La bellezza interiore e la fisiognomica

Dopo un’indagine sulla bellezza matematica e la sezione aurea, un viaggio verso la bellezza dell’anima

In questo momento storico molto buio, solo il riappropriarsi della bellezza nella sua totalità, potrà tornare a incanalare la razza umana verso uno sviluppo più meditativo, riguardoso e lucente. Deve accadere in fretta, poiché è notte da molto tempo ormai.

Dopo un precedente viaggio tra le regole cosmiche della bellezzamatematica”:

https://www.civico20news.it/sito/articolo.php?id=39405

in questo contesto si intende soffermarsi su una bellezza più astratta, che si percepisce attraverso una diversa combinazione dei sensi: la bellezza interiore e i risvolti dell’anima.

Ma cos’è la bellezza?

Da dizionario:

la bellezza è un concetto legato all’insieme di qualità, percepite tramite i cinque sensi, che suscitano sensazioni piacevoli attribuite a elementi dell’universo osservato (oggetti, persone, suoni, concetti…), che si colgono all’istante, si sviluppano e si collegano con un contenuto emozionale positivo, scaturito da un inconscio confronto.

Di seguito, occorre distinguere tra bellezza soggettiva e bellezza oggettiva. Quest’ultima è stabilita da un insieme di regole sancite da proporzioni, simmetrie e quozienti numerici o geometrici precisi, indipendenti dall’influenza del gusto personale. La bellezza soggettiva invece è quella legata al senso estetico del singolo individuo.

Occorre specificare che alcune interferenze possono parzialmente condizionare la bellezza, a seconda dell’epoca e della cultura a cui si presenta in quel periodo storico.

La bellezza comunque si manifesta sempre con intrinseca armonia, suscitando sensi di attrazione, desiderio, salute, piacere e intelligenza. Sensazioni che vengono stimolate anche in presenza di una bellezza percepita da altri processi di attenzione: la bellezza interiore.

Come si può definire la bellezza interiore?

Può essere descritta come un insieme di piacevoli percezioni, profonde e positive che definiscono il carattere di una persona (e di un animale), ne svelano la sua interiorità e i risvolti emotivi, mistici ed esoterici custoditi nell’anima.

È un insieme di affabili intimità che distinguono e diversificano ogni essere vivente. Si lasciano identificare tramite l’osservazione delle manifestazioni esteriori della persona, ma per lo più si diffondono spontaneamente, fino alla emissione di fluidi e di onde morfogenetiche che interagiscono tra soggetti sensibili, lasciando percepire un livello di bellezza interiore propria dell’individuo, oppure dell’opposto, che risiedono nella coscienza.

“È strano che non si organizzino dei concorsi di bellezza interiore”

(David Grossman)

La bellezza interiore, teoricamente non è collegata ai canoni della bellezza esteriore, poiché va oltre le apparenze. A questo proposito però, nel V secolo A.C. il filosofo Aristotele attribuiva relazioni tra l’aspetto di una persona e il suo carattere: “è possibile infierire il carattere delle sembianze se si dà per assodato che il corpo e l’anima vengano combinati assieme da influenze naturali”.

Albori della fisiognomica, disciplina che sostiene di poter dedurre la moralità di una persona dal suo aspetto fisico; si diffuse nel Rinascimento, Leonardo e Michelangelo ne erano appassionati.

A partire dal XVI secolo, la fisiognomica fu talmente popolare da essere insegnata nelle università fino ad essere applicata alla criminologia forense da parte dell’antropologo Cesare Lombroso, allo scopo di prevenzione dei reati. La fisiognomica poi influenzò altri campi meno scientifici, soprattutto la letteratura, da Honorè de Balzac a Charles Dickens, senza mai andare in prescrizione, tanto che, anche nelle favole, il “cattivo” non gode mai di un bell’aspetto. Retaggi della storia e dell’immaginario che hanno fatto danni e in buona parte sono stati smentiti con l’andar del tempo, anche se il pregiudizio basato sull’estetica è ben lungi dall’essere decaduto.

Inoltre, mentre i canoni della bellezza esteriore la rendono facile da valutare, la bellezza interiore ha un intimo patrimonio soggettivo. I parametri di valutazione in grado di stabilire il livello di “bontà” riconosciuta, sono legati al comportamento del singolo entro le variabili stabilite dalle leggi vigenti in una società, piuttosto che un’altra.

La bellezza interiore è subordinata all’apparenza

Dunque, la bellezza interiore di una persona, se libera di regole restrittive, si può definire come la più vera e apprezzabile bellezza della persona che coinvolge il modo di essere, di pensare, di fare e di manifestarsi, agendo maggiormente con risposte di cuore e di pancia, piuttosto che di cervello.

La cultura occidentale però, dominata dalle leggi di mercato e di consumo, ci spinge sempre più a ricercare la bellezza esteriore, tralasciando spesso l’aspetto interiore e la spiritualità che ne impreziosisce l’animo, principale qualità di ogni soggetto.

Da un punto di vista artistico, il pensiero religioso e laico hanno sempre privilegiato abbinare la divinità o la virtù, con la piacevolezza che suscita un’icona dotata di una bellezza esteriore. Non sempre corrisponde a verità, ma da sempre, difetti fisici o malformazioni, altrettanto spesso sono stati a torto abbinati a una antitesi della bellezza interiore.

“Non è una deformità del corpo a rendere brutta l’anima, ma è la bellezza dell’anima a far bello un corpo”

(Seneca)

Nella nostra società, l'utilizzo sistematico della bellezza come mezzo di promozione è oggetto di dibattiti intellettuali su pregiudizio, etica e diritti umani. L’impiego persuasivo dell’estetica a fini commerciali e propagandistici, e il  suo riproporsi che esalta una percezione materialista, piuttosto che virtuosa della bellezza è comunque una scelta acquisita, desiderata e vincente.

Valutazione e coabitazione delle bellezze.

“Sono attratto dall’intelligenza come se fosse bellezza e dalla bellezza come se fosse intelligenza”

(Richard Krause)

Dunque si presenta un dubbio: la bellezza “estetica” che si rifà ai regolamenti della natura, convive con la bellezza “etica” interiore? Sembrerebbe di sì, ma l’estetica pare prevalere sulle interiorità. Storicamente, gli esseri umani hanno sempre scelto il loro partner per lo più in base a parametri di bellezza “esteriore” equivalenti. In questa scelta quasi ancestrale, la bellezza interiore, non è esclusa, ma è valutata in un secondo tempo. È altresì raro imbattersi in coppie caratterizzate da valori di bellezza oggettiva drasticamente opposti.

Per quanto ci è dato conoscere i misteri del regno animale, anche in questo caso la prestanza fisica e l’estetica paiono essere privilegiate. Nella stagione degli amori, i maschi non solo si sfidano in confronti fisici, ma si “fanno belli” e le femmine, alle quali spesso spetta l’ultima parola, solitamente scelgono in base alle manifestazioni di superiorità, anche esteriore.

Poco ne sappiamo di bellezza interiore relativa agli animali, ma le bestie domestiche spesso ci dimostrano una profonda interiorità. Nel caso degli animali da compagnia, l’essere umano molte volte predilige il carattere dell’animale, piuttosto che le qualità estetiche. È un caso anomalo che meriterebbe di per sé un certo approfondimento.

“È solo per ridicola vanità se l’uomo si attribuisce un’anima di specie diversa da quella degli animali”

(Voltaire)

Sia la bellezza esteriore che la bellezza interiore sono stati pane per filosofi d’ogni epoca; dapprima Platone con la “visione interiore” che genera il bello mutandolo in “vero”, condivisa da Aristotele, in quanto “percepito dai sensi”. Nel tardo impero romano il filosofo Plotino posizionava il bello “nel regno delle idee” da cui si manifesta e genera opere nel “mondo reale”. In epoca moderna, da Giambattista Vico agli illuministi, la diatriba tra bellezza esteriore e bellezza interiore è stata palestra per ogni pensatore, influenzando un meditare che ha generato frasi, motti e aforismi, da Sant’Agostino a Oscar Wilde, e anonimi proclami oggi molto in voga sui social network.

“La vera bellezza sta nella purezza del cuore”

(Mahatma Gandhi)

Nel nostro linguaggio parlato, definire una persona “bella dentro” è una valutazione frequente. In chiusura di questa passeggiata in bellezza, filosofeggiare su questo modo di dire calza a pennello: è un sistema per trovar del buono in una persona non proprio attraente? È una qualità aggiunta ad una persona già rappresentativa? È una percezione o una gentilezza? È questo, codesto e quello? Il dibattito è aperto; l’argomento è infinito.

“Sii sempre la miglior versione di te stesso e non la brutta copia di qualcun altro”

(Judy Garland)

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Articolo pubblicato il 18/12/2020