbiamo affrontato il tema che riteniamo surreale del rimpasto ribadendo che da parte nostra non c'è nessuna disponibilità. Di rimpasto non si discute". Lo dice il capo politico M5S Vito Crimi parlando dopo l'incontro con Giuseppe Conte. Sul Recovery Fund "abbiamo cercato di far capire come sia necessario che tutti i ministeri siano coinvolti", aggiunge.

Domani alle 13 sarà a volta del leader di Italia VivaMatteo Renzi che incontrerà il premier, insieme alla delegazione del suo partito, a Palazzo Chigi.

Pronunciare la parola rimpasto provoca pruriti. Ora toccherà a Renzi, giocare la partita decisiva. I commenti li faremo a fine corsa.

 

Intanto è passato sotto sordina il vergognoso accordo orchestrato dai grillini per ritornare all’acciaio di Stato, inconcludente ed oneroso per i contribuenti. Tutti argomenti che lasciano nella totale indifferenza il partito di maggioranza in Parlamento ed in assoluta minoranza nel Paese. Ma, come si evince dalle dichiarazioni di Zingaretti il PD è ormai disposto a trangugiare tutto, all’infuori di abbandonare le comode poltrone ministeriali.

 

Costerà ai contribuenti 1,1 miliardi l’ingresso dello Stato nella acciaieria Ilva. E’ l’iceberg di un meridionalismo sfacciato ed accattone, il risultato dell’accordo, del 10 dicembre, tra Invitalia (cioè lo Stato) e la multinazionale dell’acciaio ArcelorMittal, che resterà comunque nell’Ilva con il 40% di azionariato. La ArcelorMittal si era impegnata, con contratto vincolante, a investire 4,2 miliardi nella acciaieria a ciclo continuo più grande d’Europa. Soldi esclusivamente della multinazionale, ora, invece, con l’entrata dello Stato, si impegneranno anche soldi pubblici, quelli del cittadino contribuente.

 

Per questo nuovo aggravio, dobbiamo ringraziare il M5S che ha condotto una campagna per la chiusura dello stabilimento tarantino, dimenticando che l’Italia è un paese le cui esportazioni sono per il 52% metalmeccaniche e l’82% della produzione definita ad alta e medio/alta tecnologia è di origine metalmeccanica, vale a dire che c’è bisogno di acciaio.

 

Nell’accordo Stato/ArcelorMittal si prevede un piano di risanamento ambientale, già inserito nel programma della ArcelorMittal che aveva impegnato per la bonifica 1,2 miliardi di euro. Soldi della società non del contribuente.

Nel nuovo piano dell’Ilva di Stato, si prevede l’attivazione di un forno elettrico al posto di quello che utilizza il carbone. Bene, ma dove si prende l’energia meno inquinante per produrre quella elettrica? Dal metano? Cioè dai condotti metaniferi del Tap (Trans Adriatic Pipeline) che il M5S voleva chiudere?

 

Non si lamentino i cittadini della carenza di scuole e ospedali, perché i soldi destinati ad essi vengono bruciati nell’altoforno della acciaieria di Stato tarantina. Il saccheggio dei levantini.

Stampa solo il testo dell'articolo Stampa l'articolo con le immagini

Articolo pubblicato il 15/12/2020